marguerite

Questo pezzo è uscito sul Venerdì: ringraziamo la testata.

La storia di questo film comincia nel 1966. Suzanne Schiffman, la script-girl della nouvelle vague, legge un articolo che racconta la storia di Julien e Marguerite de Ravalet, fratello e sorella condannati e decapitati (lui a 21 anni, lei a 17) a Parigi nel 1603 per adulterio e incesto.

Schiffman pensa che la storia possa piacere a Truffaut, gli fa leggere l’articolo, e il regista commissiona subito la sceneggiatura a Jean Gruault (all’epoca già sceneggiatore di Rivette, Godard e Rossellini oltre che di Truffaut). Nel 1971 Gruault si mette all’opera, ma quando due anni dopo la prima stesura è pronta, Truffaut abbandona il progetto temendo che l’incesto nel cinema sia diventato troppo di moda. Gruault e Truffaut riprenderanno in mano la sceneggiatura qualche anno dopo per farne un telefilm, ma il progetto viene rifiutato dalla televisione e dunque abbandonato.

A riprenderlo in mano quasi quarant’anni dopo è stata la regista francese Valérie Donzelli (La guerra è dichiarata) che oggi firma la regia del bel Marguerite e Julien – La leggenda degli amanti impossibili. Scritto insieme all’ex compagno e storico collaboratore Jérémie Elkaïm, il film è interpretato dallo stesso Elkaïm (Julien) e da Anaïs Demoustier (Marguerite).

Impeccabile sia nell’adattamento che nella regia, il film è un mélo sospeso in una dimensione senza tempo, a metà strada tra (e alla giusta distanza da) l’epoca dei fatti e l’oggi delle riprese, consapevole della nouvelle vague, certo, ma soprattutto del cinema di Jacques Demy (il paragone più immediato è con Pelle d’Asino). Minimalista, ultraromantico, lirico, drammatico per necessità, ha dalla sua un incidere talmente naturale e lieve da spingere lo spettatore a credere (laddove non ne fosse già convinto) che l’amore sia più di ogni altra cosa un fatto inevitabile, senza colpa anche quando incestuoso.

“Sei pentito?” chiede lei dopo l’amore. “No”, risponde lui. Ancora lei: “Neanche io”. Presentato in concorso alla 68ª edizione del Festival di Cannes, il film sarà nelle sale italiane dal primo giugno, distribuito da Officine Ubu.

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Autore

tizianaloporto@minimaetmoralia.it

È nata a Bolzano e ha vissuto ad Algeri e Palermo. Abita tra Roma e New York, dove traduce e scrive di libri, cinema e fumetti per La Repubblica, Il venerdì e D. Ha tradotto, tra gli altri, Charles Bukowski, Tom Wolfe, Jacques Derrida, A.M. Homes, Douglas Coupland, James Franco, Lillian Roxon e Lena Dunham, e ha tradotto e curato la nuova edizione italiana di Jim entra nel campo di basket di Jim Carroll (minimum fax, 2012). Insieme a Daniele Marotta è autrice del graphic novel Superzelda. La vita disegnata di Zelda Fitzgerald (minimum fax, 2011), pubblicato anche in Spagna, Sudamerica, Stati Uniti, Canada e Francia.

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