Con doppia uscita settimanale, minima et moralia vi propone la pubblicazione a puntate del romanzo “Aosta City Blues” di Matteo Castello, accompagnato dalle illustrazioni di Edoardo Meda.
“Aosta City Blues”, originariamente pubblicato nel 2021 e ora profondamente rimaneggiato e rinnovato, racconta la storia di Luca che, dopo gli studi universitari, torna nella sua città natale affrontando le difficoltà e le frustrazioni della vita di provincia.
Tra lo sforzo di inserirsi in un contesto estraneo e la riscoperta di una nuova identità, il mondo locale offre un’improbabile e grottesca svolta fanta-politica: l’occupazione del palazzo della Regione da parte di un gruppo di indipendentisti di estrema destra.
16. AGENTI
Nel vialetto antistante, dopo una breve rampa di scale, c’era Carola. “Andiamocene, dai”, sussurrò impaziente ai due.
L’aria era calda e profumatissima. Era tutto finito. Varcarono il cancelletto d’ingresso e si trovarono nella viuzza deserta. Le sirene si propagavano lamentose in lontananza.
“State bene?” chiese Carola.
“Io sì” fece Garin. “Luca, tutto a posto?”
Luca aveva il fiato corto e zoppicava. “Sì, ma devo vomitare”, ammise.
“Fallo lontano da qui, andiamocene!” esortò Carola.
Fecero qualche metro prima che Luca si arrendesse, lasciando fluire l’ansia, la paura, il dolore. Non provava vergogna o imbarazzo. Era solo contento di esserne uscito. Fece un gesto agli altri due, in attesa qualche metro più avanti, mimando un ok con le dita chiuse a cerchio. Li raggiunse, e insieme si ritrovarono presto nella via principale, stranamente deserta vista l’ora.
“È successo qualcosa di grosso”, bisbigliò Garin incollato al telefono. Solo ora baluginava l’idea che fosse il caso di chiamare la polizia.
“Luca, vai all’ospedale, non stai bene”, suggerì Carola.
“No,” rispose lui, “sto meglio. La macchina è qui dietro, vado a casa.” I due, poco convinti, decisero che era meglio accompagnarlo ancora per un po’, cosa che fecero tenendo un passo più spedito possibile.
Quando finalmente Luca si sedette sul sedile la testa pulsava forte e lo stomaco aveva ripreso a gemere. Cercò di non darlo a vedere ai colleghi che, pur scalpitando per allontanarsi il più possibile, erano anche in apprensione per l’unico dei tre ad aver subito qualcosa di più di un grande spavento durante l’assalto. Proprio mentre Garin riuscì a mettersi in contatto con il centralino per le emergenze, Luca mise in moto. La macchina si scosse vibrando forte, poi il solito fumo corposo che annunciava l’avvio del motore.
“Ci sentiamo”, fece penosamente da dietro il finestrino, improvvisando una retromarcia incertissima. Il collo doleva, lo sguardo era sfocato, ma voleva tornare a casa, ne aveva abbastanza, nonostante le proteste dei colleghi. Che Garin e Carola pensassero ai fatti loro, ne aveva a sufficienza di quella compassione!
Fece appena un chilometro, abbastanza per lasciarsi il centro alle spalle. Capì che doveva fermarsi, scelse la prima piazzola di sosta dell’autobus, azionò le quattro frecce in un barlume di premura. Aprì la portiera e vomitò nuovamente, questa volta dedicandosi con più abbandono al suo gesto scabroso. Poi si mise comodo sul sedile, chiuse gli occhi e fece qualche respiro profondo. Tutto intorno si sentivano le sirene delle volanti che ronzavano nervose nell’aria. Decise di accendere la radio, nonostante la testa fosse percossa da fitte di dolore globuloso. Le emittenti erano invase dalle notizie, ora tutte incentrate su quanto stava succedendo in quella piccola periferia distolta controvoglia dal suo ruolo di paradisiaco villaggio vacanze.
“Dopo aver occupato le sedi dei principali giornali, i rivoltosi hanno lanciato una rappresaglia in risposta all’arresto del loro leader Claudio Giacchin. Il Partito è stato dichiarato organizzazione terroristica poche ore fa dal Ministro dell’Interno, dopo che una decina di uomini armati hanno fatto irruzione all’interno del palazzo della Regione, prendendo in ostaggio un gruppo ancora indefinito di persone e sparando diversi colpi di arma da fuoco. Non si registrerebbero feriti, rivelano fonti della polizia, ma la situazione è tesa. Nel frattempo, si è conclusa l’operazione per il rilascio del direttore de La Voce del Quartiere Alex Roubaud e della sua segretaria. I due terroristi sono stati arrestati dopo un tentativo di fuga.”
Luca ascoltò incredulo, consapevole che sarebbe stato meglio levarsi da quella piazzola il prima possibile. Il sedile era così comodo e lui era stanco, stanco, stanco, e non si stava poi così male in quell’abitacolo che spesso gli aveva fornito un buon rifugio, tanto nelle notti vagabonde quanto nelle mattinate di gelo. Si sentiva al sicuro tra le sue lamiere che separavano così nettamente il fuori dal dentro, con i suoni sempre più distanti della radio a cullarlo, a spingerlo ad assecondare quell’abbandono che assomigliava moltissimo ai colpi di sonno di quando faceva tardi la notte a Torino e tornava a casa ubriaco fradicio.
“Si tolga da qui.” L’agente in divisa che aveva bussato al finestrino imbracciava un mitragliatore, il quale rifletteva i lampeggianti bluastri che danzavano nella penombra della prima sera. Luca sussultò, immaginandosi ancora in ostaggio. Appena il poliziotto si rese conto dello stato del ragazzo gli lanciò uno sguardo preoccupato.
“Tutto bene? Cosa ci fa qui?” chiese severo appena quello fu riuscito a ricordarsi come si tirava giù il vetro. Il sangue secco rigava ancora il volto di Luca, e un livido si era formato poco sopra lo zigomo sinistro.
“Ho avuto da ridire con un fascista. Ora sto bene, vado a casa.” Lo disse rendendosi conto in quel preciso istante di quanto avesse passato. Fu scosso da un tremito.
“La accompagniamo noi a casa”, fece un secondo agente che Luca non aveva neanche visto, annuendo sbrigativo.
Chissà, magari non si erano bevuti la storia della rissa col fascista. Eppure, Garin doveva aver già telefonato e raccontato la storia. Sicuramente però, visto il continuo gracchiare che proveniva dalla radio di bordo della volante, i due avevano fretta di sgomberare le strade e passare a cose più serie. Luca non sapeva come funzionavano certe cose. Dopo un rapimento si va direttamente in Questura? Così, su due piedi? Si sporge denuncia? Poco importava, per ora era soltanto un fastidio da sistemare nel minor tempo possibile.
“Portiamolo a casa e facciamo spostare la macchina”, suggerì uno dei due, un ragazzo più giovane di Luca di appena qualche anno e dal viso rasato e inespressivo. Insieme lo sollevarono e lo scortarono alla volante. Ormai Luca non aveva più voglia di decidere nulla. Che facessero quello che credevano meglio. “La macchina, non scordatevi la mia macchina”, ebbe solo il tempo di dire prima di abbandonarsi alle cure degli agenti.
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