di Marco Mantello
Il tempo accelera le commissioni
e rende gli uomini più obbedienti
nel formulare opinioni
sui saldi estivi e il debito, dunque lavoro,
per qualche cosa di impersonale e puro
che decide, delibera, aiuta
a barricarsi nel singolare
e a declinarsi al plurale
senza alcuna credibile alternativa
a un dizionario di fallimenti o allo svettare
***
Io sono un poeta, io sono inumano
io sono un caso di selezione avversa
del primitivo e del razionale
dal religioso e dal secolare
la mia poesia è diversa
da Dioniso Mitra e Bromio
dalla laicità, dall`etica, dalla morale
quando diventano il manicheo
o un manicomio. Io conosco me stesso
e tutto quello che torna dal mare
Il giglio bianco il catrame nero
il sasso piatto e il paguro vuoto
la rete rossa con l´escremento
Il legno umido, il sughero intero,
il riccio aperto e il cristallo eroso
di una bottiglia che non si apriva
assieme a chele, ai gabbiani e al vento
e a tutti i resti del leviatano esploso
dopo che l´onda era tornata a riva
***
Italiano che scrivi sui fogli
che i miei fiori fioriscono al buio
bandiniano di versi e di fante
se fioriscono al buio
appassiscono con la luce?
E che le luce devo dargli
perché muoiano tutti i germogli?
***
Quando le parole
brillano come posate
sopra i tavoli di un ristorante
e sono sempre le due e un quarto
e là fuori invariabilmente splende il sole
se non è proprio un infarto
sono comunque problemi di cuore
La morale impersonata
da una diera universale
da una porta spalancata
osserva che al mondo si muore
più di fame che di amore
e adesso iniziamo a mangiare
***
Il progetto non c´è, non è mai esistito
e nessuno può nascere dall`idea
di raddoppiare un tavolo e una cucina Ikea
che si trasformano in specchi a sera
Certe notti restavano svegli
e mi aspettavano sui divani
e le chiamavano estinzioni
le nove case affittate ai siriani
nel repulisti che li rendeva buoni
del tutto uguali ai napoletani
***
È tornato dal fondo del fiume
al preciso momento in cui lo pestano
e si prende la ragazza a casa
gira attorno alla giostra come un turbine
la giacca chiara colore del latte
le braccia chiuse nei manici
e nella mania dei fiori
quando annaffia e si bagna i capelli
verso pallide forze di gravità
dettate solo dall`abitudine
a non sentire il fulmine
***
Quella volta che Suzanne l’ho rifiutata
Niente mano nella mano
niente fiume nientemeno
dove scorrere lontano
Questa vera si chiamava
per l’appunto Vera
Era bionda e sdentata
gli occhi azzurri e senza lenti
gli occhi azzurri erano assenti
Quella volta che Suzanne l’ho rifiutata
indossava pantaloni troppo corti
ovviamente i genitori erano morti
E una stessa canottiera. Voglio dire, nera.
Quella volta che Suzanne l’ho rifiutata
era aprile e me la vedo rimanere
sopra al nuovo innamorato
ripeteva: ‘Questo qui l’ho comperato
e mi deve far godere’
Io che preso dalle labbra
ero il nuovo innamorato
faccio come per alzarmi
le assicuro che non deve masturbarmi.
Quella volta che Suzanne l’ho rifiutata
e che adesso, se ci penso
la mia bocca è spalancata
di un sorriso meno intenso
Vielen spass le dicevo
Lei rispose Non ha senso
come usi la mia parola
Non lo vedi che sono sola?
Minima&moralia è una rivista online nata nel 2009. Nel nostro spazio indipendente coesistono letteratura, teatro, arti, politica, interventi su esteri e ambiente
