8 febbraio 2021
Un fulmine a ciel sereno. Non lo abbiamo visto arrivare.
Il fumetto del PUPILLO ispirato dal GRANDE AUTORE ITALIANO è quasi pronto, Punta Perotti non crolla ma altre immaginazioni sono state edificate tra le pagine – lingue nere mortali e arcobaleni – immaginazioni che lo hanno reso ancora più bello. A noi pare un capolavoro e non vediamo l’ora di offrire ai lettori il privilegio di ammirarlo.
Al momento di firmare il contratto, però, il PUPILLO ci chiede un chiarimento su questa clausola standard: “l’Autore assicura e garantisce che la pubblicazione dell’Opera non viola, né in tutto, né in parte, diritti di terzi, né costituisce violazione di norme penali, ovvero violazione di marchi registrati.” Antonio lo rassicura ma, siccome è una persona seria, fa un verifica. Consulta i legali dell’associazione di riferimento degli editori e parte la slavina.
Per l’utilizzo del nome del GRANDE AUTORE ITALIANO è necessario il consenso degli eredi. “Ma vi è di più, bisogna essere molto cauti anche in relazione alla pubblicazione dell’opera stessa, i diritti d’autore non tutelano solo l’Opera nelle sue eventuali elaborazioni anche fumettistiche, ma anche i personaggi identificativi dell’Opera (es. Commissario Montalbano).”
Passiamo qualche ora a minimizzare, come si fa sempre quando arrivano le sciagure, crogiolandoci in domane tipo “e allora Dylan Dog che ha la faccia di Rupert Everet?”. Ma tutte le persone che cerchiamo di consultare, per vie brevi e per vie formali – agenti di esperienza e avvocati – ci confermano la stessa risposta: il GRANDE AUTORE ITALIANO è una patata bollente, senza il consenso degli eredi non si fa nulla. Il tentativo di contattarli – tramite l’editore che detiene i diritti – lo facciamo, come no, e la risposta arriva perentoria:
“Gentile Antonio Mandese, purtroppo le devo dirle che – anche in accordo con gli eredi e con l’agente che li rappresenta – non concediamo licenze ad altri editori di opere del GRANDE AUTORE ITALIANO. Devo quindi, ahimè, bloccare la vostra pubblicazione.”
Bloccare.
Bloccare.
Di nuovo, trascorriamo qualche ora a crogiolarci con l’idea di poter espellere dal fumetto del PUPILLO ogni riferimento al GRANDE AUTORE ITALIANO (e alle sue storie) senza troppi traumi. Gian Marco è quello più determinato in questa direzione, io mi trovo a sostenere l’idea della necessità di ripensamento più profondo. Ma ci mettiamo poco a comprendere che i traumi sono grossi e che il PUPILLO deve trovare una nuova musa.
Sono sicuro che, tra qualche mese, mi troverò qui a scrivere della fortuna che abbiamo avuto a essere stati “bloccati”, perché il talento del PUPILLO non è scomparso e verrà fuori un fumetto ancora più bello. Ora, però, dobbiamo leccarci le ferite e impegnarci a tenere in piedi una casa a cui è venuto a mancare un pilastro.
Mando a Gian Marco e Antonio l’emoticon di un cagnolino sorridente. Nessuno ne manda a me.
10 febbraio 2021
Mi sento un po’ giù. Chiamo casa da lavoro. Mia moglie dice di sentirsi giù e pure Matteo si sente debole, pare. Marco mi racconta di essere stato tutto il giorno davanti alla TV, si è staccato solo per mangiare. E la mamma che ha detto? “Alla mamma non importa niente.” Non è da lei.
Vado a cercare notizie circa fenomeni magnetici registrati oggi. Sto cullando l’idea di una corrispondenza tra le tempeste solari e le alterazione del sonno o dell’umore, tengo aggiornate delle personali statistiche al riguardo. La tempeste solari esistono, mica è magia. Una tempesta solare è un disturbo dell’atmosfera terrestre, causato dall’attività solare rilevabile dai magnetometri. Durante una tempesta solare il Sole produce forti emissioni di materia dalla sua corona che generano un forte vento solare, le cui particelle ad alta energia vanno a impattare contro il campo magnetico terrestre. Roba scientifica.
Cerco di tirarmi un po’ su, guardando le tavole in cui appare il magistrato tricheco di Gitrop.
Giuseppe Tropea disegna dei trichechi molto espressivi. E molto buffi. Tri-cechi. Cosa potranno mai avere di “triplice” questi animali? Noi mammiferi abbiamo alcune cose a coppia (occhi, mani, orecchie…), altre in singola unità (naso, cuore, il cosino), ma niente di triplice. Infatti Tropea, che è uno furbo, i suoi animali li chiama bi-chechi, con quei due bei dentoni che hanno. Ed è così scaltro da non ingigantire i dentoni dei trichechi della sua fantasia, come farebbe uno qualsiasi, anzi, ha il coraggio di giocare di misura e rimpicciolirli.
Voglio tenermi il dubbio per un po’, non corro su Wikipedia. Belli i dubbi, no?
Giuseppe Tropea, Gitrop, è il primo scalpo del nostro scouting su instagram, tutte quelle ore passate a setacciare e scartare non sono state vane. Insiste ancora a darmi del “lei” e questo è brutto, devo fargli al più presto passare il vizio. Io ho la barba sale e pepe, ma sono un ganzo.
Colazione. Seconda colazione. Apro Wikipedia. Facevo bene a non cercare, perché trovo una risposta noiosissima: il nome «tricheco» deriva dai termini greci thríx («pelo») ed échein («avere»), in onore ai peli (vibrisse) che l’animale ha sul labbro superiore. Delusione. Chi me lo restituisce, adesso, il bel dubbio di prima?
(Disegno di Gitrop)
Maurizio Cotrona è nato a Taranto nel 1973. Esordisce nel 2006 con il romanzo “Ho sognato che qualcuno mi amava” (Palomar). Nel 2011 pubblica “Malafede” (Lantana, Premio Puglialibre come miglior romanzo) e nel 2015 “Primo” (Gallucci HD, vincitore del premio del gruppo GEMS “Io Scrittore”). Il suo ultimo romanzo è Il figlio di Persefone (Elliot edizioni, 2019). Co-direttore editoriale di “Ottocervo edizioni”, è maestro della scuola di lettura per ragazzi “Piccoli maestri”.
