Pubblichiamo l’introduzione al libro Guida tascabile per maniaci delle Serie TV di Giorgio Biferali, uscita per Clichy: ringraziamo editore e autore.

di Giorgio Biferali

«Bisogna inventare i pannolini per noi giovani», diceva il personaggio di un racconto di Aldo Nove, per evitare le pause bagno, per non perdersi neanche un secondo della sua serie tv preferita.

Certo, messa così, forse, è un po’ troppo, però credo che renda l’idea. Meno male che esistono i telecomandi interattivi, intelligenti, che possiamo premere quel tasto magico con quelle due lineette verticali e parallele e decidere noi quanto durerà quella puntata, quanto ci metteremo a finirla, quale sarà il nostro rapporto con il tempo che passa.

Non so bene quando sia nata la serialità, forse nei primi decenni dell’Ottocento, con i feuilleton, quel piccolo spazio sui giornali in cui venivano ospitati i romanzi a puntate. Le domande che i lettori si facevano allora sono le stesse che ci facciamo noi oggi: Che succederà, poi? Chi sarà stato? Come andrà a finire? Tutto si giocava, e si gioca, ancora oggi, sull’attesa.

È anche da qui che è nato questo libro. Non è un libro di critica, non pretende di essere definitivo, di esaurire l’argomento, anche perché sarebbe un peccato. Il fatto che rimanga sempre uno spazio, anche più di uno, dove possiamo discuterne, dove possiamo parlarne, in fondo, è una delle cose che ci piace di più. Per dirla con le parole di Emily Nussbaum, qui dentro ci sono le serie tv che ci piace guardare. Anche se a lei non è piaciuta True Detective, la prima stagione di True Detective, ma questa è un’altra storia.

Una parte corposa è dedicata alle serie imperdibili. Specifichiamo, alle serie imperdibili per noi. Sicuramente ci sarà qualcuno che non sarà d’accordo, che penserà cose tipo «Ma dai, davvero non avete messo questa? E neanche quest’altra?» oppure «Ah, sì, certo, questa sarebbe imperdibile, come no». Sarà bello confrontarsi, a distanza o dal vivo, se sarà possibile, per scoprire nuovi punti di vista, che già in queste pagine, per fortuna, ce ne sono tanti, e abbiamo scoperto che possono tranquillamente convivere.

Alcune di queste serie le avevamo viste recentemente, e raccontarle, quindi, è stato più semplice. Per altre, ci siamo a dati alla memoria, alle emozioni che ci avevano trasmesso quando le abbiamo guardate per la prima volta. Sarebbe stato più semplice omaggiare Larry Tesler, l’inventore del copia incolla, scomparso quest’anno, e ricorrere alle mille pagine di recensioni su Google, ma con i sentimenti non si scherza. Non si tratta di recensioni fredde e distaccate, ma di veri e propri racconti d’amore.

Altri capitoli sono dedicati agli ideatori delle serie, ai luoghi in cui sono state ambientate, ai dialoghi, alle battute memorabili, ai premi, alle playlist, cioè ad alcune colonne sonore che abbiamo ascoltato anche dopo aver finito di guardare una serie. Da Elvis Presley in Happy Days agli Arctic Monkeys in Peaky Blinders, dai Bee Gees in Magnum P.I. a Nada in The Young Pope, dagli U2 in Friends ai Joy Division in Stranger Things. Poi ci sono le curiosità legate alle serie, dettagli che ci hanno sorpreso, come che l’episodio pilota de La casa di carta è stato girato cinquantadue volte o che sul set di Tredici erano presenti dei cuccioli per risollevare il morale degli attori con la pet-therapy.

Come avrete capito, questo libro racconta un po’ la nostra educazione sentimentale, celebra i minuti, le ore, i giorni delle nostre vite, passati a emozionarci, a immedesimarci, a ridere, a piangere, a immaginare delle vite parallele alle nostre. Sarebbe bello che un lettore, un giorno, parafrasando Groucho Marx, pensasse una cosa come: «trovo le serie tv molto educative, ogni volta che qualcuno le guarda vado nell’altra stanza a prendere la guida tascabile, per capire di che serie si tratta».

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1 commento

  1. Avevo aspettative alte ma la scelta delle “imperdibili” è a mio parere pessima, senza ER, senza The Wire, senza Six Feet Under La scelta di procedere in senso cronologico richiederebbe un indice analitico finale.

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