Stamattina, prima delle sette, è cominciato lo sgombero del Cinema America a Trastevere a Roma. La strada davanti è stata bloccata da quattro blindati e ne sono scesi una cinquantina di uomini, tra polizia e guardia di finanza. All’interno, a quell’ora c’era solo un occupante. Un poliziotto gli ha detto: “Vatti a trovare un lavoro”. Verso mezzogiorno l’ingresso del cinema era stato chiuso, saldato con pesanti lastre di metallo. Questo che segue è un intervento che Cristiano Armati ha condiviso sul suo profilo facebook.
di Cristiano Armati
L’estate del governo Renzi è stata grigia come il più triste degli autunni. A partire dal 16 luglio, quando a Roma veniva sgomberato (e devastato) il cine-teatro Volturno, i blindati della celere hanno provveduto a sottrarre alla collettività importantissimi spazi di cultura e aggregazione, dal Bios Lab di Padova all’Hobo di Bologna, dallo Zam al Lambretta di Milano fino ad arrivare, in queste ultimissime ore romane, al Cinema America di Trastevere dopo aver già provveduto a fare piazza pulita dell’esperienza del Teatro Valle.
L’attacco agli spazi sociali e culturali, devastante nella sua portata, non è arrivato certo “per caso”, né, tanto meno, il suo dispiegamento è stato affidato alla “casualità” o a un semplice servizio tecnico di polizia. Al contrario, questa fitta ondata di sgomberi affonda le sue radici in quanto accaduto, in tema di occupazioni, nel corso del 2013: un anno in cui le rendite di posizione e gli interessi speculativi dei palazzinari hanno davvero tremato nel momento in cui centinaia di occupazioni hanno preso piede in tutta Italia e nel momento in cui, il 19 ottobre, centomila persone sono scese in piazza a Roma, riscoprendo una possibile unità di classe e di intenti dietro la parola d’ordine DALLA VALLE ALLA METROPOLI: UNA SOLA GRANDE OPERA CASA E REDDITO PER TUTTE E TUTTI.
Sentendosi – giustamente – sotto attacco, gli speculatori non sono rimasti a guardare. E dopo aver cambiato come si cambiano le mutande, cioè evitando di ricorrere alle elezioni, i due governi “tecnici” e delle “larghe intese” presieduti dai deboli Monti e Letta, hanno trovato in Renzi l’uomo giusto per imporre quella strategia di lacrime e di sangue necessaria al capitalismo per rilanciare se stesso dopo le bolle speculative prodotte dai soliti noti, ora sempre più ricchi e, di conseguenza, sempre più potenti.
Con tutta la sua insopportabile arroganza, Renzi, dopo aver definitivamente traghettato il Partito Democrativo su precise posizioni di destra, assumeva i pieni poteri il 13 febbraio del 2014, preceduto – e non a caso – dalle perquisizioni notturne che avrebbero portato agli arresti domiciliari (una condizione in cui ancora si trovano) molti esponenti dei movimenti per il diritto all’abitare, tra cui Paolo Di Vetta e Luca Fagiano.
L’opposizione sociale reagiva con manifestazioni capaci di raccogliere migliaia di persone, ma Renzi, al grido di “ce lo chiede l’Europa”, andava avanti, concentrandosi esclusivamente su misure punitive rispetto alla diversa idea di Paese che i movimenti stavano disegnando e, al tempo stesso, conquistando “a spinta”. A colpi di decreti, infatti, veniva deciso:
– L’obbligatorietà dei distacchi di acqua e luce e la revoca della residenza agli abitanti di stabili occupati insieme a un articolato piano di aiuti economici riservati a palazzinari e banche (Decreto Lupi e relativo articolo 5)
– Il divieto di manifestare nel centro di Roma (Circolare di Alfano)
– La normalizzazione della precarietà esistenziale e lavorativa (Decreto Poletti, detto “Jobs Act”)
– L’istituzionalizzazione del lavoro gratuito (Responsabili: il ministero della cultura di Franceschini e le deroghe concesse all’organizzazione dell’Expo di Milano)
– L’affidamento ai privati dei beni culturali (decreto Franceschini sulla cultura)
Abusare dello strumento del decreto legge, fatto di per sé gravissimo se si somma all’ormai dimenticata mancata elezione popolare di Renzi e del suo governo, non è tuttavia sufficiente. L’opposizione sociale resta un agguerrito corpo meticcio composto da centinaia di migliaia di persone, pronte sempre a scendere in piazza al grido di LA GENTE COME NOI NON MOLLA MAI.
