Nuova puntata della serie di Maurizio Cotrona: il racconto di un progetto che intende produrre editoria a fumetti a Taranto. Qui le parti precedenti. Disegno di Federico Perrone
10 luglio 2021
Sono impazziti ad Adelphi? La voglia di leggere “Yoga”, l’ultimo romanzo di Carrère, mi passa quando scopro che ha due traduttori. Che sarà successo di così grave da far correre a Calasso il rischio di uno libro tenuto in piedi da una voce doppia? Avevano fretta di farlo uscire? Il primo traduttore si è tirato indietro a metà del lavoro?
A Carrère, poi, deve essere capitato qualcosa di brutto, non sembra lui. Usa ossimori facili e un po’ paraculi come “impazienza tranquilla”, butta giù frasi dal suono già sentito come “mi aspettavo molto, ma non sapevo esattamente cosa”, si affanna a descrivere per bene la pioggia o la cabina del treno in un modo che fa rimpiangere la fluidità reticente della sua prosa, ha perso l’istinto di intuire cosa è interessante e cosa no. Il suo tono “fraterno” è stato sostituito da un tono qualsiasi. Deve essergli capitata qualcosa, è sicuro, la curiosità di scoprire “cosa” mi tiene incollato al libro.
Sbrigo un po’ di lavoro di oggi – non vi parlerò del mio lavoro – scarico dalla posta “La fame”, un racconto del mio amico Rolando (un impresario di boxe con una buona penna), ricontrollo il lavoro di ieri, sempre tenendo viva sottotraccia l’urgenza di dovermi inventare qualcosa per Federico (il disegnatore), leggo l’email del pupillo, ci dice che l’intoppo dei diritti d’autore è un tappo, che si sta trascinando, che deve ripartire da zero, chiude con le parole “avevi ragione” e scopro che non mi piace affatto avere ragione.
Mando un messaggio a Gian Marco, gli scrivo che ho letto l’email, lui risponde dopo mezzo secondo: avevi ragione tu. Ancora! Non voglio aver ragione! Gli mando uno “smack!” e l’emoticon un cagnolino che manda bacini. Non sono in forma con le parole, stamattina, meglio evitare le parole, mi metto a pensare a cosa posso inventarmi per tornare nella confortevole pelle di quello che ha sempre torto.
11 luglio 2021
Digito sul cellulare “smack” per controllare la corretta ortografia, google mi rivela che “smack”, in inglese, significa “schiaffo”. Mi appoggio su questa scoperta per mandare un messaggio gentile a Gian Marco “il mio smack non era uno schiaffo”. Sbrigo il lavoro di oggi, controllo quello di ieri – un lavoro di pessima qualità – posto su fb le mie riserve sul nuovo romanzo di Carrére.
Commenta solo Rolando, l’impresario di boxe che mi ha mandato il racconto “La fame”, fa lo spiritoso e scrive “capisco che ormai sei abituato a leggere me, ma devi capire che non possono essere tutti ai miei livelli”.
“La fame” non è male. La scrittura di Rolando va ancora passata a fuoco, ma nel racconto ci sono belle idee, personaggi che funzionano, una buona dinamica di trama, immagini molto forti, un’ambientazione adeguatamente stratificata nel sud degli USA, dialoghi migliori di quelli che scriverei io.
Lo chiamo, lui ha la strana abitudine di rispondermi se lo cerco e ne approfitto spesso, perché la sua vita è fatta di posti e situazioni in cui mi troverei scomodo –ma sentirle raccontate al telefono, al riparo dalla possibilità di essere coinvolto, mi piace.
Mi dice che il racconto è in mano a un amico suo che lo sta facendo girare a Hollywood per farne un film. Io gli credo, mi sono abituato al fatto che Rolando sembra continuamente sparare cazzate che poi si rivelano vere. È il suo gioco di prestigio, dice una cazzata con l’aria di chi dice una cazzata, coltiva il dubbio e poi ha la pazienza di aspettare che sia la vita a dimostrare che diceva sul serio. Ha pure la faccia giusta, quella di chi ha sperimentato gli eccessi e ne è uscito con pochi segni addosso. Naso rotto, un colorito troppo chiaro, perenne rossore negli occhi, una linea verticale su una tempia. All’inizio mi facevo mandare delle prove, ogni potenziale balla che sparava.
La prima volta che gli chiesi che cosa faceva nella vita, mi rispose qualcosa tipo “io vivo.”
Hollywood?!, gli dico, quindi non ti interesserebbe farne un fumetto.
Perché no?, risponde lui, perché no?
Maurizio Cotrona è nato a Taranto nel 1973. Esordisce nel 2006 con il romanzo “Ho sognato che qualcuno mi amava” (Palomar). Nel 2011 pubblica “Malafede” (Lantana, Premio Puglialibre come miglior romanzo) e nel 2015 “Primo” (Gallucci HD, vincitore del premio del gruppo GEMS “Io Scrittore”). Il suo ultimo romanzo è Il figlio di Persefone (Elliot edizioni, 2019). Co-direttore editoriale di “Ottocervo edizioni”, è maestro della scuola di lettura per ragazzi “Piccoli maestri”.
