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Nel 1997, diciotto anni fa, in primavera, alla fine di un saggio sul Dialogato: sulla “rivista telematica” Naufragi è stato pubblicato il dialogo che segue. Lo ripubblichiamo oggi, centosedicesimo compleanno di Mr Papa. Con i nostri auguri migliori. 

“Hemingway? Ernest Hemingway?”

“Sì, sono io. Chi sei?”

“Giordano, Giordano Meacci.”

“Ti conosco?”

“No. Non ci siamo mai conosciuti di persona.”

“Ho letto qualcosa di tuo?”

“No… no… Mr. Papa… posso chiamarla così?”

“Sì, va bene. Mr. Papa va bene. Papa è solo per i più intimi. Ma mi vuoi dire chi sei?”

“Io… be’… non so proprio come presentarmi…”

“Hai qualche problema?”

“Be’sì… Credo proprio di sì… Ho letto tutti i suoi libri…”

“Questo non è un problema. È roba buona.”

“Lo so, Mr. Papa, è proprio questo…”

“Non ti imbarazzare. Piuttosto… Mi sai dire anche dove sei? Qui la situazione è poco chiara…”

Mr. Papa?”

“Sì?”

“Lei… lei è morto…”

“Morto? Sì… mi sa tanto che tu hai dei problemi ragazzo…”

“No, dico davvero. È una delle cose che mi fa stare più male, Mr. Papa, ma lei è… lei è morto…”

“Ah, sì? Dannazione, ecco cos’era… Qui non si vede un accidente di niente… Puoi accendere una luce, qualcosa, almeno?”

“Una luce? Mi sa di no, Mr. Papa, mi dispiace… se potessi…”

“La puttana morte, eh? C’è riuscita. Lo sapevo che sarebbe arrivata prima o poi…”

“Vuol dire che non si ricorda niente?”

“Niente… Cristo è freddo qui… E comunque dammi del tu ragazzo, mi stai mettendo a disagio con tutta questa affettazione…”

“Mi scusi… Cioè, scusa, Mr. Papa… Il fatto è che io…”

“E quando è successo?”

“Cosa?”

“Come cosa? La morte, la mia morte. Quando sono morto?”

“Il… Il 2 luglio 1961…”

“E in che anno siamo?”

“Be’… nel… nel 1997…”

“Cristo… trentasei anni… Potevi farti sentire prima ragazzo… Ma è proprio freddo qui… e troppo bianco…”

“Bianco?”

“Sì, bianco… Non si vede nulla… E senti… Sei ancora lì?”

“Sì, Mr. Papa…”

“Come sono morto?”

“Preferirei… Preferirei non dirglielo, Mr. Papa…”

“A chi?”

“A le… Scusa, a te…”

“Non mi dici chi sei, dove sei, come sono morto… Se riuscissi a vederti mi verrebbe voglia di prenderti a pugni, ragazzo…”

“No… no… La pre… ti prego, Mr. Papa, non arrabbiarti… È che proprio non ce la faccio a dir…telo…”

“Di dove sei, ragazzo?”

“Italiano. Sono di Roma.”

“Italia? Sono stato parecchio tempo in Italia…”

“Lo so… glie… te l’ho detto, ho letto tutti i tuoi libri…”

“Ah, già… È questo dannato freddo, avrei bisogno di sole…”

“Lo so… me l’immagino…”

“Cazzo sai tutto! Non sarai mica uno di quei piccoli figli di puttana che mi voleva dare lezione di bello scrivere, quando… Ma scrivi, tu?”

“Ci stiamo scrivendo, Mr. Papa…”

“Scrivendo? Io non muovo un cazzo di dito… Anzi, non le vedo nemmeno, le dita…”

“Lo s… È che lo faccio io per tutti e due…”

“Be’, vedi di farlo bene… Ho una reputazione da difendere…”

“Ci provo, Mr. Papa…”

“Senti un po’, vai a pesca tu, piccolo italiano sotuttoio? Vai a pesca in quei bei fiumi pieni di trote e di carpe che vi ritrovate… voi, dannati dannunziani mangiaspaghetti?”

“Ci ho provato da bambino, Mr. Papa… L’ho fatto insieme a mio padre. Per mio padre e per lei, Mr. Papa… Ma non ce la facevo proprio… Mi facevano pena i bigattini, mi facevano pena i pesci, non riuscivo a svegliarmi all’alba, mi si stroncava sempre la lenza… È stata dura, però, ammettere di non essere un pescatore…”

“Non so che darei per pescare, in questo momento… mi hai fatto pensare che sono trentasei anni che non vado a pescare…”

Mr. Papa?”

“Sì?”

“Volevo dirle che è come se ci andassi ancora, a pescare, leggendo i suoi libri. È come se le vedessi davvero le acque del Michigan… i monti della Spagna… Anche se non ci sono mai stato…”

“Senti, figliolo…”

“Sì, Mr. Papa?”

“Sei un bravo figliolo, anche se continui a non darmi del tu…”

“È bello sentirlo dire da lei, Mr. Papa…”

“Si leggono ancora i miei libri, eh? Sono contento.”

“Sì, li leggiamo ancora i suoi libri, Mr. Papa. Volevo dirle proprio questo.”

“Sono contento, cazzo. Sono proprio contento. Non sono male, vero, figliolo-pieno-di-affettazione?”

“Li amo molto, Mr. Papa.”

“Sono contento. Sei un piccolo saccente figlio di puttana ma sei un bravo figliolo, ragazzo.”

Mr. Papa?”

“Sì?”

“Non riesco a smettere di parlare. Se smetto so che anche lei smetterà e quindi…”

“Figliolo, non bisogna abusare delle parole. Bisogna smettere, a un certo punto…”

“Lo so, Mr. Papa. Me l’ha insegnato lei…”

“Stammi bene, piccolo italiano saccente…”

“Anche lei, Mr. Papa…”

“Non per essere pessimisti… ma me l’hai detto tu che sono morto…”

“Mi dispiace, Mr. Papa…”

“Cazzo, adesso che mi ci fai pensare… Anche a me…”

“La saluto Mr. Papa…”

“Senti…”

“Sì, Mr. Papa?”

“Proprio non vuoi dirmi come sono morto, eh?”

“Preferirei di no, Mr. Papa… E mi scusi l’ultima parola…”

“Ma ti pare, piccolo figlio di puttana…”

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Autore

giordanomeacci@minimaetmoralia.it

Giordano Meacci (Roma, 1971) ha pubblicato per Rizzoli Fuori i secondi e per minimum fax il reportage Improvviso il Novecento. Pasolini professore (2015) e la raccolta Tutto quello che posso (2005). Un suo racconto è incluso nell’antologia La qualità dell’aria, ripubblicata nel 2015. Il suo primo romanzo, Il Cinghiale che uccise Liberty Valance (minimum fax), è stato finalista al Premio Strega 2016. Con Claudio Caligari e Francesca Serafini ha scritto Non essere cattivo (2015) di Claudio Caligari.

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