Pubblichiamo un pezzo uscito in forma ridotta sull’Espresso, che ringraziamo.

Nella nota conclusiva di Le ciliegie di Hegel. Una riflessione sull’idea di libertà (Ponte alle Grazie, pp. 283, euro 16,80), Massimiliano Valerii spiega al lettore di aver chiuso, con il suo ultimo libro, una ideale trilogia. Chi aveva letto le precedenti opere di questo scrittore e studioso particolarissimo, non ne è sorpreso e anzi finisce piuttosto per interrogarsi con curiosità sul suo futuro letterario.

Prima del 2019, quando uscì La notte di un’epoca, Valerii infatti era noto per l’intelligenza con cui, guidando il Censis dal 2016, presentava il rapporto annuale sulla situazione sociale del Paese. L’eredità di Giuseppe De Rita non aveva pesato sulle sue spalle e l’acutezza con cui coglieva il punto decisivo, capace di illuminare il carattere degli italiani anno dopo anno, non poteva che suscitare meraviglia.

Questa meraviglia cominciò a trovare spiegazioni chiare con quel libro che affiancava alla sua esperienza di lettore di dati, statistiche, sondaggi e ogni genere di numero parlante, una competenza letterario-filosofica davvero unica. In La notte di un’epoca, affrontando il tema della speranza, Valerii si era confrontato con un gigante oggi quasi dimenticato: Ernst Bloch, il filosofo del “principio speranza”. Nel 2020, Il contagio del desiderio, aveva cercato di dare risposte a questioni se possibile ancora più spinose, come la cosiddetta “fine della storia” e dunque la globalizzazione, e per farlo il filosofo portato in scena era stato Alexandre Kojève.

Stavolta, per parlare di libertà, ha scelto Hegel e i secoli in cui l’idea di libertà divenne il cardine ineludibile di qualsiasi riflessione politica, etica, filosofica. È un libro davvero sorprendente quello che vi ritroverete in mano se avrete voglia di dare una prima risposta alla questione che negli ultimi tempi ha messo tutti quanti noi di fronte a un dilemma quasi estremo: ci interessa ancora la libertà? siamo disposti a lottare per essa? o non è forse vero che viviamo un’epoca in cui l’idea stessa di libertà ha perso il valore che abbiamo sempre creduto di volerle attribuire? Valerii snocciola dati e mostra con chiarezza il cortocircuito di fronte a cui ci troviamo. Neppure il venti per cento della popolazione mondiale può dire di essere libera.

Al tempo stesso, paesi evidentemente illiberali mostrano una capacità di progresso economico e sociale sconcertante. Il caso cinese è quello paradigmatico: un Paese che trent’anni fa era in miseria per i due terzi della sua popolazione e che oggi conta in stato di povertà solo lo 0,5 per cento dei suoi abitanti. “Ma allora a cosa serve la libertà, se una società può stare meglio anche senza essere libera?” Alla domanda che Massimiliano Valerii propone a sé e ai lettori deve rispondere Hegel.

E qui l’abilità di Valerii è sconcertante. Il libro infatti ripercorre un’epoca assolutamente unica – quel tempo in cui sulla filosofia kantiana crebbe la famosa triade Fichte, Schelling, Hegel – mostrandoci non solo il susseguirsi e intrecciarsi delle teorie filosofiche, tutte fondate attorno all’idea di libertà. Quel che Valerii mostra al lettore, imprigionandolo in materia a volte addirittura da pettegolezzo, sono soprattutto le biografie di quei grandi pensatori e in particolare di Hegel, oltre a quel poeta sublime che finì pazzo: Friedrich Hölderlin. Biografie dettagliate, particolari alti e bassi (come il vino tanto caro a Hegel), amori, tradimenti, meschinità, battaglie per la sopravvivenza (Hegel trascorse la vita cercando denaro qua e là pur di sporgere il capo oltre la linea della sussistenza) e per la gloria.

Le vite di questi filosofi finiscono per brillare sotto a quell’unica luce che idealmente le fa risplendere: furono davvero liberi, come uomini, come pensatori, come professori e scrittori, quei grandi teorici della libertà? Il lettore si ritroverà imbrigliato in una massa di racconti appassionanti. E si renderà conto che nell’ultimo libro della sua trilogia, Valerii ha ormai messo nell’angolo le riflessioni statistiche che nel suo primo libro pareggiavano i conti con il racconto filosofico e nel secondo già perdevano il confronto.

L’impressione allora è che nei suoi prossimi lavori il direttore del Censis si possa ormai lasciare alle spalle il terreno che meglio ha battuto nelle sue riflessioni sullo stato del Paese, per gettarsi invece in un corpo a corpo con i suoi amati filosofi di cui sa far scintillare il pensiero mostrandone le biografie. Un’arte che in Italia conosciamo soltanto attraverso saggi narrativi stranieri, il più potente dei quali è apparso pochi anni fa: Il tempo degli stregoni di Wolfram Eilenberger.

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Autore

matteonucci@minimaetmoralia.it

Matteo Nucci è nato a Roma nel 1970. Ha pubblicato con Ponte alle Grazie i romanzi Sono comuni le cose degli amici (2009, finalista al Premio Strega), Il toro non sbaglia mai (2011), È giusto obbedire alla notte (2017, finalista al Premio Strega), e il saggio narrativo L'abisso di Eros (2018). Con Einaudi ha pubblicato traduzione e commento del Simposio di Platone (2009) e i saggi narrativi Le lacrime degli eroi (2013), Achille e Odisseo (2020), Il grido di Pan (2023). Per HarperCollins sono usciti il romanzo Sono difficili le cose belle (2022) e il saggio narrativo Sognava i leoni. L'eroismo fragile di Ernest Hemingway (2024). I suoi racconti sono apparsi in riviste, antologie e ebook (come Mai, Ponte alle Grazie 2014), mentre i reportage di viaggio e le cronache letterarie escono su La Stampa e L'Espresso. Cura un sito di cultura taurina: www.uominietori.it

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