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Dopo aver pubblicato oltre una trentina di libri, tra narrativa e saggistica, Giulio Mozzi, alla soglia dei sessant’anni, ha finalmente esordito con il suo primo romanzo. S’intitola “Le ripetizioni” (Marsilio), narra di Mario e della sua strana vita, sospesa tra normalità e follia. Due donne sembrano dividerlo tra Padova e Roma, ma di mezzo c’è Santiago, un diavolo che lo spinge a commettere orribili atrocità. Ma andiamo con ordine.

Il libro si apre con il ricordo di qualcosa accaduto molti anni prima, che poi risulterà inventato. Tutto nasce da una passeggiata nel giardino di Boboli a Firenze, un paio d’ore libere, da riempire, e improvvisamente “un’ondata di profumo lo prese in pieno. Un profumo forte e violento. Esaltato dalla pioggia del mattino e dal sole di giugno. Mario lo riconobbe: il profumo del bosso”.

La presenza del Bosso ravviva la sua giornata. Quell’odore fa scattare in lui ricordi lontani, legati all’infanzia e all’adolescenza. Il meccanismo somiglia alla madeleine di Proust che riassaporando il famoso biscotto, non mangiato da anni, ha l’effetto di riportarlo nel passato. Mario va indietro nel tempo, prima alla recente visita alla casa del Petrarca e poi al giardino del Castello, a San Daniele del Friuli. Ma ritornando un giorno in quel giardino, scopre che non c’è il bosso, non c’è mai stato. Il suo ricordo non corrisponde alla realtà, si tratta di un ricordo fasullo, partorito dalla sua fantasia. Questo non lo turba più di tanto. “Che importa, si diceva, se a riportarmi tutti quei ricordi veri è stato un ricordo falso? L’importante è che io abbia i miei ricordi; che io abbia una vita da ricordare, anziché una parete bianca”.

Restando nell’ambito dei ricordi e delle cose appartenute al passato, Mario ritorna a pensare a quelle foto scattate un giorno alla Biennale di Venezia nel 1972, durante una gita scolastica, nella macchina per fototessere, quelle che sono scomparse dalle nostre città, ma un tempo usavano tutti per avere le foto da mettere sui documenti.

Mario ricorda di essere stato l’unico della sua classe ad essersi prestato al gioco. Quattro scatti dentro la cabina e la striscia di foto incollate alla parete grande, insieme a molte altre. A Mario, dopo tanti anni, prende la curiosità di scoprire dove siano finite.

“Che fine avranno fatto, tutte quelle fototessere? Franco Vaccari le avrà conservate? O saranno state strappate dagli addetti alla pulizia, dopo la chiusura della Biennale?”

Così si mette alla ricerca di Vaccaro, l’ideatore di quella installazione, riesce a trovarlo e rinviene anche la sua striscia di quattro foto scattate “quasi due terzi di vita fa”. Erano conservate in una grande stanza che funziona da archivio, dentro uno degli scatoloni. Nel quarto scatto, insieme alla sua faccia un po’ imbronciata c’è quella di Bianca che per divertimento ha messo la testa nella cabina poco prima del quarto scatto. Per Mario una sorpresa, non ricordava quella simpatica intrusione.

Un altro capitolo importante della vita di Mario è quello dei viaggi, costretto a spostarsi per ragioni di lavoro, tra Padova e Roma, è come se vivesse una doppia vita, ma se ne rende conto solo in treno: “quando sono in viaggio e devo attraversare la soglia che porta da un mondo all’altro, da una realtà all’altra, da una vita all’altra”.

In questo stato di sospensione, o terza vita, nascono altre storie, quelle dei viaggiatori che incontra e osserva attentamente, già felicemente illustrate in un libro precedente: “Sono l’ultimo a scendere”, pubblicato nel 2009 da Mondadori.

Nei suoi libri si ha sempre la sensazione che Mozzi stia svelando fatti personali, a lui accaduti, ma ovviamente non è così, molto dipende dal tipo di voce che usa per narrare, vicino al protagonista, anche con la terza persona, e lasciando uscire la parte più intima, quella che spesso teniamo nascosta e non riveliamo a nessuno. Tutto ciò avviene attraverso una scrittura chiara, precisa, accattivante, con ripetizioni studiate, a volte ridondanti, ma confacenti al suo stile.

Tornando al romanzo, mi piace evidenziare il personaggio di Gas, questo pittore della porta accanto, che dipinge un po’ a occhi chiusi e poi chiede il parere a Mario, o si serve di lui per far colpo sulle donne. Di solito non si fa molti problemi con le donne, per lui “ogni donna è un’altra donna e basta, tutte uguali, tutte comunque sia…” come canta Vasco Rossi in una vecchia canzone in coppia con Gaetano Curreri.

Il romanzo è entrato nella dozzina del Premio Strega 2021, su proposta di Pietro Gibellini che nella sua motivazione, tra le altre cose, ha scritto: “A differenza di tanta narrativa che corteggia il bene astratto e la quiete consolatoria, raccontare del male e del disordine che si annida in ciascuno di noi significa indagare la nostra possibilità di redenzione e speranza”.

Non è un libro da leggere sotto l’ombrellone, tanto per essere chiari. A momenti di struggente tenerezza, nutriti di nostalgia e sentimenti puri, come ad esempio il capitolo riguardante i genitori, si alternano perversioni sessuali intollerabili. E seppure ci troviamo nel mondo della finzione, leggere certe cose indigna e ferisce il lettore. Personalmente ci ho messo un po’ di giorni a riprendermi e a considerare il romanzo con il giusto distacco.

Mozzi ha sconfinato, in alcune parti del romanzo, in un territorio che non è propriamente il suo. Certe pratiche sessuali, la violenza, l’uccisione di anime innocenti, riguardano più il genere thriller o noir e autori “spietati” come ad esempio Jo Nesbo o Stieg Larsson. Dallo scrittore padovano ci aspettiamo altro, come i capitoli che sembrano riecheggiare le sue storie più belle. Tutta la parte iniziale del libro ci riporta all’atmosfera magica di “Questo è il giardino” e ai suoi racconti più riusciti.

 

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Autore

lupop@minima.it

Pierluigi Lupo (Napoli 1971), vive a Roma dall’età di sei anni. Appassionato di scrittura e letteratura, negli ultimi anni ha pubblicato storie d’amore su "Confidenze" e "Confessioni Donna". Attualmente collabora con "Donna Moderna" occupandosi di cultura e spettacolo, recensisce libri per "L’Indice dei Libri del Mese", "Minima&Moralia" e sogna di pubblicare un romanzo.

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