29 luglio 2021
Mia moglie si mette a letto presto. L’ammazzo e vengo anch’io, dico.
C’è una zanzara in casa. Vado in salotto, accendo la luce, mi spoglio e aspetto che venga a mordermi, mentre giochicchio al cellulare.
Mando tre messaggi a Gian Marco per concordare il prossimo incontro di editing sul fumetto di Gitrop, dopo un quarto d’ora non è ancora comparsa la spunta della sua lettura. Intanto seguo una live sul profilo Instagram di Tommaso, uno scrittore dieci anni più giovane di me. Presenta il suo ultimo romanzo e mi colpisce vederlo seduto accanto a Marco Da Milano, il direttore dell’Espresso. Io non ce l’ho mai avuto un direttore così accanto, alle presentazioni dei miei libri e, forse, me lo meriterei, solo che non sono romano e gli amici degli amici dei miei amici, nel migliore dei casi, dirigono la Gazzetta del Mezzogiorno. Si chiama “invidia” la mia? Non mi ritrovo in questa parola, sono contento per Tommaso, io, è un uomo bravo e uno scrittore bravo Tommaso.
Sto cercando “invidia” su homolaicus, il mio dizionario dei sinonimi e contrari preferito, quando la zanzara osa avvicinarsi i miei riflessi non le lascano scampo. Mi guardo i palmi e non c’è sangue, l’insetto ha il ventre vuoto: è una giovane zanzara che non ha ancora fatto la sua prima puntura. Raggiungo mia moglie a letto, lei tossisce, mi chiede delle gocce di Levotuss. Non mi azzardo a chiedere quante gocce, il mio scordare le dosi dei medicinali la innervosisce, faccio cifra tonda, dieci, e gliele porgo alla luce tenue del cellulare. Mi colpisce il movimento a becco d’uccello delle sue labbra che si fanno convesse per abbracciare il cucchiaio e non sprecare neanche una goccia, mi resta negli occhi. Cerco di trattenere quell’immagine di porcellana, si frantuma ed esplode in mille pezzi appena la lascio andare. Credo di sperimentare, davanti a quelle labbra, quello che Manu Larcnet chiama “blast” nel fumetto omonimo e che Carrére definisce “nirvana”.
Blast. Nirvana.
“Blast”, letteralmente, indica l’onda d’urto di un’esplosione ed è la parola con cui un personaggio di Larcnet descrive una condizione di estraniamento dal mondo, che lo rende capace di scavallare i propri limiti. Per descrivere il Nirvana, invece, Carrére sguazza negli ossimori: oscura chiarezza, pienezza del vuoto, vibrazione immobile.
Per andare terra terra, il mio blast è questo: in un lampo, vedo le labbra a becco di uccello di mia moglie come un incrocio di vie, strade che vengono dal passato e vanno nel futuro. In quelle vie vedo nonna Rosaria nei suoi ultimi giorni di vita, incapace di parlare ma ancora avida di bianco gelato al limone, e me stesso piccolino, altrettanto avido per il bianco fiordilatte, non ho ancora compiuto due anni e scalpito tra un cucchiaino e l’altro. Il mio blast sono le dita che porgono quel cucchiaio alle labbra raggrinzite di mia nonna e altre dita, di una persona giovane, che lo porgono a me.
1 agosto 2021
Ottocervo olia i motori in vista dell’esordio.
Antonio si sbatte per allargare la maglie della distribuzione e per garantire gli standard cartotecnici migliori possibili. Decide anche di ridurre i propri margini per garantire a “Camerette” un prezzo di lancio. Gian Marco si spende per promuovere il marchio in una live sul canele tematico de “gli Audaci”, lo sento dire “la bestia, se non mangia fuori, mangia dentro”. Fa riferimento ai rischi che si corrono reprimendo le proprie passioni e, nella bassa risoluzione dello schermo, mi sembra di intravedere degli occhi lucidi dietro i suoi occhiali rossi.
E io, che combino io? Federico (l’ufficio stampa) mi chiama, sta scrivendo il comunicato di lancio e mi chiede di spiegargli perché abbiamo scelto “Camerette” come opera d’esordio. Scopro di non trovare parole per aiutarlo.
Homolaicus.
Invidia. Astio, gelosia, rabbia, stizza, malevolenza, bile, livore. Non c’è un sinonimo che fa al caso mio, la lingua italiana è stretta.
Scuoto la tovaglia della colazione con un movimento di delicatezza poetica, tanto basta a darmi una frustata alla cervicale, ora si tratta solo di aspettare un paio d’ore per scoprire se si tratta di una frustata da riposo forzato, da antidolorifico per via orale o da intramuscolo.
