foto di Francesco Tassara
Il festival Inequilibrio ha compiuto 25 anni, un’età adulta in cui la kermesse di teatro, danza e arti performative diretta da Angela Fumarola e Fabio Masi conferma il proprio immaginario apolide e sognatore.
L’edizione di quest’anno è stata una sorta di ritorno a casa degli artisti e delle artiste che circa vent’anni fa approdarono al festival come nuovi autori e nuove autrici della scena contemporanea: Silvia Gribaudi, Alessandra Cristiani, Leonardo Capuano, Oscar De Summa, Sacchi di Sabbia e Paola Tintinelli sono solo alcuni dei tanti nomi che dal 21 giugno al 4 luglio scorso sono andati in scena tra Castiglioncello e Rosignano.
Una edizione che avuto il sapore della celebrazione di una lunga storia d’amore, quella tra il territorio e la comunità teatrale (composta da artisti, operatori e stampa) che da tanti anni si raccoglie all’ombra del Castello Pasquini e più recentemente anche nei nuovi spazi teatrali di Rosignano.
Non solo celebrazioni, però, ma anche molte novità, con ben quattordici prime nazionali. Tra queste, il tanto atteso ultimo lavoro della compagnia Frosini/Timpano “Disprezzo della donna. Il futurismo della specie”, andato in scena lo scorso 28 giugno.
Lo spettacolo, una produzione Gli Scarti, Frosini / Timpano, Kataklisma teatro in collaborazione con Salerno Letteratura Festival, è una cantata a due voci che, avvalendosi di una raffinata e insolita selezione di testi futuristi, si trasforma in un grimaldello per entrare nell’estetica dell’avanguardia letteraria guidata, in Italia, da Filippo Tommaso Marinetti. Liberamente tratto da diversi testi e manifesti dello stesso Marinetti, Maria D’Arezzo, Enrica Piubellini, Volt, Depero, Emilio Settimelli, Giovanni Papini, Valentine De Saint-Point, Rosa Rosà, Adele Clelia Gloria, Irma Valeria, Libero Altomare,“Disprezzo della donna” è “Uno spettacolo contro la donna che ostacola la marcia dell’uomo, contro quei fantasmi romantici che si chiamano donna unica, amore eterno e fedeltà, contro il femminismo e contro la famiglia, contro la democrazia e il parlamentarismo”.
“Il Futurismo italiano lo frequentiamo da tanto tempo, è uno scenario che personalmente amo molto” afferma Daniele Timpano “già nel 2005, a seguito di un laboratorio sul tema, tenuto alla Sapienza, avevamo prodotto un cd audio, poi sono arrivate le letture per Rai RadioTre nell’anno del centenario e, infine, l’anno scorso a Salerno Letteratura Festival abbiamo ripreso in mano questi testi ed è nata l’idea dello spettacolo. Del Futurismo italiano, a mio avviso, c’è una conoscenza limitata ai manifesti e molto sbilanciata su Marinetti e sugli anni del primo periodo, tra il 10 e la Guerra. Il nostro desiderio era quello di addentrarci negli aspetti più ambigui di questo movimento letterario: lo spettacolo è un pozzo di San Patrizio di contraddizioni, frasi che sembrano progressiste rispetto a cose dell’oggi, ma allo stesso tempo misogine e irritanti”.
“Ci siamo trovati ad affrontare il futurismo come radice estetica e politica di tante altre correnti in un momento in cui si rimettono in discussione i diritti più ovvi delle donne” afferma Elvira Frosini e aggiunge “Nel manifesto della donna futurista, scritto da Valentine de Saint-Point, il femminismo è definito come “un errore cerebrale della donna” e questo fa capire quanto, anche tra molte di queste autrici, ci fosse più un desiderio di affiancarsi agli uomini che non di emanciparsi concretamente da essi”.
Maneggiare la storia e le sue distorsioni, le sue beffe e i personaggi che l’hanno attraversata è sicuramente una delle virtù artistiche della coppia Frosini/Timpano, come dimostrato in precedenti lavori, dal celebre “Acqua di colonia”, in cui il duo si confronta con il tema del colonialismo a “Ottantanove”, dove il concetto di rivoluzione diventa il punto di partenza di un’indagine dettagliatissima e rigorosa di secoli di rivoluzioni.
“Disprezzo della donna” è frutto di uno studio accurato dei materiali letterari e storici: un lavoro estremamente sonoro in cui le voci di Elvira Frosini e Daniele Timpano si susseguono puntuali e scientifiche come un metronomo, quasi una vivisezione di quei proclami di mitomania e delirio superomista.
Silenziare l’amore, semplificare il sesso e la procreazione (“riprodursi senza la complicità della vulva!”): il disprezzo della donna decantato dai futuristi appare come un calderone confuso e urticante che se la racconta nel celebrare l’annullamento dei generi, ma di fatto promuove solo una vuota virilizzazione della donna, attraverso dettami sciatti e perentori.
La donna che “deve” scrollarsi di dosso le gabbie del patriarcato, la donna camerata, che se da un lato appare come una compagna, una socia ammiccante nella vertigine del rovesciamento del sistema, dall’altro si trasforma velocemente in serva di scena nel grande teatro dell’azione maschile.
Qualcuno lo potrebbe definire, con i termini semplici del contemporaneo, un mansplaining ridondante e solenne, in cui dietro l’abbaglio di una utopica società dell’uguaglianza tra gli esseri umani, si nasconde il gretto e antico dominio biologico dell’uomo sulla donna.
Il lavoro di Frosini/Timpano diventa ancora più interessante per lo sguardo rivolto ai testi delle futuriste, le cui parole oggi ci giungono talvolta audaci, talvolta tragicamente fuori fuoco e lasciano spazio a una riflessione: quando Rosa Rosà si domandava “Donne del post domani, saprete mai affrancarvi dalla maternità mentale?” Viene da desiderare solo una legittima volontà di non dover sempre dare dalle risposte alle richieste degli uomini, della società o di chiunque voglia imbrigliare le infinite moltitudini di una donna in una sola, minuscola definizione.
Credits
Disprezzo della donna. Il futurismo della specie
di e con Elvira Frosini e Daniele Timpano
arte della luce Omar Scala
arte dei rumori Lorenzo Danesin
arte della moda Marta Montevecchi
organizzazione Laura Belloni.
Produzione Gli Scarti, Frosini/Timpano – Kataklisma Teatro, Salerno Letteratura Festival.
Giornalista, si occupa di teatro, viaggi e società. Collabora, tra gli altri, con le riviste Il Tascabile e CheFare.
