Sulla vicenda Stamina si sta finalmente facendo chiarezza: la puntata di Presa Diretta, la grande quantità di articoli che rivelano le articolate responsabilità (della cricca di Stamina Foundation, ma anche dei medici conniventi, dei giudici pilateschi, e dei giornalisti impreparati), fino alla lettera di Elena Cattaneo, Gilberto Corbellini e Michele De Luca ieri sulla Stampa, in cui si accusava esplicitamente la trasmissione “Le Iene” di aver fatto da cassa armonica a questa truffa, sulla pelle dei malati e delle loro famiglie; tutto questo sta spostando l’asse dell’opinione pubblica, e la faccia barbuta di Vannoni anche in tv non sembra più quella di un benefattore martire, ma quella di un imbonitore criminale di bassa categoria.

Va riconosciuto il merito alla Stampa, più che a altri quotidiani, di aver insistito sulla complessità delle responsabilità, e quando ieri ho letto i tre scienziati ieri puntare il dito contro l’ideatore delle Iene, Davide Parenti, in maniera molto decisa, ho pensato che forse questo caso Stamina potrebbe non passare invano come una dei tanti momenti di allucinazione collettiva che ha attraversato l’Italia. Oggi Davide Parenti (che aveva già provato più volte a difendersi, dicendo che “Le Iene hanno solo raccontato”) risponde, sempre sulla Stampa, con una lettera la cui retorica andrebbe studiata. In sostanza, evita le accuse nel merito della sua trasmissione: scarica le responsabilità del pasticcio Stamina sugli organi di controllo statali (il Ministero della Salute e i giudici che si sono espressi nelle varie sentenze a favore della possibilità di somministrazione del trattamento), concludendo ogni paragrafo con un’epifora ironica e vittimistica: “Ma naturalmente è tutta colpa de Le Iene.” L’unico passo indietro, quasi debito – sembra evidente la mano di più di un avvocato dietro questa lettera – è quando alla fine della lettera scrive:

“Detto ciò non vogliamo sfuggire alla responsabilità che abbiamo verso il nostro pubblico, e quindi diciamo che se uno solo dei nostri spettatori si è convinto che il metodo Stamina funzioni scientificamente – o che secondo noi funzioni – gli chiediamo scusa, perché non è questa la nostra convinzione. E non è quello che volevamo raccontare, né lasciare intendere. Ribadiamo la nostra idea di questa storia: le famiglie che abbiamo seguito nei mesi ci raccontano che i loro figli stanno meglio e lo confermano alcuni medici che li hanno visitati prima, durante e dopo le infusioni. Anche se questa cosa da un punto rigorosamente scientifico non vuol dir nulla, è una cosa che merita un approfondimento e una risposta chiara e credibile.”

Un’affermazione che oltre che risultare spiazzante se non falsa (per chiunque abbia visto tre minuti di una qualsiasi delle venti puntate delle Iene su questa vicenda e se non l’avete fatto provate a vedervi questa roba vergognosa qui) sembra (per chiunque sia dotato di una buona capacità di argomentazione logica) palesemente autocontraddittoria. Abbiamo raccontato una roba che abbiamo capito è una cazzata, ma vorremmo ancora capire se funziona.
Così, la conclusione della lettera è ancora più assurda:

“Ci teniamo a dire «senza se e senza ma», che se Davide Vannoni ha sbagliato deve pagare, come tutti i funzionari pubblici che si accerterà abbiano compiuto illeciti amministrativi o penali. Ma un giusto processo non può risolvere un pasticcio che lo Stato ha creato e lo Stato deve saper sciogliere. Una soluzione condivisa, che le famiglie dei malati accetteranno se lo Stato, scevro da pregiudizi e da interessi di parte, vorrà cercare di capire come stanno quegli stessi pazienti che lo Stato ha lasciato trattare da Stamina in questi due anni. Non averlo fatto prima, con delle valutazioni ad hoc, con analisi strumentali, con video, prima e dopo le infusioni, nonostante fosse la cosa più sensata da fare (avendo dei trattamenti ordinati dai giudici e quindi comunque in essere) è una colpa grave. Almeno questa, non de Le Iene. Perché si è persa un’occasione forse irripetibile per fare veramente chiarezza. Oggi una risposta seria è dovuta a quelle famiglie. Chiudere la questione, senza verificare le condizioni dei pazienti e vietando di analizzare le cellule di Stamina al prof. Camillo Ricordi a Miami, è una scelta che non capiamo. Dopo una lunga assenza dagli schermi, vi terremo informati su questa vicenda da mercoledì 22 gennaio alle 21.10 su Italia 1.”

