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Ci sono visite in musei molto particolari, di fronte a opere specifiche con guide molto peculiari: l’esposizione e l’itinerario sono scelti dalla guida, una persona che ha messo insieme un mondo speciale e te lo racconta con le parole dell’arte, della letteratura, della storia, della sociologia e degli studi di genere. In questo percorso non hai immediatamente l’opera sotto i tuoi occhi, ma è come se tu l’avessi perché la parola te la mostra, te la fa vedere, solo poco dopo potrai guardarla e scoprire così quante opere esistano in una descrizione: quella reale, quella di chi te la descrive, quella che ti si forma nell’immaginario, e quella che le mette tutte insieme una volta che giri la pagina.

È il museo che ha costruito, con dettagli, zelo, passione, sagacia e cura, Melania G. Mazzucco nel recentemente pubblicato da Einaudi Self-Portrait Il museo del mondo delle donne. Un percorso museale che ti porta per mano a incontrare 36 opere d’arte create da artiste e che raffigurano donne, disposte in 15 sale ognuna delle quali ha un tema. Sono tutte donne le artiste, con nessuna collocazione che badi all’età, alla provenienza, al paese, alla lingua, allo stile o al secolo, e nemmeno nessuna disposizione relativa al fatto che raffigurino loro stesse o altre donne: le stanze collocano le 36 opere in 15 capitoli, aree tematiche nelle quali l’opera si rispecchia e il percorso si snoda. Ci sono opere poste nel tema della giovinezza, altre dell’aborto, o nella vecchiaia, nel lavoro, nella sorellanza, solo per citarne alcuni: spesso non sono le opere più conosciute di ogni artista, ma quella in cui si è espressa al di fuori da grandi condizionamenti. E spesso non sono solo le artiste più conosciute in questo “museo del mondo delle donne”, ma sono anche quelle che non lo sono state e non lo sono e che dovrebbero esserlo.

Perché non lo siano, riconosciute e affermate anche a distanza di secoli, è facile comprenderlo e Mazzucco ce lo indica: donne che non hanno avuto accesso allo studio, che non hanno potuto conoscere il mondo, destinate dal padre o dal marito ad altro, costrette spesso dal marito o dal compagno a essere la parte debole del discorso artistico; donne che potendo, anziché pensare solo a se stesse, hanno devoluto il loro tempo, il loro denaro, la loro influenza a un compagno o marito artista che da solo non ce la faceva, e poi arrivato al successo le lasciava per altre che avrebbero dispiegato le loro fortune su di lui.

I motivi per cui le donne artiste, come le letterate e molte altre, sono scomparse da manuali, libri, cataloghi, mostre, sono molti, tristi e necessari da conoscere: donne artiste da togliere dall’oblio sono parecchie, togliere la patina della maldicenza che ha sepolto alcune – la macchina del fango di cui si parla oggi sulle donne era attiva già secoli fa – è necessario, come spolverare la fitta polvere della dimenticanza da altre passate nel cono d’ombra di artisti compagni. Alcune certo sono note, molto note, ma citate, studiate, catalogate spesso in quanto casi eccentrici, esempi di spicco, e non come la norma di un vasto mondo fatto di donne artiste.

In questo libro, in questo viaggio speciale, riscoprirai quadri che in grandi mostre permanenti stanno su una parete laterale che porta ad altri quadri, ci sarai passata davanti molte volte chiedendoti chi fosse quell’artista, facendo la foto della didascalia, ripromettendoti di cercarla in un secondo momento, studiarla, conoscerla. In alcune chiese anche ti sarai stupita di grandi pale d’altare con accanto l’indicazione che le attribuisce a una donna che non hai mai sentito prima, pensi a un errore, pensi a informarti, e poi dimentichi.

