Pubblichiamo, ringraziando l’autore e l’editore 66thand2nd, un estratto dal romanzo di Salvatore Falzone, Brutale.
Paolo non sapeva nemmeno che aspetto avesse, Theos_Nykios_74, dato che come immagine del profilo aveva impostato uno sfondo completamente nero. Se lo immaginava, certo; un uomo di bell’aspetto, sui cinquant’anni, sempre vestito elegante, giacca e camicia bianca sbottonata. Forse era un importante professionista, forse dirigeva un’azienda prestigiosa, o forse era un imprenditore. Era giovane, doveva esserlo per forza, o più probabilmente aveva dei figli, sennò come si spiegavano i meme, gli sticker, i modi di dire? E poi era sempre rispettoso. Se rimaneva a corto di contenuti scriveva: ciao, bellissimo, hai qualche video per me? Paolo rispondeva che non aveva niente di pronto ma che avrebbe volentieri girato qualcosa solo per lui.
Paolo cambiava continuamente identità: nel bagno di casa sua, ripreso dalla fotocamera del cellulare, sputava insulti omofobici rivolti a uomini ricchi come Theos_Nykios_74; uscito dal bagno tornava a essere il Paolo di sempre: accompagnava sua madre al supermercato e l’aiutava a mettere a posto la spesa; apparecchiava la tavola mentre Martina, nel cucinino, preparava la cena; dopo il lavoro beveva qualcosa insieme a Gianluca, nel dehors di qualche bar del centro. Con Theos_Nykios_74 e altri suoi abbonati Paolo ansimava, sputava, azzannava l’aria, diceva porcate, pisciava, eiaculava; con sua madre, Martina e Gianluca parlava poco, sorrideva imbarazzato, rispondeva a cenni, diceva «non importa» oppure «a me va bene tutto» oppure «se lo dici tu».
Da una parte il Paolo inoffensivo, facilmente digeribile, che evitava il conflitto, che abbassava la testa per primo e raramente prendeva posizione; dall’altra un Paolo inedito, un Paolo che cercava il fuoco invece di rifuggirlo, un Paolo che preferiva l’attacco alla difesa, un Paolo a cui piaceva essere desiderato, ammirato, temuto.
Essere diviso in due, comunque, non lo disturbava affatto, così come non lo disturbava mentire a chi lo conosceva da anni, come Martina e Gianluca. Non viveva le bugie e le omissioni come una forzatura, né come una costrizione, anzi: era come se per tutta la sua vita non avesse fatto altro. Lo eccitava chattare con uomini che non conosceva, lo eccitava incarnare le loro fantasie di sottomissione, e da questa eccitazione Paolo divenne dipendente. Lì risiedeva il buono delle sue giornate, il salvabile: oltre gli strati insipidi della quotidianità c’era un cuore caldo ad attenderlo. Come se, chiudendosi la porta del bagno alle spalle, Paolo sgusciasse fuori dalla rigida corazza che si portava appresso da tutta la vita.
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