In un solo paragrafo Parenti (1) molla Vannoni alla gogna, (2) fomenta l’odio antistatale, (3) titilla ancora la buona fede delle famiglie, (4) insiste che bisogna ancora sperimentare questa truffa, e (5) fa promozione al suo programma.

Ora, sarebbe veramente interessante se, anche indipendentemente dalle indagini giudice Guaraniello o di chi si occupa di questa vicenda da un punto di vista giuridico, si aprisse un processo pubblico sui giornalisti che hanno dato spazio a Davide Vannoni e al suo carrozzone di ciarlatani. È vero che Le Iene non sono stati dei battitori solitari; per mesi le trasmissioni sulla Rai, su Mediaset, sono state invase da giornalisti o sedicenti tali che se ne fregavano di qualunque rispetto deontologico dell’informazione imparziale, dei protocolli medici, e facevano leva – in maniera irresponsabile – sullo strazio delle famiglie dei malati.
Sarebbe interessante un processo a Davide Parenti non per farne il capro espiatorio, come lui strilla nella sua perorazione di difesa sulla Stampa, ma per capire insieme quale sia lo stato dell’arte dell’informazione in Italia, come siano dannosi per l’opinione pubblica questi programmi di infotaiment, e come forse sia possibile, se ci si rende conto delle responsabilità terribili di una vicenda come Stamina, stabilire la prossima volta che il mestiere del giornalista è quello di rendere consapevoli le persone, non di “sensibilizzarle” – qualunque cosa questo termine idiota voglia dire – , che le inchieste non sono aggressioni ad personam, e che il servizio pubblico non sono gli zoom sulla lacrimuccia di un malato di sclerosi multipla. Un processo a Davide Parenti sarebbe un modo in uno spazio pubblico per parlare di cosa è diventata l’Italia, un paese allo sbando cognitivo, e per capire che al di qua dello schermo quanta responsabilità abbiamo anche noi.

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16 commenti

  1. La sostanza mi convince, ma ti dirò: come l’hai messa in piedi non tanto. Forse perché “titilla” è quell’indizio che svela l’autocompiacimento di un autore, anche quando fa di tutto per occultarlo. Forse perché “fomenta l’odio antistatale” non vuol dire proprio niente, specie in questa circostanza. Te ne passi un po’, e non mi sembra tu aggiunga nulla di utile al dibattito. Che arrivati a questo punto non è più se le Iene abbiano sbagliato o meno, che mi sembra chiaro e sono d’accordissimo. Ma è: quali tutele per la correttezza dell’informazione? I processi pubblici non sono per niente una buona idea. Le regole deontologiche e professionali e le sanzioni per chi non le rispetta sì. Quanto all’infotainment, anche lì te ne passi. C’è infotainment di grande qualità che non va a scapito della professionalità giornalistica, in questo caso Le Iene più che infotainment hanno fatto magazinismo sensazionalistico cavalcando le superstizioni, le speranze e le paure come un “Vero” qualsiasi. Andrebbero sanzionati se del caso, ma non processati mediaticamente, il che potrebbe peraltro significare, se si dovessero esasperare troppo le situazioni, causare anche pericoli per la loro sicurezza o per quella di altri di parte avversa: attenzione. Ripensandoci, sai che ti dico? La sostanza mi convince, come l’hai messa in piedi non tanto, la proposta finale per niente, anzi: la trovo proprio tremenda.

  2. Il punto è: in assenza di cure valide sperimentate scientificamente (come nel caso dei pazienti di Stamina), è lecito, informati correttamente sul rischio-beneficio, fare ricorso a cure proposte da chicchessia al di fuori della comunità scientifica medica. Secondo me sì. Se poi, come è verosimile che accada in questa vicenda, si accerta la pericolosità della cura, anche rispetto a malattie terminali, per questioni legate alla sua preparazione oppure una truffa (promesse di guarigione certa), allora sì che si chiudono baracca e burattini. Altrimenti, seguendo il filo logico dei ricercatori medici che sembrano in questo periodo più rappresentanti sindacali che divulgatori, bisognerebbe proibire anche l’omeopatia perché non ha prove scientifiche, anche se è innocua. In medicina, tra l’altro, 1+1 non fa sempre 2, e, di fronte, a una “quasi-scienza” non si possono applicare gli stessi criteri della scienza vera e propria. E dico questo, con molti dubbi sulla validità del metodo Stamina (l’effetto placebo fa miracoli da sé).

