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Nuova puntata della serie di Maurizio Cotrona: il racconto di un progetto che intende produrre editoria a fumetti a Taranto. Qui le parti precedenti.

28 giugno 2021

Gian Marco mi passa le tavole di un giovane diplomato della sua scuola, Federico Perrone, le scarico e ci metto pochi secondi ad accorgermi di essere davanti a una bestia rara: chine come le sue non se trovano più in giro, ormai. Pura potenza fluida, profondità in 2D, coraggio di esprimere la propria sensibilità attraverso un tratto che non conosce mezze misure. Che neri… una pantera! Una pantera ancora orfana di una storia da raccontare, ohimè!

Passo in pescheria, sul banco tengono una bella cassetta di “coccioli di mare”, li danno a otto euro il chilo. Che guscio magnifico hanno i coccioli, ne prendo uno per pochi centesimi e lo pagherei ottanta euro, altroché. Com’è fatto un cocciolo? Inserirei una foto, se non avessi cominciato a sperare che questo diario possa diventare il mio prossimo libro, un libro di quelli seri in carta avoriata, su cui sarebbe problematico inserire una foto. Sono uno scrittore, orsù!, la descrizione di un cocciolo non dovrebbe spaventarmi.

Il cocciolo è una conchiglia dalla consistenza pietrosa, alta circa cinque centimetri, a forma di fuso. Un fuso cavo e un po’ ritorto. Questo fuso, all’altezza del proprio ideale equatore, mostra una corona di stalattiti calcaree, lunghe circa mezzo centimetro. Questa corona si apre in una doppia spiarle di spine, sempre più corte, che portano ai due poli del cocciolo. La cosa difficile da spiegare è che tutte le caratteristiche del cocciolo (la torsione del fuso, la forma delle spine, le onde di colore sulla superfice) fanno pensare a materia aggregatesi in un continuo movimento rotatorio. Come un pianeta.

Chiederò all’editore di poter inserire una foto.

29 giugno 2021

C’era la foto? Al momento in cui scrivo, ancora non so se la spunterò.

Ho la testa divisa tra l’immaginazione di una storia adatta a Federico Perrone e la ricerca di una delle poche tessere ancora mancanti al puzzle di Ottocervo: non siamo lontani dal nostro esordio e non abbiamo trovato un ufficio stampa.

Io, il candidato ideale, lo avrei pure. Nome: Federico. Cognome: Cerminara. Classe 1981, occhi verdi, gigante, ricciolone. Curioso, praticante delle relazioni umane sinallagmatiche (non chiedo la tua attenzione se prima non ti ho dato la mia), cacciatore di passioni, fondista dei rapporti autentici, estroso ma concreto  (ricordo bene il giorno in cui Nadia Tarranova e Carola Susani lo hanno definito, in coro, il “pilastro” della casa letteraria italiana), ingegnere fantasista…  sarebbe un ufficio stampa perfetto, ma c’è un solo problema: lui non lo sa.

Ha curato per due anni la comunicazione social del festival internazionale di Roma  “Letterature” ed è il segretario di una cosa complessa e stratificata come la scuola di lettura per ragazzi  “Piccoli maestri”, ma sarebbe alla sua prima esperienza come ufficio stampa. Perfetto per un editore esordiente specializzato in esordienti. Ho preso il telefono in mano per chiamarlo, quando mi coglie il pensiero lampeggiante del mollusco che abita il cocciolo, abbandonato nella dispensa. Arriva la scarica di adrenalina, con tutte le altre reazioni connesse alla presenza di un pericolo: accelerazione del battito cardiaco, calo della temperatura corporea, sudorazione.

Ho già rovinato un’amicizia per colpa della carne in putrefazione. Una volta, all’università, dimenticai una fettina di pollo in un frigo spento, prima di partire per le vacanze estive. Toccò al mio compagno di casa affrontare la sgradevole situazione e dev’essere stata molto molto sgradevole, perché non mi rivolse più la parola.

Investo la questione della massima urgenza, le conseguenza per il mio equilibrio familiare potrebbero essere incalcolabili.

Trovo il mollusco, strappo la busta in cui è chiuso, provo a sradicarlo dalla conchiglia con una forchetta e qui arriva il primo imprevisto, perché il mollusco fa un vistoso movimento per ritrassi nel suo guscio: è ancora vivo.

Non perdo il controllo, supero senza esitazioni un micro-dilemma morale e mi ricordo le parole del pescivendolo: va bollito. Qui mi colpisce la pigrizia. Invece di usare il caro vecchio fuoco è un banale pentolino, getto  il mollusco in una tazza di ceramica piena d’acqua e lo metto  a girare nel microonde. Anche qui bollirà, penso, ed è quello che succede, solo che adesso il microonde puzza di porto.

È la maledizione dei pigri, dover fare il doppio della fatica: olio di gomito, sgrassatore e abbondanti spruzzate di Obsession.

Ora sì che riesco a sradicare il mollusco con la forchetta, ha la forma del calco del cocciolo, lo sigillo in una nuova busta di plastica, raschio dei residui via dal guscio, lo lavo con lo Svelto e lo passo nella lavastoviglie. Lo lascerò per un paio di settime al sole e, finalmente, dovrebbe essere sanificato a dovere.

Missione compiuta, per la seconda volta evito di scoprire che odore ha la carne in putrefazione e posso chiamare uno dei due “Federico”.

Disegno di Federico Perrone

 

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Autore

mcotrona@minima.it

Maurizio Cotrona è nato a Taranto nel 1973. Esordisce nel 2006 con il romanzo "Ho sognato che qualcuno mi amava" (Palomar). Nel 2011 pubblica "Malafede" (Lantana, Premio Puglialibre come miglior romanzo) e nel 2015 "Primo" (Gallucci HD, vincitore del premio del gruppo GEMS “Io Scrittore”). Il suo ultimo romanzo è Il figlio di Persefone (Elliot edizioni, 2019). Co-direttore editoriale di "Ottocervo edizioni", è maestro della scuola di lettura per ragazzi “Piccoli maestri".

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