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The Cultural and Creative Industries, A Stylised Typology (Andari et al., The Work Foundation 2007).

Martedì 10 marzo 2015 presso i Musei Capitolini, nella Sala Pietro da Cortona dalle ore 10 alle ore 13, si terrà l’iniziativa promossa dalla Commissione Cultura di Roma Capitale; qui trovate il  Manifesto per l’impresa culturale di #FondatiSullaCultura. (Immagine: The Cultural and Creative Industries, A Stylised Typology, Andari et al., The Work Foundation 2007)

#FondatiSullaCultura è un movimento che coinvolge operatori privati della cultura: persone, cioè, che creano ricchezza per il Paese e che si guadagnano da vivere realizzando progetti culturali in Italia, attraverso diverse forme giuridiche (Associazione Culturale, Fondazione, Società commerciale, Cooperativa) e in diversi settori (fotografia, teatro, musica, cinema, televisione, arte). Marica Stocchi (responsabile di minimum fax media) si è impegnata costantemente e tenacemente nel corso di più di un anno a connettere e riunire individui, enti, associazioni, e a progettare un processo collaborativo di ideazione attorno a un tema oggi fondamentale: la condizione normativa dell’impresa culturale in Italia. Grazie a lei e a Michela Di Biase, Presidente della Commissione Cultura di Roma Capitale che sostiene e promuove questo percorso,ci siamo innanzitutto resi conto che, di fronte alla domanda fondamentale che ci rivolgevamo («Di cosa abbiamo bisogno?»), la risposta non è stata: «maggiori finanziamenti pubblici», ma: «un sistema chiaro e appropriato di regole in cui muoverci».

Dunque, nel corso di una serie di incontri che hanno portato all’importante appuntamento del 29 ottobre 2014 al Macro di Roma, e che sono seguiti ad esso, ci siamo così confrontati – grazie soprattutto all’apporto indispensabile e alla guida insostituibile di Massimo Fantini, consulente finanziario di alcune importanti fondazioni culturali italiane – su cosa realmente sia necessario per procedere nel nostro lavoro: su cosa cioè serva assolutamente per continuare a vivere di cultura nonostante le enormi difficoltà che il Paese sta attraversando.

Va detto che quella che è una precondizione sostanziale di ogni discorso incentrato sulla cultura e sulla creatività viene in generale sorvolata, e va dunque continuamente precisata e definita: non solo la cultura è alla base della filiera industriale che fa ad essa riferimento diretto, ma essa oggi è e rappresenta molto di più, in termini di ruolo e di impatto. Uno degli errori di prospettiva più comuni relativi a questo tema consiste infatti nel considerare i diversi ambiti produttivi, innovativi, economici come disconnessi e separati, in base a una compartimentazione che non esiste più nei fatti, ormai da molto tempo, nelle società avanzate. La cultura e la creatività non individuano perciò un territorio a sé stante, indipendente dalle logiche dei settori produttivi e tutto sommato marginale, ma un’attitudine che attraversa e che governa tutti gli altri territori: esse rappresentano infatti la palestra fondamentale che allena qualunque settore produttivo e imprenditoriale a pensare, applicare e sviluppare idee nuove.

È chiaro che la cosiddetta “culturalizzazione” della vita economica e dei processi identitari è stata una delle principali cause dell’emergere delle industrie culturali e creative nelle società e nelle economie postindustriali. Questa crescita risponde sia alle esigenze di una forza-lavoro con alta formazione, sia a quelle di un sistema sociale altamente complesso, basato sull’economia della conoscenza e della cultura, sull’apprendimento continuo, e che soprattutto riconosce nelle organizzazioni che apprendono (learning organizations) il proprio modello. Negli ultimi anni, questa concezione della creatività è andata assumendo internazionalmente un nuovo livello di importanza a livello istituzionale, ed è stato riconosciuto, per esempio, in molti e autorevoli documenti ufficiali, come il Libro Verde della Commissione Europea (2010) e la “Europe 2020 Economic Strategy” (2010). Jason Potts, per esempio, ha chiarito le profonde implicazioni di questo processo a livello: “La raison d’etre delle industrie creative deriva dall’elaborare l’innovazione nel contesto sociale e culturale.”

