rick bass nella regione selvaggia

La sua paura era così – e la parola al di là della paura: desiderio.

Ogni volta che incrocio un racconto di Rick Bass mi capita di pensare alla meraviglia e, di conseguenza, di diventare grato per lo stupore. Perché io alla meraviglia ci credo. Tutti i suoi racconti sono belli, intendiamoci, ma alcuni sono incantevoli. Avevo già parlato di lui, proprio qui su minima&moralia, circa il libro: La vita delle rocce. Una raccolta di racconti che si apriva con un testo tanto bello da ricordarne alcuni passaggi a memoria, anche ora, a distanza di qualche anno dalla lettura. Mattioli 1885 pubblica in Italia i libri di Bass, da qualche settimana è uscito: Nella regione selvaggia (traduzione di Paolo Cioni) che include tre novelle, racconti medio lunghi, una delle forme più belle della narrativa, forse la più complessa in cui cimentarsi.

Di certo Bass è un maestro del genere. La sua è sempre un’ambientazione di frontiera, di foresta, di lago, di roccia. L’acqua, il fuoco, le bestie, il petrolio, il mutare delle stagioni; il loro incidere sul corso degli eventi e sulle storie delle donne e degli uomini, sulla vita, sull’amore, sulle loro miserie. Nelle storie di Rick Bass, che sia inverno o estate fa tutta la differenza del mondo. È difficile che un amore che sia nato nel calore dell’Arizona possa tramontare nel ghiaccio dell’Alaska, ma può durare. È raro che un orso svegliatosi dal letargo in primavera sia subito pronto a muoversi agilmente; nelle prime settimane un orso è un sonnambulo che inciampa, fa fatica ad aprire gli occhi, è disorientato. Gli orsi di Bass somigliano a noi nei peggiori lunedì mattina. Un fiume ghiacciato fa pensare che stiamo un modo per sopravvivere, un fiume d’estate è prima di tutto acqua che scorre, è un universo di possibilità.

Si sedeva nella veranda e raccontava storie: storie vere, meravigliose, che sembravano in grado di tenere lontana persino la morte.

La prima delle tre novelle di questo libro racconta una delle storie d’amore più belle, insolite e disperate che mi sia capitato di leggere. E chissà se non dovrebbero essere così i grandi amori. Tutti quanti. La novella si intitola; Le leggende sugli orsi e comincia con una donna che scappa da una finestra di una casa in Alaska e comincia a correre nei boschi, sul ghiaccio, nel freddo più assurdo, si copre con pelli d’animale di notte, nasconde il suo odore, scappa per miglia e miglia, per giorni. Lo ama, capiamo, ma non vuole che la trovi. Non vuole che la trovi anche (e soprattutto) perché lo ama tanto. L’amore è una questione complessa, anche il ghiaccio, la foresta, la sopravvivenza lo sono. Lei si chiama Judith, lui Trapper.

Bass non offre gli elementi, i motivi della fuga, li scoveremo leggendo, forse, forse non del tutto, forse li immagineremo. Judith scappa, Trapper disperato esce a cercarla. Nel bosco, nella direzione che lei potrebbe aver scelto. Lui è capace di sentire un odore a miglia di distanza, figuriamoci il suo. La cercherà per settimane. Lei lo osserverà ogni tanto da molto lontano con gli occhi innamorati e con la speranza che non la trovi. Bass scrive una storia stupenda in cui gli elementi della natura si intrecciano con le vicende umane e paiono davvero c’entrare con questi due personaggi. Quando compiono una scelta è sempre in subordine a ciò che il paesaggio, il clima, gli animali stanno pensando per loro. L’amore è anche sorte, ci ricorda Bass, e noi siamo d’accordo.

Cercava qualcosa: quella cosa che nessuno sapeva ancora di dover cercare, anche se sapeva che l’avrebbero trovata, e fatta a pezzi. Pensò che forse avrebbe potuto innamorarsi.

Nella seconda novella, nella zona degli Appalachi, un uomo che possiede il tocco del petrolio, riesce a trovare pozzi dove gli altri non trovano nulla. Esplora il territorio, sogna di essere il migliore, vuole innamorarsi, non sa come fare, fino all’arrivo di una ragazza. Un racconto che mostra la storia del Nord America attraverso le scelte, le azioni, le rinunce e i fallimenti che risiedono nel cuore degli uomini, anche qui leggiamo bellissimi dialoghi e poi il modo in cui i protagonisti si muovono e interagiscono con ciò che li circonda.

[…] che la purezza non può durare, che nulla dura, tutto cambia, sempre.

Il terzo racconto è il più lungo, una vera e propria nouvelle alla francese, e come le più riuscite in quella forma, possiede un segreto che – come scrive Piglia di Onetti – l’autore non svela, ma di cui le lettrici e i lettori avvertono la presenza. Qui la protagonista fa ritorno dopo tempo al grande ranch di famiglia. Il ritorno è sempre l’occasione per fare memoria, confrontarsi con le cose e le persone del passato. In uno splendido monologo interiore la donna si interroga su cosa significhi la provenienza da una famiglia invece che da un’altra, cosa vogliano dire i legami di sangue. Noi che storia siamo? Pare chiedersi. Per farlo passa di nuovo attraverso la natura, il territorio, la storia.

Tre storie, tre livelli di incanto. Bass è visionario e concreto, quando comincia a scrivere pare mosso dallo stesso furore e, contemporanea, grazia che attraversa i suoi personaggi. Terra e destino, luoghi e radici, perdita e amore, sogno e i suoi frantumi. È davvero molto bravo.

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Autore

giannimontieri@minimaetmoralia.it

Gianni Montieri, è nato a Giugliano in provincia di Napoli. Scrive per Doppiozero, minima&moralia, Esquire Italia, Huffpost e il manifesto, tra le altre. Prova a incrociare la letteratura con lo sport per L’ultimo uomo, Rivista Undici. I suoi libri di poesia più recenti sono Ampi margini (2022) e Le cose imperfette, editi da Liberaria. Ha pubblicato per 66thand2nd due titoli Il Napoli e la terza stagioneAndrés Iniesta, come una danza. Vive a Venezia. Altre info qui: https://giannimontieri.wordpress.com/biografia/

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