Finalmente sta crollando un muro, una diga, affonda un continente. Quel caricaturale potere patriarcale che è stato il presupposto di qualunque relazione – politica, professionale, artistica – patapam! ogni giorno ne vien giù un pezzo. E questo è un bene per le donne e per gli uomini. Ed è un risultato che sta arrivando tramite Miriana Trevisan e Asia Argento, non Laura Boldrini e Lorella Zanardo.
Ossia in modo sgrammaticato, esibito, ma anche in una reale traduzione di quel “personale è politico”. Brava Ida Dominijanni ad averlo intuito per prima in Italia.
Ne viene giù un pezzo nelle persone migliori che conoscevamo, il produttore di film indipendenti, il regista mito, l’attore più bravo di tutti, l’intellettuale rivoluzionario, l’amico intelligente, il nostro capo magnanimo. Se cade in loro e non in Lele Mora è perché era nascosto ben bene dove era tutto luminoso.
Il piccolo abusatore che è in ognuno di noi, l’equivoco che non smentiamo, che il sesso sia legato a un esercizio del potere e non al desiderio, al gioco, allo spiazzamento, al rovesciamento del potere, viene spazzato via da quattro dichiarazioni estemporanee. Bene così.
Ed è giusto che sia così perché questo ci mostra che l’analisi del potere berlusconiano ad esempio come roba moralista, giudiziaria, ecc. era tutta toppata. L’idiozia di non capire che cosa significava la crisi del 2009 ci riporta ancora alla nostalgia berlusconiana.
Perché ognuno, maschio o femmina, conserva un pezzetto del potere patriarcale, lo esercita, lo subisce, lo legittima, lo reitera.
Sabina Guzzanti che accusava Mara Carfagna di aver fatto carriera con i pompini, quanto era sbagliata quella strategia politica! I sorrisi giudicanti contro le olgettine o Patrizia D’Addario!
E quindi mi dispiace chi evoca l’incubo della caccia alle streghe. Esiste anche questo pericolo certo. Ma non per un nuovo puritanesimo. Ma perché i processi rivoluzionari sono maree. Coinvolgono tutto e tutti come una grande onda.
Christian Raimo (1975) è nato a Roma, dove vive e insegna. Ha pubblicato per minimum fax le raccolte di racconti Latte (2001), Dov’eri tu quando le stelle del mattino gioivano in coro? (2004) e Le persone, soltanto le persone (2014). Insieme a Francesco Pacifico, Nicola Lagioia e Francesco Longo – sotto lo pseudonimo collettivo di Babette Factory – ha pubblicato il romanzo 2005 dopo Cristo (Einaudi Stile Libero, 2005). Ha anche scritto il libro per bambini La solita storia di animali? (Mup, 2006) illustrato dal collettivo Serpe in seno. È un redattore di minima&moralia e Internazionale. Nel 2012 ha pubblicato per Einaudi Il peso della grazia (Supercoralli) e nel 2015 Tranquillo prof, la richiamo io (L’Arcipelago). È fra gli autori di Figuracce (Einaudi Stile Libero 2014).

“…viene spazzato via da quattro dichiarazioni estemporanee. Bene così.”
Articolo delirante.
Sono d’accordo articolo delirante me ne dispiace stimo C. Raimo
Delirio. Articolo scritto con i piedi. Giornalismo è altro.
sembra scritto da di maio, e quindi (non) mi dispiace chi evoca l’incubo della caccia al raimo grammaticalmente pentastellato
(ti conviene rileggerti prima di premere il tasto “invio”, magari qualche studente di passaggio ti fa notare che questa roba è tutta toppata…)
l.c.
Condivido in pieno, con la speranza che ci sia una presa di coscienza della gravità di certi atteggiamenti. Quanta infelicità tra le mura domestiche, negli uffici, nelle fabbriche e in ogni luogo dove Il potere si esercita contro ogni forma di desiderio. Quante morti silenziose dell’anima, quante ferite che non si rimarginano e quante dolorose solitudini si potrebbero evitare se solo si dicesse: Basta con tutto questo. Basta!
Preferisci denunciare o lavorare? Dove mi schiero, da quale parte? Lavoro o denuncio? Faccio carriera o denuncio? Se lui, dopo che ci baciamo, fa il classico spingi-testa, ma io non voglio e glielo dico, e lui dopo ci riprova: quella è violenza? Lo posso denunciare?
Se mi rubano il telefono vado subito a fare denuncia. Subito! Se si prendono il mio corpo, vediamo.
il sesso è desiderio, la molestia è potere, sono cose diverse. Non so se il regista mito sia Tarantino ma lui non ha molestato nessuno e si è giustamente pentito di non aver dato peso a ciò che Mira Sorvino gli aveva detto
dispiace leggere commenti sprezzanti a questo articolo a mio avviso molto esatto nel cogliere il momento che viviamo: il sistema patriarcale mostra le corde, come è giusto che sia nel cammino evolutivo. L’unica cosa che non trovo esatta è nel titolo: eteropatriarcato?? anche tra gli LG esiste e resiste una forte matrice patriarcale, non sottovalutiamo per favore!!
concordo valeria
Poco più di un post su facebook per descrivere un fenomeno la cui complessità richiederebbe un libro.
Sì, ma un libro (magari pure lungo!) non lo leggereste…
“questo articolo a mio avviso molto esatto nel cogliere il momento che viviamo”
con la giustizia popolare non si va lontano, nemmeno in nome di altissimi ideali.
anche se capisco che la voglia infantile di “rivoluzione”, purtroppo mai sopita, riaffiori ciclicamente mostrando la faccia più violenta.
i padri dell’egalitarismo si mostrano come maestri del giustizialismo. “Bene così.”
Veramente Syd…io mi riferivo a processi grandi ed epocali a prescindere dagli atteggiamenti e modi contingenti, i quali concordo con te, possono diventare esecrabili, partigiani, tirannici…ma pur sempre inscritti in un processo che in qs caso è il tentativo evolutivo di sanare uno squilibrio. Cordialmente. V
Il rapporto fra sesso e potere ha radici antiche quanto l’umanità e può così riassumersi: io, uomo, ho qualcosa da offrirti (protezione, soldi, carriera), e tu, donna, hai qualcosa da offrire a me (il tuo corpo), che facciamo?
Si tratta di un dare-avere che esiste dalla notte dei tempi, del quale i rispettivi contraenti sono sempre stati ben consapevoli.
Nessuno dei due è obbligato a dare all’altro ciò che possiede, se non lo desidera.
Se quindi l’attrice decide di andare a letto con l’importante produttore o regista “perché altrimenti le rovina la carriera”, è una libera scelta che lei fa in quel momento. Vuole dire che per lei è più importante fare carriera che non passare una notte di disgusto con un grassone tutto sudato che ti ansima addosso.
La scelta è sua, nessuno la obbliga a farlo.
Purtroppo tutte queste “moralizzatrici” a scoppio ritardato possono contare sul vasto oceano dei media politically correct, per cui trovano facile avere una eco mediatica a loro favorevole. E l’autore di questo articolo ne è un patetico esempio.
Ma in realtà, è una semplice questione di dirittura morale. Nel momento stesso in cui viene offerto uno scambio, si può sempre dire di no.
Se si accetta il compromesso – di qualunque tipo esso sia – si deve anche essere disposto a pagarne le conseguenze. Punto.