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di Salvatore Ditaranto
Nel settembre ’24 su Il Post fu pubblicato uno scritto di Gianni Montieri il cui titolo era tutto un invito. Il pezzo di chiamava “In giro per Milano con i poeti, come RabonI” e ricordava i vent’anni della morte del poeta milanese, famoso oltre che come traduttore di Proust (e di Prevért e di Cèline e di Baudelaire), anche per i versi contenuti ne “Le case della Vetra”. Gianni Montieri nel suo testo svelava che, quando si era trasferito a Milano, per orientarsi aveva usato le coordinate poetiche di Elio Pagliarani, di Milo De Angelis, di Vivian Lamarque, di Vittorio Sereni, di Francesca Genti e anche i versi di Raboni e così si era disegnato in testa uno speciale Tutto città poetico con cui aveva mappato Milano. Chi non è nato a Milano, e cioè una buona parte di chi ci vive, sa che è facile perdersi perché la città è concentrica con circonvallazioni interne ed esterne, viali e controviali che disegnano diagonali arzigogolate e infine, tra cerchie, piazze che non lo erano e vie private che sono pubbliche, ci si confonde abbastanza, sempre con stile meneghino direbbero alcuni, ma comunque ci si perde.
Chi leggerà quel testo su Raboni di Gianni Montieri, avvertirà il suo legame sentimentale con Milano, nonostante Napoli e nonostante ormai sia di casa a Venezia. Una volta gli ho scritto per mandargli dei mie appunti architettonici e per ringraziarlo di avermi fatto scoprire, oltre che nuove poesie, un’immagine originale di Porta Venezia “bella come un porto” (come l’ha cantata Raboni).
Sempre nel settembre del ’24 Gianni Montieri condivise sulla sua pagina Instagram la copertina di Cartografie (Samuele editore), il libro in cui erano appena state pubblicate alcune poesie edite e inedite di Anna Toscano, sua moglie. C’era la poesia GEOGRAFIE DEL CORPO, quella che fa “e mi concentro nel tamponare il tempo”, e poi i versi “senza sapere il tempo e conoscerne gli inganni” e ancora “e spalmo e imburro / e stendo e olio, / rendo morbidi i ricordi”.
Di un’altra poesia, intitolata ATTRAVERSAMENTI, mi ero appuntato “Così è quel risvegliarsi / senza ancora contatto / col mondo dei ricordi, / la grazia prima dello spavento” e infine mi ricordo ancora il primo e ultimo verso della poesia E ORA BASTA, una imperativa preghiera, “dimenticatemi muri stanchi”.
C’era anche la poesia RIAVVOLGERE LE STANZA, che ha questi tre versi indimenticabili “prendere il treno e andare da lei / ma col tempo, col tempo come faccio / ad attraversarlo, a riavvolgerlo”. Si capisce che è una domanda, anche se non c’è il punto interrogativo, perché le poete e i poeti, e solo loro, sanno concentrare in poche parole anche i pensieri enormi come l’eternità e possono addirittura fare a meno della punteggiatura (come in quell’altra poesia di Anna Toscano che si intitola SUI FOGLI).
Quando leggevo quelle poesie, in quei giorni di settembre ‘24, non sapevo che Anna Toscano di lì a un anno sarebbe volata via. L’ho scoperto una mattina su Instagram, leggendo tra le foto postate da suo marito Gianni Montieri. Per me è stato così, come lo è per tutti i lettori che le cose le si scoprono leggendole.
E così è stato tra uno scatto ai binari e ai cartelli delle stazioni, tra le foto di Bolaño e di Foster Wallace in bianco nero, tra le immagini delle bricole nel mare increspato della laguna, quel mare che s’allunga e s’accorcia come la gonna di una zia sempre giovane chiamata Venezia; è stato proprio tra un post dedicato a Gene Hackman, uno alla maglia numero 10 di Maradona e un altro per un libro di Tommaso Pincio che mi è apparsa – l’8 dicembre 2025 – la foto di Anna Toscano che gioca a campanon. È così che ho scoperto che Anna era appena volata via.
Sono passati molti giorni da quel dicembre e, pur non avendo conosciuto di persona Anna Toscano, e nemmeno Gianni Montieri, sono andato all’ultimo Book Pride a Milano perché ci sarebbe stato un reading di poesie di Anna Toscano.
