Immagine: @courtesy Archivio Saglietti
C’è un viaggio che inizia oggi 14 novembre a Genova, a palazzo Grillo, un viaggio all’indietro, un viaggio in un passato necessario per guardare al presente, e al futuro. Un viaggio a passo d’uomo in cui l’importante non è solo guardare ma anche vedere, e col vedere il sentire, conoscere, capire, fermarsi e riandare.
È un viaggio attraverso quasi 50 fotografie, tutte stampe originali in bianco e nero, lungo le pareti di sei stanze di palazzo Grillo, e ci conduce per mano l’autore di questi scatti, Ivo Saglietti. È una mano tanto metaforica quanto reale quella a cui alludo, perché Saglietti accompagna attraverso le sue opere grazie alla sapienza, lo sguardo, la tecnica, l’empatia, la forma e il tempo che ha impiegato per farle: cattura lo sguardo della visitatrice o del visitatore e lo trattiene il tempo necessario per vedere, per capire quel che lui ha visto e quello che i soggetti fotografati hanno voluto far vedere, e poi lasciarlo verso lo scatto successivo. Da non perdere il video, proiettato in una piccola sala prende e trascina ancora più lontano lungo questo tragitto.
Così, a un anno dalla sua scomparsa, una mostra retrospettiva ricorda questo grande fotografo che aveva eletto Genova come luogo in cui vivere e dove ora ha sede l’Archivio Saglietti APS.
È una esposizione importante per studiosi e appassionati di fotografia, perché dà la bellissima occasione di vedere riunite tante immagini di Saglietti, scatti che per decenni abbiamo visto esposti qui e lì in mostre nel mondo, che abbiamo ammirato vincitori e menzionati in premi di grande rilevanza, come il World Press Photo Award; è una esposizione importante anche per avvicinarsi per la prima volta a questo maestro e conoscerlo.
Conoscere Saglietti o ritrovare Saglietti significa farsi portare da lui, con la giusta lentezza, incontro a volti, persone, bambini soprattutto, che vivono lottando, vivono scappando, vivono per ricordare, farsi ricordare attraverso le proprie lotte. Il suo lavoro si è svolto principalmente all’estero tra guerriglie e manifestazioni, guerre e frontiere, luoghi di sfruttamento e luoghi di sepoltura: dagli anni ’80 in Sudamerica, in Medio Oriente, dal Cile a Gaza, dal Nicaragua alla Cisgiordania, dall’Uganda ai Balcani. Si farebbe prima dire i paesi in cui non è stato questo maestro dallo sguardo gentile e dal passo calmo, caratteristiche di chi scatta fotografie per stare in mezzo alle persone, per condividere i loro progetti, i loro dolori, i loro sogni. Il segno di una solidarietà profonda che non cerca lo scatto perfetto ma cerca l’essere umano, e con lui condivide lo scatto perfetto, con cui avere in comune quel lasco di tempo che uno scatto concede.
E le persone, i soggetti fotografati, si avvicinano, si lasciano riprendere, sapendo che loro e il fotografo divengono testimonianza per il futuro, realizzando in uno scatto una pietas che induce rispetto e compassione per il genere umano.
Sono fotografie molto belle, non solo per tutto quello che fin qua ho raccontato, ed è già moltissimo dentro uno scatto, ma anche perché contengono la perfezione del movimento colta nell’immobilità apparente dei suoi soggetti; rivelano attraverso dettagli un mondo molto più ampio; urlano l’ingiustizia e la rabbia attraverso il bianco e nero contrastato e il cielo che porta ancora a credere.
Quanti volti e quanti occhi in questo viaggio fotografico, ma guarda, guarda bene, quante mani, mani che parlano, che dicono, chiedono giustizia o stanno, una nell’altra, a sperare. Mani in primo piano ma anche sullo sfondo, grandi o piccole, all’interno dei tre diversi formati delle foto, 30×40 – 40×60 e 50X70, mani che indicano un fare ma anche un tendere. Mani di donna, mani che portano con loro tanto coraggio di fronte alla paura.
Sarà possibile visitare la mostra fino al 31 dicembre prossimo.
Anna Toscano vive a Venezia, insegna presso l’Università Ca’ Foscari e collabora con altre università. Un’ampia parte del suo lavoro è dedicato allo studio di autrici donne, da cui nascono articoli, libri, incontri, spettacoli, corsi, conferenze, curatele, tra cui Il calendario non mi segue. Goliarda Sapienza e Con amore e con amicizia, Lisetta Carmi, Electa 2023 e le antologie Chiamami col mio nome. Antologia poetica di donne vol. I e vol. II. Molto l’impegno per la sua città, sia partecipando a trasmissioni radio e tv, sia attraverso la scrittura e la fotografia, ultimi: 111 luoghi di Venezia che devi proprio scoprire, con G. Montieri, 2023 e in The Passenger Venezia, 2023. Fa parte del direttivo della Società Italiana delle Letterate e del direttivo scientifico di Balthazar Journal; molte collaborazioni con testate e riviste, tra le altre minima&moralia, Doppiozero, Leggendaria, Artribune, Il Sole24 Ore. La sua sesta e ultima raccolta di poesie è Al buffet con la morte, 2018; liriche, racconti e saggi sono rintracciabili in riviste e antologie. Suoi scatti fotografici sono apparsi in guide, giornali, manifesti, copertine di libri, mostre personali e collettive. Varie le esperienze radiofoniche e teatrali.
