Il 28 maggio TuttoLibri, l’inserto culturale de La Stampa, ha pubblicato per la prima volta una classifica dedicata unicamente ai fumetti più venduti. In questo modo, sia i titoli seriali che quelli unici sono stati “esclusi” – virgolette obbligatorie – dalle classifiche di varia, libri stranieri e libri per ragazzi. Attenzione, però: non sono stati “esclusi” – di nuovo: virgolette obbligatorie – dalle classifiche generali. Sempre il 28 maggio, infatti, tra i dieci libri più venduti della settimana, TuttoLibri ha citato quattro fumetti: “Le storie da brivido” di Lyon (Salani), “Giochi e risate” di Pera Toons (Tunué), il manga “Demon Slayer” di Koyoharu Gotōge (Star Comics) e “Il fantastico viaggio nel mondo dei Pet. Un’avventura a fumetti” di Roby (Fabbri).
L’11 giugno, due settimane dopo, Robinson, l’inserto de La Repubblica, ha preso la stessa decisione, creando la classifica “graphic novel”. La Lettura, l’inserto del Corriere della Sera, ha preferito invece continuare a seguire lo stesso schema, lasciando per ora i fumetti nelle classifiche di varia, libri stranieri e libri per ragazzi.
La notizia, inizialmente passata in sordina, è stata accolta con una certa preoccupazione da parte degli appassionati e dagli addetti ai lavori del settore. Le scelte di TuttoLibri e di Robinson sono chiaramente scelte legittime: rispondono a una linea editoriale, e portano avanti un discorso specifico. Per i fumetti, però, diventa più difficile riuscire a mantenere una certa visibilità nel dibattito pubblico.
Le classifiche dei libri più venduti, pubblicate ogni settimana, tengono conto di dati e rilevazioni precise. In questi ultimi mesi, complice il rinnovato successo ottenuto durante la pandemia, i fumetti hanno velocemente scalato le varie posizioni, dimostrando tutto il loro potenziale e ribadendo l’attenzione che un determinato lettorato ha nei loro confronti. Una classifica dedicata interamente ai fumetti, quindi, rappresenta un passo indietro.
Non sempre i fumetti sono riusciti a vendere abbastanza da rientrare nelle classifiche generali. Quasi ogni settimana, però, sono stati in grado di ritagliarsi un posto nelle top 10 (o 20) dei libri stranieri e dei libri per ragazzi. Nelle classifiche pubblicate da Robinson il 23 aprile, per esempio, cinque delle dieci posizioni della classifica dei libri stranieri sono occupate da manga (“One Piece”, “Dragon Ball Super”, “Kaiju no. 8”, “Chainsaw Man” e, di nuovo, “One Piece” con un’altra edizione).
Per alcuni addetti ai lavori, la decisione di TuttoLibri e Robinson è giusta. In parte perché si parla – questo dicono – di prezzi e percorsi distributivi diversi, e in parte perché una classifica dedicata unicamente ai fumetti è un’ottima risposta alla crescente curiosità dell’intera editoria. Probabilmente è così. Ma ci sono anche dei fumetti che hanno prezzi diversi, più alti, e che hanno la stessa distribuzione di un romanzo. Pensiamo alle opere di Zerocalcare o a quelle di Gipi.
In realtà, questa novità porta a una riflessione più profonda su quella che è la situazione interna del mondo del fumetto italiano. Prima di tutto: è evidente il peso che i manga hanno assunto per tutto il settore. Secondo: i titoli italiani capaci di competere con la narrativa si contano sulle dita di una mano. A parte i già citati Zerocalcare e Gipi, in questi ultimi mesi si sono fatti notare Lyon, che per questo motivo è stato uno degli ospiti d’onore dell’ultimo COMICON di Napoli, e Pera Toons.
I 9 milioni di lettori di fumetti, censiti qualche mese fa da uno studio di AIE, Eudicom, ALDUS UP e Lucca Comics and Games, vanno analizzati da un altro punto di vista, tenendo conto anche di questi elementi. Con l’arrivo sugli inserti culturali dei quotidiani, i fumetti hanno ricevuto una considerazione diversa da parte dei media generalisti. Per la prima volta dopo tanto tempo, sono stati presi in esame non solo per il loro valore artistico, ma pure per la quantità di copie vendute e per il loro ruolo strategico nella crescita dei guadagni per l’editoria. Non è un caso se, proprio in questi giorni, Mondadori ha acquisito il 51% della Star Comics, casa editrice indipendente specializzata in manga.
Durante la pandemia, i fumetti hanno ricevuto una spinta considerevole sia dalle librerie, dove sono stati distribuiti in tempi relativamente recenti, che dalle fumetterie. Ma soprattutto hanno ricevuto una spinta fondamentale dagli shop online, come il neonato MangaYo. In più, quasi spontaneamente, diverse professionalità – nate su Internet o, al contrario, appartenenti al mondo accademico – si sono impegnate nella loro divulgazione (Marco Pellitteri ha pubblicato il saggio “I Manga”, edito da Carocci editore; e Kirio1984, streamer e youtuber, ha pubblicato per Electa Juniorn “Anche mio nonno era un otaku!”). Non vanno poi dimenticati i canali Twitch di Cavernadiplatone, Dario Moccia, Sommobuta e Mangaka96; e nemmeno l’impegno di alcune realtà come Animeclick.
Insomma, i fumetti – soprattutto i manga – sono stati in grado nel giro di pochi mesi di arrivare in cima alla piramide dell’editoria, e di mantenere saldamente il proprio posto. Con la decisione di Robinson e TuttoLibri, notare questo fenomeno diventa decisamente più complicato, ma non impossibile. Quello che serve, adesso, è un atteggiamento diverso da parte degli appassionati e degli addetti ai lavori: il successo di vendite dei fumetti non va visto come la fine di un percorso, ma come l’inizio di una nuova strada.