C’era Gianni Montieri, c’era Marco Rossari, la Pezzino e Marco Cassini, c’era Diletta Sereni e c’era Chiara Lagani che ha citato Agotha Kristoff. C’erano anche Chiara Alessi e Marco Amerighi e altre e altri di cui non sapevo i nomi. C’erano amici e conoscenti, di Gianni e Anna, e soprattutto anche molti lettori, sconosciuti come me. Eravamo in molti, anche in piedi, e stretti che sembravamo una comitiva di bricole piantate in laguna. C’è stato chi ha spolverato un ricordo, chi ha raccontato i precedenti Book Pride con Anna Toscano, chi gli incontri avuti con lei. E poi c’era chi ha letto, con le lacrime bloccate in gola, alcune delle sue poesie. E Anna Toscano era lì con noi.
Chi legge, soprattutto i libri, lo sa che sono proprio le persone che scrivono, e con loro i lettori, quelle persone che ogni giorno litigano e fanno a gara con l’oblio e cercano di unire il tempo e lo spazio con le parole (non importa se lettori o scrittori!).
È stato da quel giorno che ho cominciato a pensare che Anna sia il TEMPO e Gianni lo SPAZIO.
Gianni è i binari dei treni, Gianni è Campo San Zanipolo a Venezia dove i bambini giocano a pallone, Gianni è la poesia RESTYLING e i versi dentro MILANO, ORE 19:30 o quelli di ATTRAVERSARE MILANO. Gianni è GIUGLIANO, 104 METRI SUL LIVELLO DEL MARE, è le poesie TERRA DI NESSUNO, oppure TORINO, oppure UNO SGUARDO (tutti titoli delle sue poesie pubblicate in Futuro Semplice – Edizioni Lietocolle). Gianni Montieri è i campi da calcio, le partite senza audio in salotto, le passeggiate alle zattere, i fuochi d’artificio sparati a Napoli che si vedono in laguna. Gianni Montieri nel suo libro “Non era un mostro strano” (66than2nd) ha scritto “mi viene da pensare che la poesia abbia tanto a che fare con i treni, con il nostro accomodarci in modo che la testa possa sempre guardare fuori dal finestrino. L’esterno, lo spazio, il futuro”.
Anna Toscano mi sembra di averla vista nel verso “voglio un’eternità piena di parole, libere”. Anna è nella sua poesia TEMPO IN OGNI DOVE:
Tempo imperfetto
come un elastico
tirato tirato, non segna mai
un punto preciso nel passato
ma qualcosa di ininterrotto,
tirato tirato salta, arriva di colpo
in un altro quando, in un altro dove.
Nulla continua, nulla dura,
ed è subito futuro.
Può anche darsi che io mi sbagli, che viceversa Gianni sia il TEMPO – con le sue partite e i suoi treni che si nutrono di minuti, intervalli e fermate – e che ANNA sia lo SPAZIO – lei che amava Venezia, la città che si è fatta estensione sul mare. Su una cosa credo di non sbagliare, anche se non conoscevo di persona Anna. Lei ha trovato le parole per dire una cosa che molti conosciamo. Anna sa cosa è la domenica pomeriggio in casa.
Anna Toscano e Gianni Montieri, insieme, hanno mappato e raccontato 111 luoghi di Venezia che un viaggiatore deve scoprire (Emons Edizioni). Al 110° posto c’è il selciato di Venezia (i masegni), al 109° i riflessi degli specchietti retrovisori usati come videocitofoni, al 106° i gabbiani che risiedono da sempre in quella soglia che è Venezia. Al 104° ci sono i fili a stendere con i panni del bucato appesi, al 62° la chiesa che non c’è (più), al 44° il lampione di Dorsoduro che Gianni fotografa e posta spesso su Instagram. Al 42° ci sono le impiraresse, le veneziane che infilano le perle di vetro con gli aghi e tengono insieme lo spazio e il tempo – come le poete e i poeti fanno con le parole.
Al 40° posto ci sono i fiori del mercato a campo Santa Margherita, al 99° l’isola di San Michele dove sono sepolti Brodskij, Ezra Pound, la violinista Olga Rudege, Franco Basaglia, la pittrice Emma Ciardi, Igor Stravinsky, Emilio Vedova.
Gianni Montieri e Anna Toscano hanno scritto che questi personaggi “tutti insieme camminano e continuano a raccontare la storia che hanno imbastito da vivi, perché in fondo nessuno di loro è morto veramente”. Non so se anche Anna Toscano sia lì, su quell’isola, ma sono convinto che anche lei continua a camminare e raccontare le sue storie. Dopo che è stato pubblicato il suo romanzo “Brava Giulia” (edizioni Nottetempo) sia Gianni, che Anna, sono stati in giro per presentazioni. E io è da quel giorno del reading al Book Pride che penso che Anna sia una di quelle persone che non finiscono.
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