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Indagini su Piero di Carlo Ginzburg fu pubblicato come primo volume della collana “Microstorie” da Einaudi nel 1981. Quella collana, diretta da Ginzburg e da Giovanni Levi, inaugurava un indirizzo storiografico nuovo, influenzato dal gruppo francese Nouvelle Histoire e dalla rivista “Annales”, dove il prefisso “micro” si riferiva all’immagine della lente del microscopio, cioè all’attenzione minuziosa da rivolgere a piccoli elementi in grado di rivelare qualcosa di molto più grande, un processo, come ha riassunto Giovanni Levi, basato «sulla conoscenza dell’individuale che non rinunci a una descrizione formale e a una conoscenza scientifica anche dell’individuale». Adesso Indagini su Piero viene ripubblicato da Adelphi (che sta ripubblicando molte opere di Ginzburg) con un apparato iconografico rinnovato (ricco e sontuoso nelle sue immagini a colori) e, soprattutto, con una nuova Postfazione dell’autore. È affascinante affrontare queste nuove edizioni di Adelphi dei libri di Ginzburg proprio a partire da queste postfazioni di Ginzburg che offrono una possibilità molto interessante, quella di storicizzare da un lato il soggetto del libro e ripercorrere la storia del volume e, dall’altra, evidenziare la ricezione critica dell’opera e tornare, a distanza di anni, su luoghi attraversati in passato, creando una sorta di autobiografia intellettuale che dà la misura delle difficoltà e degli scogli di una ricerca perpetua.

Proprio da questo punto di vista è interessante leggere il nuovo testo contenuto in Indagini su Piero, perché in queste pagine Ginzburg torna sul nocciolo del suo libro, ovvero la confutazione della datazione precoce di un’opera capitale di Piero della Francesca, la Flagellazione, approntata tra gli altri da Roberto Longhi, uno dei più importanti storici dell’arte del Novecento (si capisce quindi bene perché il libro, alla sua uscita, generò molte polemiche e discussioni, uno storico che confutava l’interpretazione di uno storico dell’arte, per di più uno dei più importanti del Novecento). Nella Postfazione, intitolata Forme nel tempo. Ancora sulla data della Flagellazione, Ginzburg riflette sul tema centrale del suo lavoro per apportare ulteriori prove alla sua argomentazione, discutendo le teorie di Longhi, dello storico dell’arte dell’Ottocento Giovanni Morelli (che nel celebre saggio Spie viene studiato per il suo stravagante sistema di attribuzione delle opere d’arte, basato non a caso su piccoli dettagli che poi si dimostrano rivelatori), dello storico dell’arte britannico Kenneth Clark e di quello statunitense Bernard Berenson. In questa manciata di pagine ancora una volta impressiona il percorso che compie il pensiero di Ginzburg che costruisce con un ragionamento analitico estremamente limpido una rete di relazioni in grado non solo di illuminare ancora la questione principale del libro, ma anche di adombrare un ulteriore percorso di ricerca relativo al confronto tra la Resurrezione di Piero della Francesca e quella di Andrea del Castagno, “Castagnaccio” per Longhi, che mostra come possa non essere quest’ultimo a dipendere dal primo, ma viceversa. «Sui rapporti di Piero con Andrea del Castagno (e in particolare con la sua Resurrezione) gli studi recenti tacciono. La cronologia ha lanciato una sfida che non è stata ancora raccolta» scrive Ginzburg in conclusione rendendo evidente come ancora una volta sia possibile inerpicarsi in territori ignoti e non ancora solcati utilizzando elementi minimi ma rivelatori.

Anche la vicenda di Piero della Francesca è ammantata dagli stessi spazi oscuri, come sottolinea Ginzburg in apertura del libro denunciando le difficoltà legate a una ricerca sull’artista di Sansepolcro, in particolare per i pochi elementi sicuri della sua biografia e, anche, per la datazione problematica di alcune sue opere: «In queste condizioni il ricercatore ha l’impressione di trovarsi di fronte a una parete rocciosa di sesto grado, liscia e senza appigli. C’è solo qualche chiodo sparso qua e là». Sono questi rari «chiodi» a offrire allo storico dei precari appigli per la sua ricerca che in questo libro si concretizza in uno sguardo profondo capace di avventurarsi tra le pieghe più strette delle vicende legate a Piero della Francesca distinguendo, per usare il titolo di un suo libro, i fili e le tracce che separano il vero dal falso: leggere attentamente, ha scritto Ginzburg sulla scia di Leo Strauss, significa imparare a leggere tra le righe, a «leggere lentamente» come ha ricordato Ginzburg in una recente intervista citando la definizione di filologia data da Nietzsche. Indagini su Piero si compone di una serie di studi sulle maggiori opere di Piero della Francesca (il Battesimo di Cristo, la Flagellazione e il ciclo di Arezzo) dal punto di vista della committenza e dell’iconografia.

