I suoi libri sono ormai introvabili al di fuori del circuito dell’usato o di qualche edizione in altre lingue. La sua immagine è sbiadita dal tempo. È possibile ancora riconoscerla in alcune fotografie d’epoca risalenti ai primi anni Cinquanta con una cinciallegra che le si posa sulla mano, o sulla spalla, che indugia sulla sua scarpa o che si sofferma sulla sua macchina da scrivere osservando con curiosità i tasti. Sono scatti rari, non ha mai amato avere i riflettori puntati su di sé Len Howard. Violinista britannica nata nel 1894 passa le sue giornate a dedicarsi alla musica e all’osservazione degli uccelli. A dare nuova luce alla sua storia e alla sua opera è Eva Meijer, filosofa, saggista, ricercatrice universitaria da anni a capo di organismi dedicati alla Filosofia ambientale e agli Animal studies. Già in Linguaggi animali (trad. Stefano Musilli, nottetempo, 2021), saggio incentrato sui codici comunicativi, Meijer dedica alcune pagine a Len Howard sottolineando l’aspetto innovativo delle sue ricerche. Con Il cottage degli uccelli (trad. Stefano Musilli, nottetempo, 2022) decide di rendere romanzo la sua vicenda, l’impegno, la storia e i risultati ottenuti, mescolando aspetti biografici all’artificio narrativo. Un’opera dagli inaspettati accenti lirici che racconta le ragioni di una donna, le campagne pubbliche intraprese alle soglie dei settant’anni contro lo sviluppo edilizio invasivo, la tenacia, lo stupore rinnovato ogni giorno nell’osservare tordi, pettirossi, merli, passeri, fringuelli, nel percepire in quella rapidità la capacità di concentrarsi solo sul presente, “su nient’altro che il presente”. Rintraccia le origini di un amore nato da bambina, condiviso col padre Newman nel tenere traccia degli uccelli che popolano il loro giardino e inventare storie su di loro, sfociato nel bisogno di emanciparsi dal contesto altoborghese famigliare ovattato e opprimente per dedicarsi allo studio della musica in Conservatorio a Londra e suonare nella Queen’s Hall Orchestra.

Il rilievo del romanzo risiede nella capacità di Eva Meijer di calarsi in una voce dimenticata, impastandola di ricordi e utopie, ricomponendo i grovigli di un’esistenza solitaria ma non in solitudine. Immagini che immortalano le attese, le incertezze in tempo di guerra, il miraggio del distacco, le prime battaglie femministe negli opuscoli distribuiti dalle suffragette di fronte alla prigione di Holloway, i corsi di violino ai bambini che vivono di espedienti tra le strade sporche di Londra, gli abbracci fidati che odorano di “pane, carne e sudore”, i desideri sopiti, i sogni nuovi, il modo di percepire la musica come un’elevazione, un volo.

Suonare è come volare: l’altitudine, la velocità, la leggerezza, la fiducia nell’idea che la magia resisterà, che ci si possa credere, finché dura. Suonare – la parola dice tutto. Suonando mostriamo qualcosa a chi è a terra, a quelli sbalorditi con i binocoli, che non vedono mai il mondo dall’alto, se non di rado, quando qualcuno li solleva.

La vita londinese porterà nuove consapevolezze, a partire dalla necessità di abbandonare l’ambiente elitario d’appartenenza per esularsi dal resto e rinunciare al successo ottenuto come orchestrale. La sua principale ragione di vita diventerà l’osservazione del comportamento degli uccelli, che praticherà acquistando una proprietà vicino a Ditchling con una casa chiamata Bird Cottage.

“Il corpo ha una memoria propria, idee proprie su quello che conta”. Len Howard diventa una naturalista. Non ha una formazione scientifica, aspetto che la porterà a subire pesanti critiche in merito alla credibilità delle sue ricerche unite alle accuse di antropomorfismo nel descrivere i comportamenti degli uccelli e studiarne alcune caratteristiche. L’aspetto sino a quel momento sottovalutato rappresenta il reale discrimine rispetto agli studi condotti in quegli anni: le condizioni dell’ambiente in cui gli animali vengono studiati. Secondo Howard l’indagine in laboratorio distorce la realtà perché non tiene conto della paura provata dagli animali analizzati, fattore che genera reazioni differenti agli stimoli e porta a esiti discordi negli esperimenti. Il requisito fondamentale dei suoi studi è generare fiducia in un ambiente sicuro, per incoraggiare un rapporto disinvolto e privo di condizionamenti traumatici.

