Ne ho sentite tante, come che in Italia ci sono più scrittori che lettori, che a dirla tutta non lo so mica se era una battuta o se faceva parte di qualche statistica, di qualche sondaggio instagrammato, instagrammabile, anche perché a volte mi perdo, non so più quando è il caso di ridere, di provare un po’ di compassione, di credere a chi ti dice che il romanzo è morto, o comunque non è più quello di una volta, e allora tanto vale prendere qualcuno che fa stand-up comedy, sperando che abbia messo qualche storia da parte che si possa pubblicare. Ma in fondo che importa, noi siamo qui, come ogni anno, più o meno, ad appendere palle colorate e lucine intermittenti, che somigliano un po’ alle nostre vite, che ogni tanto ci lasciano sorridere, essere felici, chissà per quanto tempo. Non rimane che consigliare libri, sempre più libri, sentendoci, almeno per oggi, almeno per qualche minuto, davvero più liberi.
Sally Rooney, Intermezzo, traduzione di Norman Gobetti, Einaudi
Nel terzo romanzo di Sally Rooney, Dove sei, mondo bello, che nella mia classifica privata dei suoi romanzi metto al primo posto insieme a questo, c’è un personaggio, che poi è il suo alter ego, che è una scrittrice, che a un certo punto rivela l’argomento principale dei suoi libri: le persone. Ecco, anche qui, come in ogni suo romanzo, si raccontano le persone. Ci sono due fratelli, Ivan e Peter, che attraversano rispettivamente i venti e i trent’anni, che entrando a contatto con le vite di Sylvia, Naomi, Margaret, e non fanno altro che cercare la vita “giusta”, la vita “vera”, la vita felice. Condividono il lutto per il loro padre, provano a rimettersi in sesto, muovendosi come fa Ivan quando gioca a scacchi, facendo attenzione ad ogni piccola mossa. Insieme a questo, per seguire le tracce di Rooney, dei suoi personaggi, delle sue storie, mi affiderei a Fuani Marino, al suo In Irlanda con Sally Rooney (pubblicato da Giulio Perrone).
Alessandro Piperno, Aria di famiglia, Mondadori
È il romanzo italiano più bello pubblicato quest’anno, così come Di chi è la colpa (il prequel) era il romanzo più bello del 2021. È la storia di un professore universitario che (un po’ come accade, in parte, in American Fiction) è costretto a rivedere i suoi piani, la sua vita, per via del perbenismo accademico, di quella che chiamano cancel culture, che colpisce lui e un minore (scherzo, eh, che non si sa mai) come Flaubert. E mentre la sua vita cambia, trova un nipote e deve fare i conti con quelli che rimangono alla fine della festa, butta giù quelli che vorrebbero correggere le opere del passato, quelli che mettono al mondo i figli per dare un senso alla propria vita, quelli che confondono la reputazione con la fama. Per usare una parola nuova e originale, un po’ come “empatia”, direi: CAPOLAVORO.
Jem Calder, Ricompense, traduzione di Isabella Pasqualetto, Einaudi
Questa raccolta di racconti la regalerei insieme a Intermezzo, giusto per dare un’idea di quello che succede oggi alla giovinezza, una giovinezza faticosa, precaria, senza confini. Anche qui si parla di relazioni, di persone che si avvicinano e si allontanano e poi si avvicinano di nuovo, che come avrebbe detto Nanni Moretti, ormai, sono ferite (cattive non so, incattivite, forse). E in una raccolta di racconti, ne basta uno come Scusa, sbaglio o ci conosciamo? per dire che sì, ne è valsa la pena. “Sopra di loro, le nuvole di mezzogiorno avevano il colore del Financial Times”. Due che si ritrovano, con noi che ci sentiamo come lui, rassicurati dal fatto di “continuare a esistere” accanto a lei. Commovente, davvero.
L. Stine, Il libro più spaventoso di sempre (Piccoli Brividi), traduzione di Beatrice Bellini, Mondadori
Era doveroso un omaggio a una serie di libri che hanno fatto conoscere la paura ai bambini nati negli anni Ottanta e Novanta. A leggerli adesso, con gli occhi contaminati della vita adulta, fa un po’ impressione, è tutto molto esplicito, i personaggi, i dialoghi, l’ambientazione. Ma la magia, forse, sta proprio qui, in questa distanza spazio-temporale, che mostra brutalmente un mondo spiegato alla lavagna, neanche fossimo in un film di David O. Russell, in cui ogni capitolo si conclude con un colpo di scena, per tenere incollati i lettori, in cui, però, ci si accorge di come un ragazzino tranquillo, timido, impaurito com’era Stine, possa diventare lo scrittore americano di horror più letto al mondo (dopo Stephen King).
Amos Oz, La storia comincia così, traduzione di Elena Loewenthal, Feltrinelli
Un libro che parla di inizi, tipo Se una notte d’inverno un viaggiatore. Questo, però, non è un romanzo, e forse non lo era neanche quello. E che bello un libro che parla di inizi, di incipit, che comincia con questa frase: “Mio padre scriveva saggi”. E anche Amos Oz, adesso, li scrive, analizzando gli incipit di racconti come Il naso di Gogol’, Un medico di campagna di Kafka, Nessuno diceva niente di Carver, sapendo che la letteratura, per le parole, per la lingua, è una grande “bombola d’ossigeno”, e che in fondo “tutto riguarda la realtà”. Un corso di scrittura intensivo, magico, e insieme l’occasione per tornare a respirare l’aria buona dei classici.
Giuseppe Pastore, Kolossal Milan. Gli anni 2001-2009, 66THAND2ND
Come Nanni Moretti in Aprile, che per tutto il film non fa altro che dirci che proprio non se la sente di fare un documentario sulle elezioni politiche del 1994, e mentre ce lo dice, ce lo mostra, così Pastore, giornalista, podcaster, critico cinematografico, cronachista di punta (se non conoscete Cronache di spogliatoio, “continuiamo così, facciamoci del male”), non sappiamo bene se voglia raccontarci la storia del Milan attraverso la storia d’Italia o viceversa. Troviamo le grandi imprese del Milan di Ancelotti, insieme all’epoca d’oro di Berlusconi, all’omicidio di Carlo Giuliani, alla nascita di Sky, con riferimenti pop come Sabrina (la serie), il televideo, Zelig, Toy Story, Space Jam. Un piccolo grande viaggio in un passato recente che, come dice l’autore, a pensarci oggi, sembra lontanissimo, e c’è bisogno di una lingua ironica, leggera come quella di Pastore, della “giusta distanza”, come avrebbe detto Mazzacurati, per poterlo raccontare.
Giorgio Biferali è scrittore, docente dell’accademia Molly Bloom e insegnante di italiano in un liceo. Collabora con quotidiani e riviste culturali, dove si occupa principalmente di cultura pop. Ha pubblicato, tra gli altri, L’amore a vent’anni, romanzo d’esordio presentato al Premio Strega 2018, A Roma con Nanni Moretti (Bompiani), Il romanzo dell’anno (La nave di Teseo), Cose dell’altro mondo e Guida tascabile per maniaci delle serie tv (entrambi editi da Clichy).