Quello che Renzi sta perseguendo, raccogliendo il mandato dei suoi padroni e ricorrendo alle consulenze dei servizi segreti, è una decisa strategia di disarticolazione dei fronti di lotta, abile nello sfruttare gli strumenti strettamente repressivi ma anche nel violentare le garanzie teoricamente offerte dal regime democratico; abile nel varare leggi appositamente pensate per garantire gli speculatori ma anche nel ridisegnare il paese per consentire a queste leggi di avere una rapida e devastante attuazione.
Ed è precisamente su questo ultimo punto che si innesta la grande contraddizione all’interno della quale trovano spazio gli sgomberi subiti in modo particolare dal Teatro Valle e dal Cinema America. Perché il governo Renzi, inseguendo una pulsione autoritaria sempre più evidente (che cosa altro serve per parlare apertamente di fascismo?), sta agendo per rimuovere qualunque ostacolo istituzionale in grado di frapporsi tra le decisioni dell’esecutivo centrale e la loro attuazione. Uno degli esiti più evidenti di questa politica, ottenuto grazie a strumenti come il famigerato Patto di Stabilità, è l’ormai evidente azzeramento di competenze e poteri tradizionalmente affidati agli enti locali, siano essi Municipi o Comuni. Lo stesso fallimento delle cosiddette Giunte Arancioni, con gli eclatanti casi di Napoli, Roma e Milano, seppur prevedibile e in effetti previsto da molti (parla chiaro lo slogan NON CI SONO GOVERNI AMICI urlato in tante manifestazioni), non è semplicemente un fallimento di tipo politico, ma il riflesso oggettivo di un dispositivo deciso a tavolino e calato dall’altro sui territori per procedere direttamente al loro controllo. Esempi eclatanti di questo modo di fare sono i regolamenti attraverso i quali zone come la Val Susa o Niscemi siano state dichiarate “Zone di interesse strategico nazionale” per sottrarre le stesse ai regolamenti locali, ma ormai questa impostazioni è generalizzata e riguarda qualunque città italiana, abbracciando persino ciò che accade a livello di quartiere.
Le esperienze del Teatro Valle o del Cinema America, da questo punto di vista, si caratterizzavano proprio per un atteggiamento di dialogo istituzionale da molti considerato ai limiti (o oltre) la complicità, e per questo severamente e anche giustamente criticato anche da sinistra. Dietro i tavoli, gli accordi e le rassicurazioni, però, c’era da parte degli interlocutori l’idea che fosse possibile tessere alleanze con le istituzioni locali o magari con i responsabili di certi settori politici (e il rapporto fallimentare del Cinema America con il ministro Franceschini ha del clamoroso) per arrivare a concludere trattative in grado di salvaguardare l’uso sociale degli stabili occupati. Un’idea che, quando anche fosse stata coltivata da determinati enti locali o da determinati rappresentanti politici, finiva comunque per cozzare contro gli interessi del capitale privato, metteva in ogni caso in discussione l’assetto delle rendite speculative e di conseguenza, in ultima istanza, ignorata e scavalcata nel più violento dei modi: cioè attraverso lo sgombero.
A livello di opinione comune, gli sgomberi del Valle dell’America hanno prodotto un coro di disapprovazione, una certa indignazione basata sull’apparente buonsenso secondo il quale sarebbe comunque folle azzerare esperienze realmente culturali a fronte di una carenza governativa assoluta in questo campo. Eppure l’indignazione non basta, non è mai bastata e basterà ancora meno in futuro. Ciò che occorre chiedersi dopo lo sgombero di spazi come quelli dell’America e del Valle, anche superando polemiche ormai inutili di fronte a saracinesche murate e presidiate dalla celere, è quale sarà il prossimo obbiettivo degli sgomberi, strumento privilegiato da un governo, come quello di Renzi, deciso evidentemente a fare piazza pulita di ogni opposizione sociale, anche dimostrando – e questo dimostrano gli sgomberi dell’America e del Valle – come nessuna istituzione locale abbia il potere di opporsi alle decisioni del centro autoritario.
