Pubblichiamo un pezzo uscito su Tuttolibri, che ringraziamo.
È la fine di ottobre del 2012 quando l’uragano Sandy si abbatte su New York, dopo aver spazzato la costa orientale degli Stati Uniti con la furia distruttrice già dimostrata a tutta velocità sulle isole grandi e piccole dei Caraibi. Un evento così può alimentare un’intera storia: nelle bellissime pagine del romanzo di Joan Silber, Tutte le conseguenze, uscito in Italia per 66thand2nd nella traduzione di Emilia Benghi, l’uragano rappresenta invece esattamente quello che è; un elemento di passaggio – per quanto tremendo e poderoso, dalle conseguenze devastanti – sulle nostre vite già irregolari, divise tra speranze e fallimenti.
Vite come quella di Reyna, tra le protagoniste di un romanzo corale ma mai sfuggente, sempre preciso nel delineare i contorni dei suoi personaggi. Reyna, giovane madre single di famiglia ebrea, è impegnata in una storia complicata con il suo ragazzo afroamericano, Boyd, in quel momento – al passaggio dell’uragano – in prigione per un reato di droga da quattro soldi. Con Boyd in carcere e un bambino da accudire, oltre che un lavoro da portare avanti, Reyna ha come confidente sua zia Kiki, di carattere ribelle sin da ragazzina; Tutte le conseguenze si apre con il racconto degli anni vissuti proprio da Kiki in Turchia, da giovanissima.
La Turchia porta un altro tassello alla costruzione narrativa di Silber, capace di passare con grazia da un continente all’altro; la stessa naturalezza a cui ricorre passando di personaggio in personaggio, riservando la medesima sensibilità di scrittrice. È un romanzo senza un centro ideale; ne possiede diversi, piuttosto, che s’irradiano nel tempo e nello spazio con tutte le conseguenze del caso, proprio come annunciato dal titolo.
È un fatale incidente d’auto, tuttavia, a intrecciare di più le biografie raccontate nel libro. Accade quando Boyd, uscito di carcere, mette in piedi una strampalata impresa di contrabbando con un gruppo di compagni. Claude, uno dei ragazzi della banda, ci resta secco, schiantandosi con il furgone mentre è alla guida tra la Virginia e New York.
A questo punto, come una regista navigata, Joan Silber si lascia andare ad ampie panoramiche sui personaggi che ha introdotto: misurando gli effetti che l’incidente produce su di essi, e introducendone di nuovi. Arrivano così la storia di Darisse (l’amante di Claude, destinata a non avere più notizie del ragazzo) e di Teddy, l’autista del camion coinvolto nell’incidente stradale; entrambe possiedono le caratteristiche di quello che in una serie televisiva chiameremmo spin off, alimentate come sono dal tono emotivamente sostenuto di Silber, non a caso accostata dalla critica americana a Alice Munro.
Quanto a Reyna, l’incidente ha come conseguenza immediata la fine della storia con Boyd, proprio quando la relazione tra i due sembrava possedere finalmente quei contorni che tendiamo a definire felicità: «L’abbraccio rigido terminò. Io ero uno sfacelo, spalmata di lacrime. Ci guardammo, chini e inorriditi. Volevo pensare che gli dispiacesse perdermi. Ero divorata dal desiderio di tornare indietro nel tempo, per disfare quello che avevo fatto, un desiderio che mi squarciava le budella».
Ma indietro nel tempo, com’è noto, non si può tornare; e Reyna non è l’unica a dover fare i conti con questa verità. Lei non può riavere Boyd; Teddy non può tornare all’antico rapporto di gioventù con la prima moglie, che aveva ripreso a frequentare nei mesi dell’incidente; Darisse e Lynette, sorella di Claude, non possono fare altro se non i conti con la tragica morte del ragazzo, abbandonandosi al dolore o ripartendo lentamente verso una nuova direzione. L’unica che sembra avere consapevolezza immediata della caducità della vita, e della necessità di saper cogliere l’attimo quando si manifesta – fosse anche lasciare un marito in Turchia e partire al seguito di un gruppo di avventurieri tedeschi, incontrati per caso – è Kiki, la donna che alla fine del romanzo è destinata a rimanere nel cuore dei lettori con la sua dimensione di donna autosufficiente.
All’apparenza emotivamente fredda, Kiki è una che sa come si fa. Rientrata dalla Turchia a New York con una manciata di tappeti come unico patrimonio, riesce a costruirsi una sua dimensione a Lower Manhattan. È uno dei quartieri che il passaggio di Sandy lascia senza elettricità, per diverse ore. Reyna la raggiunge, per scoprire come sta. Kiki se la cava benissimo: ha riso e cibo in scatola a sufficienza, e per leggere i suoi classici greci e latini – ha una passione per Marco Aurelio e gli stoici – le basta la luce di una candela. «I newyorchesi esagerano», pensa dei suoi concittadini allarmati dall’uragano. Per una come Kiki, Sandy è quello che è: un fenomeno atmosferico di passaggio, con un nome addirittura simpatico.
Quanto a Joan Silber, la semplicità apparente attraverso cui Tutte le conseguenze mostra l’indefinita essenza delle nostre vite la rende una grande scrittrice contemporanea.
Liborio Conca è nato in provincia di Bari nell’agosto del 1983. Vive a Roma. Collabora con diverse riviste; ha curato per anni la rubrica Re: Books per Il Mucchio Selvaggio. Nel 2018 è uscito il suo primo libro, Rock Lit. Redattore di minima&moralia.