Meijer ripercorre i passaggi cruciali della sua crescita come naturalista, l’impegno e la determinazione nel ritenere come prioritario il benessere degli uccelli a cui votare una vita solitaria, schiva. Immagina il suo graduale cambiamento nell’adattare i movimenti e l’intonazione della voce allo spazio, nell’isolarsi per limitare le invasioni esterne tappezzando la sua proprietà di cartelli con su scritto “Vietato entrare”, “Visite non autorizzate”, “Nidi! Non avvicinarsi alla casa”, “Vietato bussare”.

Ad attrarla sono anzitutto i canti, le differenti intonazioni, le peculiarità dei suoni. La formazione musicale rende raffinato e sensibile il suo ascolto: appunta in un taccuino le melodie che individua, associa a certi canti particolari composizioni musicali, riconosce Bach nel motivo riprodotto da un merlo.

“Il movimento reca sempre in sé una promessa”. Il suo interesse si focalizza sui caratteri e le interazioni degli uccelli, con una particolare attenzione verso le cinciallegre. Si trasferisce nel cottage nel febbraio 1938 e rende la sua casa un luogo in cui gli uccelli possono transitare indisturbati. Predispone casette all’interno della sua abitazione e nei dintorni della sua proprietà, punti per cibarsi, per fare il nido sulla base di un’assoluta libertà. La prima attenzione del pubblico avviene con alcuni articoli, l’affermazione con i libri Bird as Individuals, uscito nel 1953 e Living with Birds, del 1956. Come Howard, anche il noto etologo Konrad Lorenz, autore de L’anello di Re Salomone, pratica quella che oggi viene definita etologia narrativa. Vive insieme a molti animali con cui condivide gli spazi. Ma, a differenza di Howard, li alleva, ne imita i versi, ne analizza i rapporti, li rende parte della sua famiglia. Conduce studi biologici e etologici più convenzionali con un approccio radicalmente diverso, incidendo in modo significativo sulla vita delle specie studiate stabilendone le condizioni di vita. Howard, invece, modella la propria esistenza sulla base delle esigenze degli uccelli. Scopre che a contare in molti casi è più l’intelligenza individuale che la tendenza biologica, esorta un cambio di prospettiva nel pensare al comportamento avicolo: “Gli uccelli pensano facendo, ma forse è così per tutti”.

Brandelli di ricordi di una storia del primo Novecento riemergono in superficie tra continue sovrapposizioni sul presente della narrazione, tra eventi noti, elementi fantasiosi, memorie del luogo, aneddoti, inediti scovati nell’esiguo archivio di Ditchling. Pagine che esplorano gli aspetti privati di una bambina costretta a suonare in pubblico durante le feste in casa tra le letture delle poesie e delle tragedie del padre, i modi affettati della madre che nasconde la sua fragilità nella dipendenza dall’alcol, le frustrazioni dei suoi fratelli incapaci di far fronte a un dramma che si consuma lentamente tra le mura domestiche. Meijer narra i primi turbamenti adolescenziali, la devozione per la musica, la necessità fisica di dedicarsi al violino e determinare la propria identità staccandosi dal contesto di appartenenza, anche a costo di elidere i rapporti famigliari. Compone pagine che compiono continui ingrandimenti sul vissuto di quella giovane donna che avanza nell’esistenza riuscendo a vedere in modo nitido il proprio destino.

L’esito è un discorso unico, pagine incendiate sui primi amori, le frustrazioni, il racconto sociale di anni di guerre e carestia, in perfetta armonia con la descrizione dei giochi e delle controversie tra cinciallegre. Prendono forma le pagine di un taccuino con scoperte sorprendenti sull’attitudine di alcuni esemplari all’esercizio e alla conta – come scoperto con Star –, sul modo di esprimere tristezza e euforia, sulle dinamiche tra Testacalva, Peetur, Occhialina, Polvere, Crocino che popoleranno per anni quell’isolato angolo dell’East Sussex. Al contempo emerge anche il personale ritratto di una donna di fine Ottocento che da sola sfida le convenzioni. L’abbandono della società civile rappresenta una svolta radicale: una ridefinizione totale del modo di vivere e di concepire il suo tempo per occuparsi, come sostenuto da Henry David Thoureau, solo dei fatti essenziali della vita, nel bosco.