Quante gocce di Levotuss mi hai dato ieri?, chiede mia moglie. Io mi lamento del mal di schiena e le chiedo dove teniamo l’Oki. La sua risposta potrei recitarla io: dove lo teniamo sempre.
Faccio tre starnutoni dei miei sulla curva di Viale Jonio, i miei starnuti sono così rumorosi che, alle medie, i professori mi mandavano dal preside se me ne lasciavo scappare uno. Quando si starnutisce è biologicamente impossibile tenere gli occhi aperti, la forza propulsiva è tale che i bulbi rischierebbero di schizzare fuori dalle orbite. Mettete tre starnuti dei miei in file, fate due conti e considerate che è lungo almeno dieci secondi il tempo in cui sono cieco, mi ritrovo sulla corsia opposta e devo ringraziare i riflessi dell’autista di una Panda 4X4, che non è raffreddato, se sono ancora vivo.
Accosto, respiro forte, dedico un pensiero gentile all’autista della Panda che già è scomparso dagli specchietti. Soffio il naso e riparto.
Dopo 18 ore Gian Marco non ha ancora letto i miei messaggi. A pagina 36 di “Yoga”, Carrére rivela che sta scrivendo il suo libro tra un elettroshock e l’altro, nella camera dell’ospedale in cui è stato internato in preda a una depressione isterica. Elettroshock! Ci avevo visto giusto. Quello che mi ritrovo a provare nei suoi confronti, adesso, non è invidia, ma è ammirazione.
Nella mia vita, impastata di silicone tappabuchi e piena zeppa di pensieri scacciacrisi, non troverò mai il coraggio di avvicinarmi a degli abissi così profondi che, se ci cadi dentro, devono venire a riprenderti con delle scariche elettriche.
In meno di dodici ore ho sperimentato il blast delle labbra e il memento mori degli starnuti assassini. Roba da sbatterti con le spalle al muro e costringerti a guardarti in faccia e affrontare i nodi della tua vita o, almeno, convincerti a fare una pausa di meditazione, mettere la testa sotto il flusso superficiale dei pensieri-silicone per provare, non dico tanto, a cavarne fuori qualche spunto originale per un libro, uno sforzo di una mezz’ora almeno, un tuffo per riemergere con qualche idea nuova, mica una rivoluzione. Invece no, io respiro forte per trenta secondi, mi soffio il naso, metto in moto e ritorno al mio tran tran, fatto di sedie, poltrone e materassi, tv e trepidante attesa per Italia-Galles (ho aggiunto al mio carnet gli europei di calcio).
Ed è per questo, temo, che Carrère ha scritto dei grandi libri e io no. Non si cava il sangue dalle zanzare che non ne hanno mai bevuto.
Rientrato a casa vado in bagno e tengo gli occhi chiusi per un paio di minuti. Mentre nella testa cerco le parole giuste da mandare al nostro ufficio stampa, mi viene in mente che non avrò avuto con me il direttore dell’Espresso, ma ho presentato i miei romanzi seduto accanto a due premi Strega e un Campiello. Scrivo a Federico:
Sin dalla prima lettura, mi ha colpito “Camerette” in quanto “oggetto poetico integrale”. “Integrale” per la cura maniacale con cui Frita ha cesellato ogni dettaglio in modo da dare un’estetica coerente al fumetto, dai disegni, ai colori, al font al frontespizio, ai passaggi di capitolo. “Poetico” perché Camerette, come ogni buona poesia, spalanca l’immaginazione del lettore, invece di chiuderla. Camerette ha spalancato la mia fantasia in un modo quasi magico, usando le sue camerette come baricentro per dei balzi temporali ed emotivi fulminanti, che ti obbligano a una specie di stretching degli occhi, per cui ti ritrovi a scoprire , ogni volta che torni in una stanza, delle cose nuove, che non avevi notato prima. E le noti perché sei tu-lettore a essere cambiato.
________
Disegni da “Camerette”, di Frita.
Maurizio Cotrona è nato a Taranto nel 1973. Esordisce nel 2006 con il romanzo “Ho sognato che qualcuno mi amava” (Palomar). Nel 2011 pubblica “Malafede” (Lantana, Premio Puglialibre come miglior romanzo) e nel 2015 “Primo” (Gallucci HD, vincitore del premio del gruppo GEMS “Io Scrittore”). Il suo ultimo romanzo è Il figlio di Persefone (Elliot edizioni, 2019). Co-direttore editoriale di “Ottocervo edizioni”, è maestro della scuola di lettura per ragazzi “Piccoli maestri”.
