Questo pezzo è riuscito su Internazionale.
di Christian Raimo
L’altroieri sera sono andato all’Auditorium di Roma per vedere Leo Bassi, il comico francese, per me leggendario. Ha fatto uno spettacolo a metà tra la confessione e la performance situazionista. Ha cominciato raccontando la sua infanzia: la sua vocazione di artista che ha scoperto a sette anni, quando la madre un giorno lo portò a dar da mangiare ai piccioni davanti a Notre-Dame. Lui gettò tutto il pane per terra, aspettò che si radunassero i piccioni e poi gli lanciò delle miccette addosso.
Poi si è rivolto al pubblico, ha parlato di come gli piacerebbe morire, e ha detto a un certo punto: chissà come sarebbe se uno dovesse suicidarsi, quell’ora prima della morte, quale sensazione di libertà si proverebbe. Senza morale, senza paura, ecco: quello che mi piacerebbe fare in quell’ora sarebbe sparare e uccidere quindici persone.
Perché, ha continuato rivolto a quelli della prima fila che nel frattempo erano diventati le quindici vittime immaginate, la comicità è violenza. E scendendo in platea ha urlato: è bellissimo poter governare la paura del pubblico, passare vicino alle persone e avere il potere di far chiudere e aprire i loro culi a comando.
Quindi, invece di sparare e uccidere la prima fila, li ha poi inondati con lattine di Coca-Cola che agitava come bombe a mano che faceva esplodere. Ha preso poi un carrello della spesa pieno di altre lattine di Coca-Cola e l’ha agitato sul palco, facendo esplodere tutte le lattine una dopo l’altra, in un’estasi da sparatoria. Nella schiena di tutti è passato un brivido. È stata una grande performance.
La mattina dopo, ieri, due uomini sono entrati nella redazione di un giornale satirico a Parigi e hanno ucciso dodici persone. La scena che hanno creato era qualcosa di mai visto: eppure la loro capacità performativa è stata pessima. Hanno ridotto i kalashnikov a kalashnikov, gli esseri umani a corpi, e alla fine nessuno ha applaudito.
Cosa c’era nella testa degli attentatori è una delle domande che ci facciamo ogni volta che una strage così assurda accade: qual era lo stato d’animo dei dirottatori dei voli sulle torri gemelle? Quali pensieri avevano in mente i terroristi della scuola a Beslan? Cosa immaginano i killer delle varie Columbine americane?
Guardo e riguardo i filmati della strage di Charlie Hebdo e la scena continua a risultarmi incomprensibile, aliena. Questa violenza non svela nulla del mio inconscio, non mi racconta una mia paura. Per quanto sia, e sarà, la notizia dell’anno, non ha nulla di reale.
Dopo venti ore, dopo una giornata passata a compulsare i siti di news, a fare telefonate attonite con i miei amici più cari, ad ammettere che in fondo quelli ammazzati lì potevamo essere noi, in una qualunque piccola redazione di un qualunque giornale in Europa, mi viene da considerare che la cosa che mi sta più a cuore non è nemmeno la libertà da contrapporre al terrorismo, o la difesa di un islam moderato contro gli integralismi, ma – risfogliando una a una le vignette di Charb e di Wolinski – penso a quanto sia magnifico questo: poter immaginare di uccidere qualcuno e non farlo, trasformare una gragnuola di colpi in spruzzi di Coca-Cola. Questa capacità di indicare sempre un piano più profondo, quello simbolico: non so se ce l’abbia data Dio, Allah o l’evoluzione delle cellule; ma so che è quello che ci rende, per fortuna, ancora terribilmente umani.
Christian Raimo (1975) è nato a Roma, dove vive e insegna. Ha pubblicato per minimum fax le raccolte di racconti Latte (2001), Dov’eri tu quando le stelle del mattino gioivano in coro? (2004) e Le persone, soltanto le persone (2014). Insieme a Francesco Pacifico, Nicola Lagioia e Francesco Longo – sotto lo pseudonimo collettivo di Babette Factory – ha pubblicato il romanzo 2005 dopo Cristo (Einaudi Stile Libero, 2005). Ha anche scritto il libro per bambini La solita storia di animali? (Mup, 2006) illustrato dal collettivo Serpe in seno. È un redattore di minima&moralia e Internazionale. Nel 2012 ha pubblicato per Einaudi Il peso della grazia (Supercoralli) e nel 2015 Tranquillo prof, la richiamo io (L’Arcipelago). È fra gli autori di Figuracce (Einaudi Stile Libero 2014).

Karo Khristian,
premesso che non sono d’accordo su nulla, del pezzo, e specificato che scene simili si sono viste eccome, solo che c’era di mezzo un furgone portavalori o una banca (ma quello non fa notizia: per un occidentale medio è normale accoppare per denaro),
vorrei ribadire la scorrettezza della forma mentis per cui esiste un “Islam moderato”.
Non esiste un Islam “moderato” così come non esistono dei “fondamentalisti cristiani”: esistono le persone per bene ed esistono i criminali. Indiscriminatamente da sesso, razza, religione e orientamento sessuale (concetto riportato persino nella derelitta Costituzione Italiana, perciò non proprio una novità).
Ora, il crimine è crimine. Quando uno comincia a fare distinguo non si sa bene da dove si comincia ma è chiaro dove si fa a finire, e cioè affanculo. Strada che personalmente sconsiglio.
Davanti al tribunale dei piccioni Leo Bassi se la vedrebbe brutta, ma non ci vedo nulla di comico.
Ha ragione SUT, la distinzione tra musulmani buoni e musulmani cattivi è quella che fa più comodo a conservatori e reazionari; anche perché noi consideriamo musulmani buoni i sauditi, per esempio, per via che sono nostri alleati, ma lì non solo le donne vengono imprigionate se sorprese a guidare, ma sono nati e si sono addestrati i peggiori terroristi di Al-Qaeda, così come l’Arabia Saudita pare non essere estranea all’ISIS. Solo su un punto mi permetto di dire meglio, meno moralisticamente: esistono le persone che rispettano la legge e i fuorilegge. Indiscriminatamente da sesso, razza, religione e orientamento sessuale.
PS: Leo Bassi però fa ridere, a volte anche di più del pari teppista Antonio Rezza. Del resto un comico non necessariamente deve far ridere.