Nuovo appuntamento con la rubrica a cura di Anna Toscano. Dieci domande a poetesse e a poeti per cercare di conoscere i loro primi avvicinamenti alla poesia, per conoscere i loro albori nella poesia, quali siano stati i primi versi e i primi autori che li hanno colpiti, in quale occasione e per quali vie, e quali i primi che hanno scritto. Le altre puntate sono qui. foto copertina © Anna Toscano

Qual è la poesia che hai incontrato, e quando, che ti ha fatto pensare, per la prima volta, che fosse qualcosa di fondamentale?

È stata “La pioggia nel pineto” a farmi capire che per me la poesia sarebbe stata importante. Ero un bambino, ma i versi di D’Annunzio, la pioggia che cade nel silenzio e nell’indifferenza della natura, mi hanno fatto scoprire il potere immaginifico della poesia e mi hanno catturato. Per sempre.

Qual è il primo autore o autrice che ti è rimasto/a in mente come poeta?

Dovrei, in realtà, rispondere prima alla domanda n. 3, perché è da bambino che tutto ha avuto inizio, come ti dirò. Se, però, mi chiedi il nome di un autore o di un’autrice, penso tu faccia riferimento a una conoscenza lievemente più consapevole della poesia, e allora non posso che rispondere Omero. A scuola, come tutti/e i ragazzi/le ragazze della mia generazione, ho studiato, e in parte imparato a memoria, i poemi omerici. E l’Iliade, nella traduzione di Vincenzo Monti, con il suo potentissimo proemio, mi ha inseguito, tormentandomi anche po’, per lunga parte della mia vita. A volte mi trovo a ripensarci ancora oggi e, anche se non so dire perché la memoria mi riporti spesso a quei versi,

C’è stata una persona o un evento nella tua infanzia, o giovinezza, che ti ha avvicinato alla poesia? Chi era? Come è accaduto?

Da bambino trascorrevo le vacanze a casa dei miei nonni, a Cava de’ Tirreni. Mio nonno, che faceva l’avvocato, amava la poesia. Quando lo andavo a trovare, mi faceva entrare nel suo studio e mi faceva sedere al suo posto. Poi, in piedi dall’altra parte della scrivania, mi leggeva delle poesie. Orazio, D’Annunzio, Dante e Leopardi erano i suoi poeti preferiti, ma ricordo anche i versi di Petrarca, di Poliziano, di Carducci, di Pascoli e altri ancora. Credo che la mia passione per la poesia sia nata proprio da lì, da quelle “letture” di mio nonno.

Quali sono i primi libri di poesia che hai cercato in una biblioteca o in una libreria?

Ovviamente i primi libri di poesia che ricordo di avere  cercato in libreria sono quelli dei poeti che mio nonno mi leggeva. I “Canti” di Leopardi, in particolare, e il “Canzoniere” di Petrarca.

Il primo verso, o la prima poesia, che hai scritto e che hai riconosciuto come tale: quando è stato e in quale circostanza?

Avevo 16 anni e stavo preparando l’esame di maturità. Mentre studiavo nella mia stanza, presi la macchina per scrivere, una vecchia “lettera 32”, e iniziai a battere sui tasti. Non ricordo di preciso cosa accadde: è passato molto tempo da allora e all’epoca facevo degli esperimenti di scrittura automatica che, pur non avendo mai prodotto risultati riconoscibili, mi lasciavano sempre un po’ di confusione nella testa. Ricordo, però, che alla fine mi accorsi di avere scritto dei versi che componevano un testo sgangherato fatto di scacchi, di re e di regine, del mondo in un quadrato. Non so dire di più. Di quei versi, e dei testi che scrissi in quegli anni, non è rimasto nulla perché un paio di anni dopo, prima ancora che il gallo cantasse, rinnegai la mia scrittura e bruciai, letteralmente, tutto.

Quando poi i versi sono arrivati copiosi, quali sono stati i tuoi pensieri?

Dopo quel piccolo falò, sono stato per anni senza scrivere nemmeno un verso. Non ne avevo più il desiderio e mi sembrava di avere concluso definitivamente l’esperienza di scrittura. Intorno ai 30 anni, però, ho sentito improvvisamente la necessità di ricominciare e, anche se con innegabile fatica, ho ripreso i miei esercizi poetici. I primi tentativi furono disastrosi, ma non ho desistito perché mi ero reso conto che la scrittura poetica era per me comunque molto importante. E così mi sono lasciato andare. A poco a poco la scrittura è diventata più fluida, si è fatta più consapevole e la fatica di scrivere si è un po’ allentata. Ma non è mai cessata del tutto.

Quando hai avuto tra le mani le tue prime poesie pubblicate, cosa è accaduto?

Ho provato gioia pensando a ciò che rappresentava per me la poesia. Ma ho anche avuto paura di avere reso pubblica una parte di me che, nel mio ambiente di lavoro, avrebbe potuto essere considerata una debolezza, una fragilità. E poi ho temuto di avere esaurito ciò che avevo da dire con la mia scrittura. Ho anche pensato che la pubblicazione sarebbe stata considerata solo un’esibizione di vanità. Ma non è accaduto nulla.

La poesia per te è più di una fede o quasi una fede?

Non penso di poter parlare di fede. Per me, però, la poesia è strettamente correlata al vivere. Rielaboro attraverso la poesia tutta la mia esperienza esistenziale e, anzi, è l’unica modalità che conosco per esprimerla. Per questo non sono particolarmente interessato al riconoscimento, o al mancato riconoscimento, della mia scrittura. Scrivo per sentirmi vivo, per esistere.

La poesia inizia?
La poesia finisce?

La poesia non inizia e non finisce. È un flusso in perenne movimento. Ed è al di fuori di noi. Illusorio pensare di catturarla, di imprigionarla. Noi possiamo solo comporre dei testi con le parole che conosciamo. La poesia è altrove. La poesia è un altro.

 

Condividi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Autore

a.toscano@minima.it

Anna Toscano vive a Venezia, insegna presso l’Università Ca’ Foscari e collabora con altre università. Un’ampia parte del suo lavoro è dedicato allo studio di autrici donne, da cui nascono articoli, libri, incontri, spettacoli, corsi, conferenze, curatele, tra cui Il calendario non mi segue. Goliarda Sapienza e Con amore e con amicizia, Lisetta Carmi, Electa 2023 e le antologie Chiamami col mio nome. Antologia poetica di donne vol. I e vol. II. Molto l’impegno per la sua città, sia partecipando a trasmissioni radio e tv, sia attraverso la scrittura e la fotografia, ultimi: 111 luoghi di Venezia che devi proprio scoprire, con G. Montieri, 2023 e in The Passenger Venezia, 2023. Fa parte del direttivo della Società Italiana delle Letterate e del direttivo scientifico di Balthazar Journal; molte collaborazioni con testate e riviste, tra le altre minima&moralia, Doppiozero, Leggendaria, Artribune, Il Sole24 Ore. La sua sesta e ultima raccolta di poesie è Al buffet con la morte, 2018; liriche, racconti e saggi sono rintracciabili in riviste e antologie. Suoi scatti fotografici sono apparsi in guide, giornali, manifesti, copertine di libri, mostre personali e collettive. Varie le esperienze radiofoniche e teatrali. www.annatoscano.eu

Articoli correlati