Desideri: Capire che non hai fondo./ Capire che sei in movimento./ Capire che sei acqua e che l’acqua non si può afferrare.

La bellezza dell’opera non risiede solo nella capacità di innestare altre storie a quella principale per riflettere sulle storture generate dalla guerra, sui risvolti sociali e politici, su una colpa latente che genera crepe all’interno di una famiglia: è una biografia lirica, il racconto dalle aperture chimeriche e dagli slanci poetici di una lenta riconquista della storia personale compiuta da una donna che solo dopo aver sperimentato l’impossibilità del ritorno prenderà reale coscienza di sé e della sua ragione di vita.

Di notte mi sento: respiro, cuore, pensieri. Mi mancano il mare, i campi del passato, il silenzio che fa risaltare i merli. Il passato: ciò che determina dove sei adesso. No: il passato è una collina all’orizzonte che non può mai avvicinarsi, ma nemmeno allontanarsi davvero. Il presente è un volto nella folla che diventa espressivo, ti restituisce lo sguardo e va oltre.

La prosa di Meijer costruisce immagini nell’aria, compone sinfonie, genera illusioni. Traduce il cambiamento, la graduale identificazione dell’individuo con le forze naturali. Un linguaggio plasmato sull’esplorazione sensibile: l’allestimento del paesaggio urbano e di quello naturale fanno da contrappunto agli stravolgimenti interiori con un ritratto che nella sublimazione letteraria raffina il reale nella visione. Immagini discrete capaci di rendere il carattere, le pulsioni sotterranee, gli aneliti di libertà, la lucida determinazione e la tensione alla leggerezza di chi trova nella musica il veicolo per rivelarsi.

Gli indugi descrittivi assegnano un odore alla caducità dell’esistenza. Le riflessioni sul tempo, sui pensieri che diventano note, sul paesaggio, sulla finitezza umana, si fondono nella descrizione naturale, trovano nel corpo il riflesso del succedersi delle stagioni –“il ritmo di tutto ciò che torna: le ragnatele nella siepe, i cristalli di ghiaccio sui vetri, i fiocchi di neve, la luce fino al termine della sera”–, danno un senso alle suggestioni del sole basso di una tarda estate, identificano l’odore dell’autunno alle porte, trovano nel vento il veicolo di una rigenerazione, concepiscono la notte come un manto oscuro che sovrasta ogni cosa.

Trasportata dal vento, vado incontro all’oscurità – la collina, il blu che diventa più profondo tutt’intorno.

Con Il cottage degli uccelli Meijer si appropria di un pensiero e di una peculiare attitudine alla vita per tracciare un percorso fisico e al contempo interiore che trova nella natura l’elemento di confronto e scontro. Una riflessione impietosa e tenera sui limiti dell’essere umano attraverso lo sguardo illuminato, ingiustamente ritenuto inattuale, di una donna capace di prefigurare una società ideale.

“Non devo chiedermi se quello che faccio abbia un senso o se sia abbastanza. Gli uccelli mi dimostrano che il tempo non è la linea retta immaginata dagli umani. Le cose non finiscono, cambiano solo forma. Un sentimento diventa un pensiero, un pensiero un’azione, un’azione un pensiero, un pensiero un sentimento. Il sentimento originario ritorna e lascia i propri segni su quello nuovo. Il primo pensiero dorme per un po’, poi spunta fuori ancora una volta. Così il tempo si mescola, così esistiamo in momenti diversi e simultanei”.

 

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Autore

a.pisu@minima.it

Alice Pisu, nata nel 1983, laureata in Lettere all'Università di Sassari, si è specializzata in Giornalismo e cultura editoriale a Parma dove vive. Collabora per diverse testate di approfondimento, tra cui L’Indice dei libri del mese, minima&moralia, il Tascabile. Libraia indipendente, fa parte della redazione del magazine letterario The FLR -The Florentine Literary Review.

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