Quindi, la domanda che occorre porsi è cosa verrà sgomberato (materialmente e/o simbolicamente) adesso?
E gli “indizi” forniti fino a oggi dalla politica di Renzi parlano chiaro: gli sgomberi degli spazi sociali non sono altro che la prova generale degli sgomberi, ritenuti più dolorosi dal punto di vista dell’immagine, degli spazi abitativi. Un modo per tastare il terreno dell’opposizione, francamente scarsa, prima di “asfaltare”, come direbbe lo stesso Renzi, la vera ala dura del dissenso. Le occupazioni abitative, dunque. Perché d’altro canto cosa deve essere ancora completamente sgomberato tra lavoro, sanità, scuola, beni comuni? Quanto ci vorrà prima che l’acqua sia completamente a pagamento, il lavoro una reale forma di schiavitù, la scuola riservata ai ricchi, gli ospedali a chi ha i soldi in tasca?
Tutto questo è una realtà, dolorosamente sotto gli occhi di tutti. Ma a spaventare non sono né le cariche della polizia, né gli agguati della repressione, bensì l’incertezza nascosta da un interrogativo angosciante: quanto ci vorrà prima di recuperare l’unità di intenti – e di classe – necessaria a sferrare un vero contrattacco a Renzi, Lupi, Poletti, Alfano e agli altri criminali della cricca?
Christian Raimo (1975) è nato a Roma, dove vive e insegna. Ha pubblicato per minimum fax le raccolte di racconti Latte (2001), Dov’eri tu quando le stelle del mattino gioivano in coro? (2004) e Le persone, soltanto le persone (2014). Insieme a Francesco Pacifico, Nicola Lagioia e Francesco Longo – sotto lo pseudonimo collettivo di Babette Factory – ha pubblicato il romanzo 2005 dopo Cristo (Einaudi Stile Libero, 2005). Ha anche scritto il libro per bambini La solita storia di animali? (Mup, 2006) illustrato dal collettivo Serpe in seno. È un redattore di minima&moralia e Internazionale. Nel 2012 ha pubblicato per Einaudi Il peso della grazia (Supercoralli) e nel 2015 Tranquillo prof, la richiamo io (L’Arcipelago). È fra gli autori di Figuracce (Einaudi Stile Libero 2014).

I palazzinari tremano, ma mai quanto gli occupanti di Valle e Cinema America, terrorizzati alla prospettiva di doversi cercare un lavoro coi proventi del quale rendersi finalmente utili alla società di cui tanto blaterano. Avanti Celere.
è incredibile come nella rete, sotto ad un articolo o un post, compaiono immediatamente commenti populisti, senza senso, legalitari in maniera ossessiva (tranne con i marò in India), razzisti ecc..
“doversi cercare un lavoro”? con una disoccupazione giovanile al 40 per cento, bella ‘sta società a cui rendersi utili. Magari il recupero di spazi abbandonati contro la speculazione è un’attività meritoria.
“Avanti Celere” avanti cretino mi sembra
È il commento di un parlamentare di Forza Italia (anche per me è sorpredente che minima & moralia sia seguita anche da parlamentari di FI), che mi sembra coerente con le sue idee sulle politiche culturali.
È incredibile come, nonostante la Rete, permanga inalterabile l’antica abitudine di inferire il peggio a proposito del prossimo, se costui si macchia del delitto di dissentire. Invidio la tua bolla di pregiudizio, dove ci sono da una parte gli illuminati e da una parte i poveri cafoni schiumanti al grido di “ridatece i marò!!111!” (ti stupirò: personalmente credo che stiano bene dove stanno, e che la giustizia indiana abbia tutto il diritto di giudicarli per quello che ha tutta l’aria di essere un delitto compiuto da loro). Mi fai quasi tenerezza, e non sai quanto invidio la semplicità del mondo in cui vivi.
Fammelo invece capire, in che mondo vivi tu: un mondo dove non è nient’affatto populista dichiarare che «UNA SOLA GRANDE OPERA CASA E REDDITO PER TUTTE E TUTTI»? Un mondo dove la piaga della disoccupazione rende accettabile un gesto di prevaricazione come quello dell’occupazione? Un mondo dove esistono dei comitati di salute pubblica ai quali spetta decretare a che fine impiegare spazi e beni appartenenti a qualcun altro? Esiste un elenco di questi comitati? Ci sono dei criteri da rispettare? I guardiani del bene pubblico sono eletti democraticamente, nominati a rotazione o scelti tra i redattori di qualche casa editrice romana?