  3. In assenza di cure sperimentate scientificamente, ma anche in presenza delle stesse, se uno preferisce farsi curare da uno sciamano (o dall’omeopatia) non c’è nulla che glielo impedisca, a patto che la sua cura non sia a spese dello Stato (cioè anche mie) ma se la paghi da sé. E -mi vien da dire- anche naturalmente le conseguenze.

  4. Adesso sarebbe bello che tutti gli intellettuali e gli scrittori di sinistra che hanno appoggiato Stamina (senza sapere nulla di scienza) chiedano magari scusa. Altrimenti mi chiedo con quale faccia continuino ad andarsene in giro sventolando la patente di moralizzatori.

  5. Sono d’accordo. In presenza di risorse limitate, serve un criterio, e la verifica dell’efficacia della cura secondo studi controllati randomizzati è quello a oggi più accettabile. Però nel dibattito di queste settimane la questione era più complessa e il fatto che lo Stato si accolli l’onere di una cura non dimostrata era soltanto uno degli aspetti.

  6. A Davide Parenti, prima di tutto, chiederei perché, nonostante una possibile marcia indietro, sul sito delle Iene compaia ancora in bella vista la pubblicità della fondazione stamina. Ecco, io partirei da qui.

  7. vabbè, se apriamo il capitolo “Processi politici che vorrei intentare ai responsabili della merda in cui siamo invischiati” non la finiamo più, io mi offro per il ruolo del boia, all’occasione, che di pubblici ministeri ce n’è già troppi, la buona parte peraltro già presente nella lista degli imputati.

    La macchina da guerra delle Iene, forgiata sullo stampo della macchina da guerra di Striscia la Notizia, è una celebrazione della potenza incomparabile del mezzo televisivo, di come la forza mediatica garantisca la ragione e il consenso, di quanta tracotanza e arroganza istighi i presunti “giustizieri” della prima e seconda serata, giustizieri peraltro soliti misurarsi con croci rosse di vario tipo; io, visto i discorsi trascorsi in questo sito, rifletterei sul fatto che le Iene e Striscia la Notizia sono due dei prodotti principe dell’industria creativa italiana (#coglioniNo, sicuramente), ben incistati nel lucrativo ramo della pseudodenuncia/documentazione sociale, che coinvolge decine e decine di persone pseudoimpegnate e pseudopoliticizzate, decine di pseudopodi dell’abominio lovecraftiano che è nel sincero disprezzo per il popolo che tante delle “migliori menti della mia generazione” condividono e praticano con convinzione, tra misantropia, arrivismo e paternalismo, e sempre con una giustificazione per qualsiasi porcata si faccia per restare a galla.

  8. Vorrei sapere come riuscite ad essere così netti nei vostri giudizi…

    Mi piacerebbe, altrettanto, conoscere i vostri titoli e la vostra ESPERIENZA DIRETTA che avete sulla questione, per poter dire chi e/o cosa stà ingannando chi e/o cos’altro…

    Il dottor Villanova, dell’Ospedale Nigrisoli di Bologna, uno dei migliori istituti europei di ricerca e cura su queste tremende patologie neurodegenerative infantili e non, INTELLIGENTEMENTE (ed é anche l’unico modo per dimostrare di esserlo!!!), ha osservato i miglioramenti dei bambini trattati con cellule staminali e li ha riferiti in sede di congressi, riunioni informali con in genitori, stampa, etc….

    Questa é la vera scienza, quella che OSSERVA IN SILENZIO IL REALE E NON LO PENSA IDIOTAMENTE E PRESUNTUOSAMENTE, come fanno invece presunti “scienziati di concetto”, alla stessa stregua degli altrettanto improvvisati perchè irrimediabilmente corrotti “giornalisti”, “dottori” o, addirittura “politici”…

    Il potere e i suoi “privilegi” vi hanno mangiato la mente, l’anima e il cuore…

    Ma se una cosa così piccola e inutile come il potere, é riuscito a rosicare le vostre coscienze e conoscenze, é il sintomo che non c’era, in fondo, tanto da fare…

    Risponderemo tutti al nostro Dio di ciò che abbiamo fatto di bene e di ciò che abbiamo fatto di male come di tutte le menzogne, ipocrisie e falsità delle quali abbiamo infarcito le nostre meschinissime vite…

    …e i comandamenti di Dio, su queste cose, sono mooolto chiari: la Falsa Testimonianza é un peccato per il quale si và dritti all’inferno…

    così come l’omicidio…

    Già, perchè facendo la guerra a Stamina, oltretutto, ci rendiamo corresponsabili di quelle “piccole” morti che prima o poi sarebbero avvenute ugualmente ma probabilmente, senza complicanze e/o dolori…

    Di tutto questo risponderemo a Dio quando la morte, finalmente, arriverà anche per noi…

  9. Che cosa sia diventata l’i-Taglia (non che prima fosse granchè, val la pena ricordarlo, giusto per chiarire che la faccenda non è nuova…) è davanti agli occhi di tutti, senza bisogno di accendere la tv.

