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“Taccuino di una sbronza” (SEM) di Paolo Roversi, già dal titolo potrebbe far pensare a Bukowski, ma a ricordarcelo c’è anche la scritta in cima alla copertina: “L’uomo che credeva di essere Bukowski”. Dunque, non ci sono dubbi, in questo romanzo si parla di lui, dello scrittore californiano nato in Germania e divenuto famoso per il suo vivere spericolato e la scrittura fuori dagli schemi. Un poeta ribelle e moderno che negli anni ’70 attirava un sacco di gente ai suoi famosi reading di poesia. Insomma, Charles Bukowski, quello di “Storie di ordinaria follia” e non c’è altro da aggiungere.

L’operazione compiuta da Roversi in questo libro, andando molto al sodo, è stata quella di costruire un romanzo attorno alla biografia di Bukowski. Pagina dopo pagina finisce per ripercorrere un po’ tutte le tappe fondamentali dello scrittore americano. Anche i titoli di ogni capitolo confermano questo. Oltre ovviamente a rendergli omaggio, a cent’anni dalla sua nascita.

In questo viaggio alla continua “ricerca” di Bukowski abbiamo un personaggio che non ci somiglia molto, ma ci si avvicina per il nome e cognome, Carlo Boschi. Sarà lui a incarnare il poeta maledetto e ubriacone. Al suo fianco come un’ombra ci sarà l’amico di sempre, Romeo Berzelli, professore precario d’italiano e storia di una scuola media inferiore.

I due amici si ritrovano a Dublino per una breve vacanza all’insegna dell’alcol, per Carlo si tratta dell’ultima smargiassata prima del matrimonio. Un addio al celibato contrassegnato dallo svuotamento di grossi boccali di birra, ma la situazione sfugge di mano. Dopo l’ennesimo boccale di birra, consumato in un pub del centro, Carlo cade a terra privo di sensi. Al pronto soccorso il medico di turno gli diagnostica il coma etilico.

È il 9 marzo 1994, giorno della morte di Bukowski, quando Carlo perde i sensi. Lo scrittore muore e la sua anima sembra essersi riversata nel corpo del ragazzo milanese, perché al momento del suo risveglio è convinto di essere Charles Bukowski. Tutti cercheranno di fargli intendere che lui non c’entra niente con lo scrittore americano, ma sarà inutile. Lui è convinto di essere Bukowski e non accetta obiezioni, ignora il suo vero nome e non ricorda quasi niente del suo passato. Tutto questo darà il via a una serie di situazioni che faranno precipitare la sua vita nel baratro.

Carlo da tranquillo funzionario di banca, laureatosi alla prestigiosa Bocconi di Milano e in procinto di sposarsi con Sara Rovelli, “dolce e carina nei suoi riccioli biondi”, appartenente a una ricca famiglia di industriali brianzoli, diventa di colpo: ubriacone, donnaiolo, rissoso, poeta, barbone. E in poco tempo, dopo essere ritornato a Milano, perderà la donna che doveva sposare, l’impiego in banca, l’affetto e la stima dei suoi genitori. Insomma, il cambiamento d’identità sarà per lui una vera catastrofe, ma anche una fortuna. Avrà improvvisamente un grande successo con le donne, anche un certo vantaggio economico e un briciolo di popolarità. Proprio come Bukowski si mette a scrivere poesie che poi legge la sera in qualche locale della città, davanti a un pubblico chiassoso che spesso lo contesta provocando risse.

L’unico a restargli vicino dopo la sua trasformazione e ad assecondarlo nelle sue scelte azzardate è proprio Romeo, l’amico di una vita. Quando nella sua follia bukowskiana deciderà di tenere dei reading di poesia: “Come il vero Buk si era messo in testa di scrivere poesie e, trovata perfino peggiore, aveva pure convinto il Rosso a organizzargli una lettura pubblica”, toccherà a Romeo il compito di presentarlo al pubblico, vestendo anche i panni dell’agente.

Inevitabilmente quella che scorre sotto ai nostri occhi è anche la storia di un’amicizia, di quelle che durano nel tempo, senza condizioni e in cui si accetta tutto dell’altro: pregi e difetti. E non sarà soltanto Carlo a farne di tutti i colori, anche Romeo avrà qualcosa da farsi perdonare. Ma alla fine la loro amicizia resterà salda, anche se uno dei due farà perdere le proprie tracce.

Il romanzo diventa anche il pretesto per parlare di un’epoca, soprattutto italiana, compresa tra il 1994 e il 2006, fatta di grandi cambiamenti a cominciare dalla salita al potere di Silvio Berlusconi, l’elezione della prima Miss Italia di colore, la morte di Lady Diana, il Nobel per la letteratura a Dario Fo, il primo Grande Fratello trasmesso in Italia, il G8 di Genova, la morte di papa Wojtyla, senza trascurare la rivoluzione tecnologica come la diffusione sempre maggiore dell’uso del telefonino, il digitale terrestre e la pay-tv.

Nella postfazione apprendiamo, ma non era difficile sospettarlo, la grande passione dell’autore verso Bukowski, un amore nato a vent’anni e mai sopito. Sullo scrittore americano Roversi ha realizzato ben tre libri: “Seppellitemi vicino all’ippodromo così che possa sentire l’ebbrezza della volata finale” (Stampa Alternativa), “Scrivo racconti e poi ci metto il sesso per vendere” (Stampa Alternativa), e infine, a completamento della sua trilogia bukowskiana, è arrivato “Taccuino di una sbronza” che nella primissima versione pubblicata nel 2006, aveva un altro titolo: “Il mio nome è Bukowski”.

Paolo Roversi, oltre a essere noto come studioso e appassionato di Charles Bukowski, è conosciuto soprattutto per essere uno scrittore di gialli, con “Solo il tempo di morire” (Marsilio) ha vinto il Premio Selezione Bancarella 2015. Inoltre ha scritto soggetti per la serie TV “Distretto di Polizia” trasmessa da Canale 5.

Se siete anche voi appassionati lettori di Bukowski questo libro stuzzicherà di sicuro il vostro interesse, ma ovviamente il romanzo non è precluso a tutti coloro che non conoscono lo scrittore californiano. Per quanto riguarda lo stile ci troviamo davanti una scrittura asciutta, rapida, con la giusta dose di ironia. A tratti, per le situazioni e la scrittura ritmata, mi ha ricordato Niccolò Ammaniti. Lettura spassosa, non senza qualche momento di riflessione, da bere anche tutta d’un fiato, come tequila bum bum.

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Autore

lupop@minima.it

Pierluigi Lupo (Napoli 1971), vive a Roma dall’età di sei anni. Appassionato di scrittura e letteratura, negli ultimi anni ha pubblicato storie d’amore su "Confidenze" e "Confessioni Donna". Attualmente collabora con "Donna Moderna" occupandosi di cultura e spettacolo, recensisce libri per "L’Indice dei Libri del Mese", "Minima&Moralia" e sogna di pubblicare un romanzo.

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