Giusto per capire dove finisce la civiltà ed inizia la barbarie secondo voialtri.
il tuo commento è da considerare come “dissentire”? a me sembrava solo ironico e cinico, come va di moda. Che risposta ti attendevi?
“non sono d’accordo ma rispetto il tuo cinismo e la tua volonta di ironizzare su chi protesta”?
Oltretutto infarcito di luoghi comuni sugli occupanti che devono cercarsi un lavoro.
Il gesto degli occupanti del cinema america è stato di protesta per la tutela di un edificio che in questi giorni viene indicato dal Ministro Franceschini di interesse storico-artistico, mentre la proprietà voleva demolirlo per farci mini-appartamenti.
Per me la protesta e l’occupazione è più che legittima, il quartiere ha sempre partecipato numerose alle iniziative fatte durante le occupazioni. Molte più delle iniziative ridicole e retribuite di Forza Italia. Mi auguro che l’occupazione sarà valutata legittima in tutte le sedi, come è successo per il Nuovo Cinema Palazzo.
perchè non entri nel merito invece di utilizzare un’altisonante retorica su barbarie e civiltà?
Noialtri
Non mi aspetto il peraltro ipocrita “rispetto quel che dici ma non sono d’accordo”, piuttosto mi aspetterei che si evitasse di inferire da una opinione (per quanto orribile ci possa sembrare) uno spaccato antropologico dell’interlocutore, naturalmente caricaturale e composto di razzismo, xenofobia d’accatto, retequattro, inostrimarò e via discorrendo. Ma poi chi sono io per toglierti queste certezze in bianco e nero?
Prendo pacificamente atto che al Ministro compete anche il potere di espropriare il bene privato in vista di non meglio precisati interessi storico-artistici, aspetto che colpevolmente ignoravo; evidentemente in Questura non arriva la Gazzetta Ufficiale e nessuno si è premurato di informarli del nuovo regime prima che procedessero allo sgombero.
Mi sfugge di quale merito si voglia discutere: una “legittima” occupazione ha alienato a un privato la disponibilità di un bene, che era nel suo pieno diritto destinare a qualsiasi uso trovasse conveniente. Non dubito che tale privato cittadino sia esecrabile da più punti di vista, ma non credo che il codice civile contempli la gradevolezza umana tra le norme che regolano la proprietà dei beni. Esiste una serie di condizioni a cui è possibile procedere ad espropri, e non mi pare che si applichino al cinema in questione.
Quello che proponi tu, nella sostanza, è tracciare uno stato d’eccezione in cui un certo numero di persone sufficientemente organizzate si assegnano il diritto di sottrarre un bene o uno spazio a chicchessia, in nome di un superiore o più nobile indendimento. È una tentazione che non sei l’unico ad avere avuto, ma capisci bene che una volta ammessa questa possibilità diventa molto complicato evitare che si allarghi fino a comprendere qualsiasi abuso.
(Risparmiatevi la tiritera su FI, l’indirizzo mail è stato pescato a caso sul sito della Camera. Chiamatela sostituzione di persona, ma se siete coerenti con voi stessi dubito che chiamerete gli sbirri per questo. O no?)
Se c`era un solo occupante alle 7 allora l`occupazione era gia` finita. Le autorita` (correttamente) fanno sfogare gli occupanti fino ache non si stancano del giocattolo. Si puo` parlare di sgombero se c`era una sola persona? Dov`era il popolo unito a difendere il prezioso spazio occupato?
Se si riesce a tenere centinaia di persone per mesi in un certo posto, allora l`occupazione puo`avere successo, altrimenti meglio andarsene prima che arrivino i poliziotti.
Suggerimento: le scuole funzionanti sono difficili da sgomberare. Vedi il caso SPMT ma magari ce ne sono stati altri a Roma.