    Di certo, non è un paese per giornalisti, essendo il primo requisito del giornalista l’onestà, e l’i-Taglia delle persone oneste fa volentieri a meno, deputando al potere e all’amministrazione dei disonesti la cui pulsione primaria è eliminare gli anticorpi dal sistema.

    Le Iene (traduzione ad minchiam di Reservoir Dogs, titolo del famigerato cult di Tarantino, meno imprecisamente Cagnacci Randagi) del film erano un gruppo di sociopatici rapinatori minati dall’inettitudine e da un ottuso, verboso, sadismo. Sorprendono dunque il tono, lo stile, l’etica, la morale di una trasmissione ad essi ispirata?
    Fate un po’ voi.

  10. @Danilo: ehi, ma chi sei? Ezechiele 25:17? “E la mia giustizia calerà sopra di loro con grandissima vendetta e furiosissimo sdegno (…) E tu saprai che il mio nome è quello del Signore quando farò calare la mia vendetta sopra di te”

  11. Christian, pensi veramente che delegare ai giudici qualsiasi controversia sia una soluzione ai problemi?
    Pensi veramente che il “trash” possa essere sconfitto in un’aula giudiziaria?
    Che il regista (o ideatore) di un programma vada condannato per uno dei suoi servizi?
    Il programma televisivo fa – spregevolmente, se vuoi – il suo lavoro di informazione approssimativa.
    Come giornalista fai bene a metterne in luce le incongruenze e le prese di posizioni tendenziose.
    Come etica giornalistica, se fossi in te, farei una riflessione più profonda sul mio ruolo.
    Saluti.

  12. “…bisognerebbe proibire anche l’omeopatia perché non ha prove scientifiche, anche se è innocua…”
    Completamente fuori tema: l’omeopatia ha lo stesso valore di un bicchiere d’acqua, ma utilizzarla in vece di un farmaco vero per farsi passare il mal di gola non è la stessa cosa che rinunciare a curarsi seriamente per seguire dei truffatori. Chè Vannoni questo è.
    Ho visto persone con limitanti problemi di deambulazione andare in Cina a farsi iniettare staminali – in realtà schifezze non dissimili da quelle propugnate da Vannoni – e morire di una forma di leucemia dopo qualche anno.

  13. Un’ottima analisi, la trasmissione Le iene vorrebbe ergersi a giornalismo d’inchiesta, indipendente e scomodo, e pure indirizza molta parte dell’opinione pubblica, ma senza averne la minima professionalità, deondologia e indipendenza. E’ ridicolo che Parenti si chiami fuori dicendo solo che racconta delle storie, la superficialità può essere dannosa ancor di più della malafede. Ormai è acclarato in Italia esiste un problema d’informazione, e i conflitti d’interessi hanno senz’altro incrinato la qualità di tutto il sistema giornalistico.

  14. Comunque che i farmaci omeopatici non abbiano effetti collaterali è una gran bufala, sapevatelo.

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Autore

fandzu@gmail.com

Christian Raimo (1975) è nato a Roma, dove vive e insegna. Ha pubblicato per minimum fax le raccolte di racconti Latte (2001), Dov'eri tu quando le stelle del mattino gioivano in coro? (2004) e Le persone, soltanto le persone (2014). Insieme a Francesco Pacifico, Nicola Lagioia e Francesco Longo - sotto lo pseudonimo collettivo di Babette Factory - ha pubblicato il romanzo 2005 dopo Cristo (Einaudi Stile Libero, 2005). Ha anche scritto il libro per bambini La solita storia di animali? (Mup, 2006) illustrato dal collettivo Serpe in seno. È un redattore di minima&moralia e Internazionale. Nel 2012 ha pubblicato per Einaudi Il peso della grazia (Supercoralli) e nel 2015 Tranquillo prof, la richiamo io (L'Arcipelago). È fra gli autori di Figuracce (Einaudi Stile Libero 2014).

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