Alla luce di ciò, è dunque paradossale che proprio le imprese culturali del nostro Paese non dispongano ancora di una figura giuridica adatta alle tipologie di attività che esse conducono. Eppure, la forma giuridica di una realtà lavorativa e produttiva ha un impatto diretto su di essa: e il nostro codice civile prevede unicamente norme che provengono da un mondo e da un’epoca in cui era di fatto inconcepibile associare la cultura a forme di investimento privato. Occorre dunque modificare in profondità la cornice, il quadro di riferimento: senza questa trasformazione, che è al tempo stesso giuridica e concettuale, ogni autentico cambiamento e sviluppo del settore culturale nazionale è impensabile e irrealizzabile. Come ha affermato Massimo Fantini il 29 ottobre: “Le Associazioni e le Fondazioni sono le due forme che più spesso vengono utilizzate per operare in ambito culturale e sono sostanzialmente molto simili: entrambe presentano lacune sostanziali. Accanto a queste, molte attività culturali vengono svolte dalle società commerciali, e in particolare da due modelli: le Società a Responsabilità Limitata (S.r.l.) e le cooperative. In un panorama di questo tipo risulta evidente la necessità di andare a dare una definizione normativa – possibilmente codicistica – dell’impresa culturale.”

L’obiettivo primario dunque di #FondatiSullaCultura – come emerge anche dal suo Manifesto per l’impresa culturale, e in particolare dai princìpi e dai requisiti che regolano a nostro parere l’impresa culturale – è quello di individuare un nuovo modello giuridico, una formula (sia essa una nuova figura giuridica o il risultato della modifica di una delle esistenti con una normativa ad hoc) che consenta finalmente a tutti di operare in modo trasparente.

Personalmente, ciò che più mi piace e mi interessa di questo movimento è che l’intero processo così come si sta evolvendo nel tempo è paragonabile a quello che caratterizza una vera, autentica conversazione, in cui i punti di vista si confrontano e sono in grado di trasformarsi, migliorandosi a vicenda; che esso sia partito da un’osservazione attenta e pratica della realtà, derivata a sua volta da un’esperienza concreta dei percorsi professionali, della costruzione di progetti culturali e da una conoscenza diretta del loro funzionamento interno; infine, che esso sia assolutamente aperto e disponibile all’integrazione e alla collaborazione con un approccio più teorico. Vi invitiamo dunque a partecipare al prossimo passaggio di questa elaborazione, convinti della sua importanza per l’immaginazione del presente prima ancora che del futuro italiano: l’appuntamento è per martedì 10 marzo 2015 presso i Musei Capitolini, nella Sala Pietro da Cortona, dalle ore 10 alle ore 13.

 

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christiancaliandro@minimaetmoralia.it

Christian Caliandro (1979) è storico, critico d’arte contemporanea e curatore. Insegna presso l’Accademia di Belle Arti di Foggia. Tra i suoi libri: La trasformazione delle immagini. L'inizio del postmoderno tra arte, cinema e teoria, 1977-‘83 (Mondadori Electa 2008), Italia Reloaded. Ripartire con la cultura (Il Mulino 2011, con Pier Luigi Sacco), Italia Revolution. Rinascere con la cultura (Bompiani 2013), Italia Evolution. Crescere con la cultura (Meltemi 2018), Tracce di identità dell’arte italiana. Opere dal patrimonio del Gruppo Unipol (Silvana Editoriale 2018), manuale Storie dell’arte contemporanea (Mondadori Education 2021) e L’arte rotta (Castelvecchi 2022). Dirige la collana “Fuoriuscita” per l’editore Castelvecchi. Dal 2004 al 2011 ha diretto le rubriche inteoria e essai su “Exibart”; dal 2011 cura la rubrica inpratica su “Artribune”. Collabora inoltre con “minimaetmoralia” e “che-Fare”, e dal 2017 dirige insieme a Angela D’Urso La Chimera–Scuola d’arte contemporanea per bambini presso TEX, ExFadda, San Vito dei Normanni (BR). Ha curato numerose mostre personali e collettive in spazi pubblici e privati, tra cui: The Idea of Realism/L’idea del Realismo, American Academy in Rome, Roma (2013); Concrete Ghost/Fantasma Concreto, American Academy in Rome, Roma (2014); Amalassunta Collaudi, Museo Licini, Ascoli Piceno (2014); Sironi-Burri: un dialogo italiano (1940-1958), CUBO-Centro Unipol Bologna (2015); Cristiano De Gaetano: Speed of Life, Fondazione Museo Pino Pascali, Polignano a Mare (2017); Now Here Is Nowhere. Six Artists from the American Academy in Rome, Istituto Italiano di Cultura, New York (2017); le quattro edizioni de La notte di quiete, ArtVerona, Verona, quartiere Veronetta (2016-2019); le sei edizioni del progetto Opera Viva Barriera di Milano, Flashback, Torino (2016-2021); il progetto Artista di Quartiere, Torino (2020); Z/000 GENERATION. Artisti pugliesi 2000>2020, AncheCinema, Bari (2020); Fragile, galleria Monitor, Roma (2021); Cantieri Montelupo, programma di residenze artistiche, Museo della Ceramica, Montelupo Fiorentino (2021). 

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