Melania Mazzucco non ti fa dimenticare, ti porta per mano davanti a ognuna di queste 36 opere e te le racconta, ti racconta della loro autrice, di come la sua vita, spesso difficoltosissima nel suo intento di artista – la vita di alcune di loro sembra una scalata dell’Everest a mani nude – sia un tutt’uno con la sua opera.
Se alcune autrici non ti erano note prima di incontrarle in questo bellissimo museo, o forse le avevi solo sentite, questa è una grande occasione per conoscerle; altre che già conoscevi ti stupiranno ancor di più per la scelta dell’opera presa in considerazione, della sua narrazione, il nuovo punto di vista che avvolge l’artista di una luce inconsueta e dunque interessantissima.

Di Emma Ciardi ti stupirà la scelta di un olio su tela che raffigura un interno, e non il consueto quadro ambientato all’aperto in città o nella natura, ma è il suo studio che ha scelto Mazzucco – Interno studio rosso – come correlativo oggettivo di tutta la vita e dell’arte pittorica di Ciardi. Pittrice di cui conosciamo, come si legge in questo libro, l’indirizzo della casa e dei vari studi a Venezia ma che nessuna targa ha mai commemorato. Di Giulia Lama, altra veneziana senza targa nella sua città, Mazzucco ricorda la fatica di una vita danneggiata da colleghi invidiosi che ne sbeffeggiavano le fattezze fisiche e l’arte; porta davanti ai tuoi occhi non una nota pala d’altare della Lama ma un disegno a carboncino e gessetto che raffigura una donna nuda – Nudo di donna – opera assolutamente inconsueta a opera di una donna a fine mille e seicento.

La Donna Casa, proveniente da una collezione privata, è l’opera che Mazzucco prende per mappare la topografia intima degli interni in correlazione con la dimora dell’anima: un viaggio, anche questo straordinario, nel mondo di Louise Bourgeois che richiama, in qualche sala/capitolo precedente, Leonora Carrington con Baby Giant (The Guardian of the Egg). Artiste queste, come molte altre in questo museo, che testimoniano l’arte come un attraversamento verso la ricostruzione di loro stesse, una ricomposizione di una identità che vuole essere seguendo le proprie priorità, i propri desideri e non con le priorità e desideri degli altri. Opere d’arte che parlano di vite, vite che parlano di opere d’arte.

Chiuso questo splendido libro, puoi provare a immaginare – ma forse in lontananza senti il movimento dei passi, l’accorrere, il rumore dell’acqua sul fuoco – le 36 artiste, le nostre artiste a questo punto, che, finalmente tranquille dopo il tuo tanto sfogliare, si ritrovano nel salotto rosso di Emma o nella stanza di Carol, con una teiera sul fuoco a preparare una sorta di tè di Battette, e attorno, lungo i muri, le loro 36 opere d’arte: un infinito e serrato dialogo di arte e vita.

 

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Autore

a.toscano@minima.it

Anna Toscano vive a Venezia, insegna presso l’Università Ca’ Foscari e collabora con altre università. Un’ampia parte del suo lavoro è dedicato allo studio di autrici donne, da cui nascono articoli, libri, incontri, spettacoli, corsi, conferenze, curatele, tra cui Il calendario non mi segue. Goliarda Sapienza e Con amore e con amicizia, Lisetta Carmi, Electa 2023 e le antologie Chiamami col mio nome. Antologia poetica di donne vol. I e vol. II. Molto l’impegno per la sua città, sia partecipando a trasmissioni radio e tv, sia attraverso la scrittura e la fotografia, ultimi: 111 luoghi di Venezia che devi proprio scoprire, con G. Montieri, 2023 e in The Passenger Venezia, 2023. Fa parte del direttivo della Società Italiana delle Letterate e del direttivo scientifico di Balthazar Journal; molte collaborazioni con testate e riviste, tra le altre minima&moralia, Doppiozero, Leggendaria, Artribune, Il Sole24 Ore. La sua sesta e ultima raccolta di poesie è Al buffet con la morte, 2018; liriche, racconti e saggi sono rintracciabili in riviste e antologie. Suoi scatti fotografici sono apparsi in guide, giornali, manifesti, copertine di libri, mostre personali e collettive. Varie le esperienze radiofoniche e teatrali. www.annatoscano.eu

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