Forse c era un solo occupante perché stavano a cerca lavoro l altri…ovviamente scherzo…avanti celere non se po’ senti’. Siete dei questurini e servi dei padroni perciò un giorno presto o tardi verrete ricacciati nelle fogne, fasci infami e tutto questo scrivere ve lo sbatterete ar caZzo. Adios
ma Ignazio tu scrivi dal posto di lavoro? O hai tanto tempo libero che impieghi in una maniera così utile dando lezioni di qualunquismo e opinionismo da quattrosoldi? E’ questo è il tuo lavoro? Lo paghiamo noi questo spreco del tuo impiego? Sappi che gli occupanti un lavoro ce l’hanno e il tempo libero lo “occupano” da attivi cittadini e non a scrivere post meschini.
“rendersi utili alla società.”..”Avanti Celere…”
Ecco due classiche stronzate dei mantenuti della politica, delle vere nullità!
Le vere nullità di questo paese, come il bue che dice cornuto all’asino.
Fascismo? Posi il fiasco va’.
“Questurini”, “servi dei padroni”, “fasci”, vedo che quando si tratta di entrare nel merito gli argomenti scarseggiano. State bene così, avvinti nel vostro universo fatato dove ancora esistono i fascisti da combattere sulle montagne (ma per il momento meglio starsene al caldo in qualche centro sociale).
Quanto alle vostre curiosità: sì, scrivo dal posto di lavoro; no, non è pagato coi vostri soldi – non date retta a quel genio che si fa fregare dal primo indirizzo a caso trovato sul sito della Camera; e sì, avrei anche altro da fare, ma, siccome non siamo in una repubblica popolare e io non lavoro in una catena di montaggio, il mio datore di lavoro non si indigna se spendo cinque minuti a leggere o commentare un blog. Mi stupisce che lo troviate così strano, proprio voialtri che vi riempite la bocca di diritti dei lavoratori.
La mia posizione nei confronti del cinema America Occupato è decisamente a favore del cinema, e contro i palazzinari che vogliono indietro l’immobile per farne redditizissimi miniappartamenti nel cuore di Trastevere. Sono molto più a favore dell’America che del Valle: l’America era, ed è, veramente a rischio-miniappartamenti, mentre il Valle non è mai stato a rischio-centro commerciale o casinò o altro come gli occupanti hanno tentato di sostenere.
Però, mi chiedo: se lì ci torna ad essere un cinema, ci sarà poi qualcuno che ci va? Ci sono tanti spazi vuoti a Roma, e aumentano nel tempo: ex cinema, ex teatri (e teatri che funzionano a singhiozzo), ex caserme, ex scuole, altri immobili di varia ex destinazione. Facciamone pure nuovi cinema e teatri e biblioteche e centri multimediali e coworking (qualunque cosa sia). Ma poi ci andiamo? Ci andranno? Ci andrete? A me non pare che siano tanto frequentati, i cinema teatri biblioteche etc., quelli normali, quelli aperti e funzionanti in servizio permanente effettivo, come piace dire ai giornalisti.
Ma forse è perché i biglietti costano troppo, dei cinema e teatri normali, e non sono d’essai, e non sono gestiti dal basso, non sono benecomune. E quindi ok, proviamo.
Ma la sensazione che ho è come di cercare di convincere a leggere chi preferisce fare altro (nel proprio tempo libero, cioè non per dovere ma per voglia, per piacere – creare un desiderio, sedurre, qualcuno che ha altri desideri: e perché mai?). Come cercare di far vedere i classici del cinema a chi preferiva i telefilm (ma poi invece li hanno convinti loro, e allora vai con la glorificazione delle serie tv, e i paragoni con Dickens e Dostoevskij). Come favoleggiare di un ritorno a una piena occupazione e non vedere che nella società contemporanea, così com’è strutturato il mondo del lavoro, sono parole vuote. La sensazione che ho è di una battaglia di retroguardia. Un po’ come correre al contrario sulla scala mobile.
Foto di altri cinema romani chiusi, da più o meno tempo:
in forma zippata http://www.macine.net/
in forma unzippata http://www.macine.net/p/i-luoghi-del-festival.html
(Comunque, il tono, e quasi ogni parola, dell’articolo sono insopportabili).
questa è una chicca: “L’opposizione sociale reagiva con manifestazioni capaci di raccogliere migliaia di persone”, il difetto è sempre quello: opinioni contro fatti. E finchè i primi avranno la meglio sui secondi non chiamatemi alla mobilitazione, preferisco riposare.