È proprio dalla tensione tra queste due possibili chiavi di lettura che l’analisi di Ginzburg sconfessa la datazione della Flagellazione data da Roberto Longhi che si basava esclusivamente su alcuni dati stilistici. L’idea che guida Ginzburg è che un’analisi basata solo su questo tipo di dati possa portare più facilmente all’errore, a maggior ragione quando l’oggetto di studio è un artista come Piero della Francesca la cui esistenza è ammantata da così tanti spazi bianchi. Si spiega così, per esempio, l’errore nella datazione della Flagellazione, erroneamente individuata tra Settecento e Ottocento come omaggio alla memoria del duca Oddantonio da Montefeltro, assassinato in una congiura nel 1444 e secondo alcuni rappresentato nel giovane biondo che campeggia vestito di rosso nella parte destra della Flagellazione come omaggio alla famiglia, interpretazione che portò a sostenere che fosse appunto un’opera della giovinezza di Piero, ma solo se osservata semplicemente attraverso la lente dello stile e non da quella iconografica. Longhi situò appunto la Flagellazione inizialmente intorno al 1445, in ogni caso prima degli affreschi di Arezzo, basando quindi la sua ipotesi su elementi formali e sull’individuazione di Oddantonio nella figura bionda, mentre per Ginzburg la datazione deve essere posticipata di circa 15 anni proprio basandosi sulla committenza e sull’iconografia. Secondo l’interpretazione di Ginzburg in questo quadro si condensano una serie di elementi che restituiscono tutta la complessità della figura di Piero della Francesca, pittore della luce e della geometria, ma anche fine lettore di questioni politiche e teologiche, che in questo quadro ha voluto rappresentare l’invito rivolto a Federico da Montefeltro a partecipare alla crociata contro i turchi (tra i tre uomini nella parte destra del dipinto figura il cardinale Bessarione, umanista e filosofo bizantino, che avrebbe richiesto l’intervento di Federico da Montefeltro) mentre la flagellazione di Cristo che occupa la parte sinistra rappresenta la sofferenza della Chiesa di fronte all’espansionismo turco, con l’imperatore di Bisanzio, rappresentato come Ponzio Pilato nel quadro, che non oppone alcuna resistenza.

La prospettiva utilizzata da Ginzburg per questi studi è quella dello storico che proprio basando la sua ricerca su elementi non dogmatici ma continuamente ripensati attraverso uno studio continuo, offre la possibilità di ribaltare improvvisamente qualsiasi certezza, come ha ben riassunto in un saggio di La lettera uccide: «Nessun metodo può proteggerci dai nostri limiti, e dai nostri errori. Quando ci rivolgiamo alle giovani generazioni e descriviamo quello che, nonostante tutto, abbiamo cercato di fare, dobbiamo ammettere limiti ed errori». Questa indagine, che oramai ha più di quarant’anni, si lega, come sottolinea l’autore nella breve introduzione, al continuo lavorio sul tema più generale della “prova” che ha scandito gli ultimi decenni del suo lavoro, ma anche all’amore per l’opera dell’artista toscano che ogni lettore potrà qui ritrovare viaggiando tra le opere di Piero della Francesca e il suo tempo: «Ho continuato a lavorare su Piero soprattutto perché non riuscivo a staccarmi dai suoi quadri».

 

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Autore

matteomoca@minimaetmoralia.it

Matteo Moca è dottore di ricerca in italianistica e insegnante. Scrive, tra gli altri, per Il Tascabile, Il Foglio, Domani, L'indice dei libri del mese, Blow Up e il blog di Kobo. Ha pubblicato le monografie "Tra parola e silenzio. Landolfi, Perec, Beckett",  "Figure del surrealismo italiano. Savinio, Delfini, Landolfi" e "Un'esigenza di realtà. Anna Maria Ortese e la dipendenza dal fantastico"

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