Durante le ultime settimane, nel tentativo di evadere certe noiose incombenze burocratiche che mi portavo dietro da anni, ho trascorso molto tempo in giro per la città in cui vivo. Autobus, metropolitana, scooter. A Roma, i mezzi di trasporto sono nemici della lettura, oltre che della vita. Percorsi brevi in metropolitana. Autobus stracolmi di gente per la quale è un affronto il semplice allargamento dell’altrui spazio vitale dovuto all’apertura di un volume. Così, per non sentire di stare sprecando tutto il mio tempo, me ne stavo connesso con il telefonino al sito internet di “Ad alta voce”, il programma di Radio3 dedicato alla riduzione radiofonica di grandi romanzi, a cura di Anna Antonelli, Fabiana Carobolante, Lorenzo Pavolini.
In particolare, riascoltavo i primi capitoli di Amatissima, di Toni Morrison (Frassinelli, trad. it. Giuseppe Natale), letta per l’occasione da Maria Paiato. Pur sapendo che Amatissima è uno dei migliori romanzi del secondo Novecento americano, non ripensavo a quell’incipit da tempo.
“Il 124 era carico di rancore. Carico del veleno di una bambina”.
Per quanto elementare il ragionamento (e i grigi burocrati messi a presidio delle nostre coscienze detestano questo tipo di ingenuità) mi sentivo ancora una volta stupito, per meglio dire commosso davanti alla forza, alla resistenza della parola letteraria. Nel 1983 Toni Morrison comincia a scrivere Amatissima. Passa del tempo, durante il quale succede di tutto: crollano imperi, vengono dichiarate guerre, sono sconvolti il clima, l’economia, la geopolitica. Cambiano le nostre abitudini quotidiane, le nostre paure, le nostre aspettative sul futuro. Muoiono intorno a noi persone care, altre ne nascono, cambiamo partner, lavori, città. E nonostante tutto, a trentadue anni di distanza, ci ritroviamo a amare, intatte, le parole che una scrittrice dell’Ohio si ritrovò a pensare e poi a battere a macchina (o alla tastiera di un computer?) a migliaia di chilometri da dove ci troviamo noi, chissà in quale casa, vestita come, davanti a quale scrivania, con quali smorfie sul viso.
Il tempo trascorso è stato sufficiente a distruggere rapporti che avrei definito allora “a prova di bomba”, ma non il senso di quelle parole in me che le ascolto o le leggo oggi.
Chissà, magari faccio un favore a qualcuno inserendo il link alla riduzione radiofonica della prima puntata di Amatissima. Ecco: se volete cliccate qui. Magari qualcuno ne beneficerà come è successo a me. In caso, prendetelo come un piccolo regalo.
Nicola Lagioia (Bari 1973), ha pubblicato i romanzi Tre sistemi per sbarazzarsi di Tolstoj (senza risparmiare se stessi) (vincitore Premio lo Straniero), Occidente per principianti (vincitore premio Scanno, finalista premio Napoli), Riportando tutto a casa (vincitore premio Viareggio-Rčpaci, vincitore premio Vittorini, vincitore premio Volponi, vincitore premio SIAE-Sindacato scrittori) e La ferocia (vincitore del Premio Mondello e del Premio Strega 2015). È una delle voci di Pagina 3, la rassegna stampa culturale di Radio3. Nel 2016 è stato nominato direttore del Salone Internazionale del Libro di Torino.

Lagioia ha perfettamente ragione, Amatissima è un romanzo splendido! Io l’ho letto subito dopo aver ascoltato due puntate della lettura ad alta voce di Maria Paiato, bravissima nel restituire tutto il magma ribollente di questa storia.
E chi lo sa, forse un minimo di merito sarà anche del traduttore Giuseppe Natale, senza il cui lavoro non ci sarebbe stato niente da leggere–né alla radio né altrove.
grazie, Nicola, grazie!