Pubblichiamo un pezzo uscito su Tuttolibri, l’inserto culturale della Stampa, che ringraziamo.

Fiumi di mascara e copiosi strati di rossetto; parrucche, abiti di seta e mantelle di velluto. Perché «Va da sé che fosse meglio sembrare una donna orrenda che non sembrare affatto una donna». Quentin Crisp, nato Denis Charles Pratt ben più di un secolo fa, ha calpestato il Novecento fino in fondo, conoscendo le due guerre e passando dalle strade più sordide di una Londra da poco post vittoriana fino alla New York brulicante di fine anni Settanta/primi anni Ottanta.

Personaggio imprendibile, Crisp, intelligenza vivace, privo di una bussola, orientato verso direzioni davvero stravaganti; tanto da non sapere spesso che farsene di una vita sin dalla nascita ironicamente sdegnata («Nell’anno 1908 uno dei più grandi meteoriti che il mondo avesse mai conosciuto puntò la Terra. Mancò il bersaglio. Colpì la Siberia. Io nascevo a Sutton, nel Surrey»). Tuttavia, seppe avanzare deciso, dispiegando il suo ingombrante sé nelle vene di una società bigotta e spesso violenta, uscendone perlopiù a testa alta.

Come sottolinea Michele Masneri nella prefazione all’edizione italiana di un classico che mancava nelle nostre librerie – Il funzionario nudo, uscito per Accento con la traduzione di Sara Reggian – Crisp è stato a pieno titolo uno dei grandi eccentrici british più puri nello spirito, pensiamo a Oscar Wilde o Noël Coward, e la sua autobiografia è a tutti gli effetti una bizzarra immersione nell’esistenza di una personalità strabordante. Un po’ cialtrona e un po’ coraggiosa. A tratti geniale.

Nato in una famiglia borghese caduta parzialmente in disgrazia, Crisp racconta nella sua autobiografia di aver compreso la propria diversità già da ragazzino. Il padre, al quale non riserva alcun ricordo degno di nota, se non l’indifferenza riservata alla morte, lo mal tollerava («Mi sono dovuto arrovellare per alimentare il suo rancore con combustibili sempre nuovi. Per quanto riguarda l’infanzia, la mia sola presenza era sufficiente»); la madre, al contrario, è l’unica che riesce a stargli dietro, e lo farà fino a che rimarrà in vita, tanto che persino un cinico come Crisp le riserva parole di tenerezza, seppur nascoste dietro una coltre di altezzoso distacco.

Di iniziazione in iniziazione, saltando da un fallimento a un altro, mal portato per lo studio e si direbbe allergico al concetto stesso di occupazione – ma comprendendo d’altro canto la necessità di dover lavorare per campare – Pratt/Crisp va costruendosi uno stile esistenziale complesso e grossomodo inedito per il tempo. Comincia a indossare abiti da donna, a truccarsi, preferendo il gioco con le ragazze alle botte con i suoi coetanei maschi. Iscritto al college, deve barcamenarsi tra le tendenze mostrate già in infanzia e le regole di un severo istituto inglese.

Per trovare un qualche impiego gli viene in soccorso la rete di conoscenze di famiglia, e così finisce a lavorare prima in una ditta di ingegneria elettronica, poi nel settore della grafica e della pubblicità; quindi inizia a posare come modello per gli studenti delle scuole d’arte londinesi, il lavoro da cui discende il titolo della sua autobiografia.

Senza bussola, ma a testa alta: Il funzionario nudo si rivela strada facendo una lettura gustosa, costruita nell’alternanza serrata tra ricordi, sogni di libertà, qualche rimpianto, e un tasso letterario piuttosto alto. Non citazionista ma punteggiato di richiami intelligenti, e con certi inserti che paiono aforismi, motti di vita, con un tono che resta in bilico tra la beffa e la tragedia. In Crisp, l’omosessualità è raccontata perlopiù come un accidente, inevitabile nel suo caso; del resto, gli procura innumerevoli guai, che sia per mezzo di teppisti o di solerti poliziotti decisi a sorvegliare sulla pubblica morale.

Non ostentazione, ma ineluttabilità: e ironico distacco, qualcosa di molto inglese e quasi impraticabile nella società contemporanea, un sentimento che consente a Crisp di scrivere come «gli omosessuali hanno tempo per tutti. Non è solo un esempio della nota legge per cui gli emarginati sono cortesi con la gente che conta perché segretamente la venerano o al massimo temono di poter un giorno aver bisogno di lei. Io ho una passione per le chiacchiere di poco conto». Per concludere: «Nessuno sfugge al mio amore».

Superati i cinquant’anni, si ritrova quasi per caso a scrivere le sue memorie, ed altrettanto casualmente un regista decide di trarne un film, consegnandogli una longeva terza età da star dell’underground ma anche del pop. Si trasferisce a New York, in un’America davvero lontana dai giorni dell’infanzia e dell’adolescenza inglesi. Ed è che qui viene immortalato da Gordon Thomas Sumner, per tutti Sting, nella canzone Englishman in New York, scritta dalla popstar britannica proprio dopo averlo incontrato.

Ormai anziano ma sempre carico di fascino, Quentin Crisp compare anche nel videoclip della canzone, diretto da un giovane David Fincher. Come chiosava nel suo memoir: «Se gloria significa solo essere noti a molti sconosciuti, allora sono stato famoso o noto per molti anni. Posso solo dire che alcuni effetti secondari di questa condizione mi hanno fatto divertire».

 

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Autore

gavroche1983@yahoo.it

Liborio Conca è nato in provincia di Bari nell'agosto del 1983. Vive a Roma. Collabora con diverse riviste; ha curato per anni la rubrica Re: Books per Il Mucchio Selvaggio. Nel 2018 è uscito il suo primo libro, Rock Lit. Redattore di minima&moralia.

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