Credo fosse inevitabile che, prima o poi, alcune delle scrupolose e approfondite interviste di Mariagloria Fontana finissero in un libro e anche con lo stesso titolo del suo programma radiofonico, “Affari di libri” (Giulio Perrone Editore). 

Cinque scrittrici e cinque scrittori, in rigoroso ordine alfabetico, rispondono alle sue domande con attenzione e sincerità, riuscendo tutti a dire cose interessanti e alla fine diventa difficile propendere per un’intervista o l’altra, anche se poi ognuno avrà le sue preferite. 

Prima di andare al contenuto del libro, voglio sottolineare l’inusuale possibilità di poter finalmente conoscere meglio scrittori e scrittrici di cui spesso non sappiamo nulla o quasi. Di solito ignoriamo il loro aspetto, non sappiamo dove vivono, cosa pensano, perché hanno cominciato a scrivere. Le poche righe di biografia che generalmente troviamo nel risvolto di copertina sono sempre tristemente insufficienti. 

Il libro di Mariagloria Fontana ci aiuta proprio in questo, a conoscere più da vicino gli scrittori contemporanei, anche al di fuori delle loro opere. Possiamo vederli affaccendati nella vita quotidiana, mentre accompagnano i figli a scuola, guardano la tv o trascorrono parecchie ore alla scrivania davanti al computer. Senza aspettare l’ispirazione o fantomatiche atmosfere magiche per scrivere, ma come semplici “impiegati”, restando inchiodati alla propria postazione e magari seguendo un orario fisso. 

Dalle 8.00 alle 12.00, come nel caso di Missiroli. Gamberale predilige la mattina presto. Ciabatti molto la mattina, e mai dopo le sette di sera. Ginzburg la mattina, raramente il pomeriggio, e di sera solo quando il testo è in fase avanzata. Anche Terranova preferisce l’inizio della giornata: “Sono molto mattiniera, non sono una che scrive di notte”. 

Insomma, sembra decadere il mito dello scrittore tormentato che scrive al calar delle tenebre. E non tutti hanno bisogno del silenzio attorno. Alcuni scrivono al bar, in biblioteca, o dove capita, anche in luoghi molto affollati. 

Le parti più piacevoli sono quelle dove gli scrittori si mettono a nudo, senza nascondere le proprie fragilità. La più generosa a raccontarsi è sicuramente Teresa Ciabatti, rivelando anche aspetti intimi della sua vita: “Ho fatto tanti anni di analisi, ho iniziato a quattordici anni. Ho preso, e continuo a prendere, psicofarmaci.” E dichiara di trascorrere parecchio tempo da sola, distesa sul letto, al buio, sentendosi al sicuro solamente a casa. Ha paura del mondo esterno e ammette: “Mi costa tantissimo uscire”. 

Un’altra scrittrice che riesce a parlare del suo privato senza problemi è anche Nadia Terranova. Nel corso dell’intervista, infatti, svela il suo dramma familiare, un padre eroinomane morto giovane e il suo enorme imbarazzo a parlarne: “Quando ero ragazzina mi terrorizzava che qualcuno mi facesse domande su mio padre perché non sapevo cosa rispondere”. 

Ma non tutti sono disposti a svelare il proprio privato, come nel caso di Luca Ricci. A ogni domanda che tende alla sfera intima, si sottrae abilmente buttandola sulla scrittura. Però alla fine qualcosa di privato viene fuori anche sul suo conto, e scopriamo che voleva fare l’attore, ma incontrando delle difficoltà ci ha rinunciato. E la scrittura è stata per lui “una forma di rivalsa, di compensazione”, o per dirla con le sue parole “un’ultima spiaggia”. 

Si parla parecchio di scrittura e vengono fuori molte cose utili per chi voglia cominciare a raccontare storie, per questo possiamo considerare il libro anche come un manuale per aspiranti scrittori. Ad esempio Roberto Cotroneo consiglia di “guardare il testo in maniera critica, come se non l’avessi scritto tu”, provando a mettere una certa distanza da quello che si è scritto e rileggerlo freddamente, come se non fosse un testo proprio ma di un altro. 

Da gustare anche i cappelli introduttivi che precedono ogni intervista. Alcuni molti divertenti, come quello su Luca Ricci che si presentò la prima volta in radio con una bottiglia di birra in mano. Oppure quando l’autrice andò nell’appartamento di Emanuele Trevi per intervistarlo e lui: “Da buon padrone di casa, mi fa vedere tutte le camere, tutti gli ambienti, persino la stanza da letto”, lasciando subito immaginare un playboy inveterato, come poi ammetterà di essere. 

Mariagloria Fontana aveva esordito qualche anno fa col romanzo “La ragione era carnale” (Armando Curcio Editore), con questo nuovo libro è come se avesse voluto esplorare nuovi territori e abbattere il limite che un’intervista radiofonica, per questioni di tempo, impone. All’analisi lucida della critica letteraria, si aggiunge la passione e la curiosità della lettrice, prima ancora della giornalista, nel respirare e stanare il mondo segreto degli scrittori. Ora però dovrà decidere se tornare al romanzo o continuare su questa strada che di sicuro conosce molto bene.

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Autore

lupop@minima.it

Pierluigi Lupo (Napoli 1971), vive a Roma dall’età di sei anni. Appassionato di scrittura e letteratura, negli ultimi anni ha pubblicato storie d’amore su "Confidenze" e "Confessioni Donna". Attualmente collabora con "Donna Moderna" occupandosi di cultura e spettacolo, recensisce libri per "L’Indice dei Libri del Mese", "Minima&Moralia" e sogna di pubblicare un romanzo.

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