Indonesia, Timor est, Timor Ovest, mondi distanti, che abbiamo sentito nominare, qualcuno di noi, un conoscente magari, ha viaggiato fin laggiù, e ci ha raccontato qualcosa di molto vago, sul fascino, sulla bellezza di incontrare culture diverse. Cose vere, ma che comunque si dicono quando si torna da un posto. Alla Biennale d’arte 2026, una delle opere più interessanti è Across Words, con tre artisti di Timor-Leste, Veronica Pereira Maia, Etson Caminha e Juventino Madeira, sotto la curatela di Loredana Pazzini-Paracciani. Tre linguaggi artistici differenti mescolati e uniti da una visione rispetto alle questioni sociopolitiche e alla storia traumatica del loro paese. Poche ore aver visto i loro lavori ho ricevuto da Utopia editore, con un tempismo perfetto Gente di Timor, di Felix Nesi, traduzione di Elena Ricchitelli, un romanzo che in un certo senso comprende quelle opere d’arte, o che potremmo immaginare come in aggiunta a quel padiglione. Lo sguardo è diverso, la forma espressiva è un’altra, la gente di Timor è la stessa, la storia di quei luoghi, al di là di molti confini è la stessa, è tempo di conoscerla un poco almeno.

Un’ora prima che gli assassini attaccassero la casa di Martin Kabiti, la notte della finale della Coppa del Mondo, il sergente Ipi era andato a prenderlo con la sua moto.

Nel 1998, in un villaggio circondato dalla savana al confine tra Timor Ovest e Timor Est, gli uomini sono riuniti alla stazione di polizia per assistere alla finale della Coppa del Mondo e tifare per la squadra che è nel cuore di tutti, il Brasile. L’altra squadra è la Francia, che poi vincerà, doveva essere il giorno di Ronaldo il fenomeno, sarà il giorno di Zinedine Zidane, ma tutto questo non importa. Mentre gli occhi sono rivolti a un pallone che rotola, occhi in quella stazione di polizia e occhi di tutto il mondo, a poca distanza, senza sospetto, senza preavviso, altri uomini ribelli politici scendono sulla strada della vendetta. Nesi, scrittore di straordinario talento, inizia un racconto che è un viaggio nella storia di Timor, una storia lunghissima piena di sangue, d’amore, di resistenza. Osserviamo il susseguirsi delle molte colonizzazioni straniere, la lotta indipendentista di Timor Est contro l’esercito indonesiano, le proteste degli studenti contro il regime. Un mondo fatto di tradizioni, di antiche usanze, che – suo malgrado – deve scendere a passi con il falso mito del progresso occidentale.

Non c’è nessuno al mondo che non si penta dopo aver incontrato Gesù.

Il talento di Felix Nesi riesce a mescolare il piano universale con le vicende private dei protagonisti, in un meccanismo letterario che tiene insieme tutte queste vite, collegate da un’unica grammatica e da una certa luminosità garantita dalla fluidità della prosa dell’autore.

Nesi è spesso ironico, molto tagliente, è capace di andare a fondo con lo sguardo sulle cose e sui fatti. Ci restituisce l’immagine di un luogo che non conosciamo, dove tutto è controllato da chiesa, esercito e politica (questa quante volte l’abbiamo sentita?), questa sorta di trio malefico che muove i fili della vita della gente. La gente di Timor è molto di più però e in questo affascinante romanzo lo scopriamo. Da un posto minuscolo e sconosciuto, quella gente ci spiega bene la condizione umana, chi siamo.

All’incrocio comprò un giornale, Al mercato si fermò a prendere un po’ di bubur caldo. Sul ponte di Liliba scavalcò il parapetto e si lasciò cadere nel vuoto. Il ponte era alto più di centocinquantametri. Il fiume era quasi asciutto. La stagione era appena cominciata.

I protagonisti di questo romanzo sono molte cose, contrastanti fra di loro, spesso opposte, ma sono carichi di coraggio, i loro cuori hanno una portata sentimentale da cui attingere, nelle loro vicende così distanti forse potremmo incrociare un bagliore, un frammento che ci conduca a una forma di bellezza, di salvezza. Nesi è del 1988, i suoi racconti e questo romanzo sono già molto conosciuti nel mondo anglofono e credo che sentiremo parlare di lui a lungo. Utopia tradurrà anche le altre sue opere.

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Autore

giannimontieri@minimaetmoralia.it

Gianni Montieri, è nato a Giugliano in provincia di Napoli. Scrive per Doppiozero, minima&moralia, Esquire Italia, Huffpost e il manifesto, tra le altre. Prova a incrociare la letteratura con lo sport per L’ultimo uomo, Rivista Undici. I suoi libri di poesia più recenti sono Ampi margini (2022) e Le cose imperfette, editi da Liberaria. Ha pubblicato per 66thand2nd due titoli Il Napoli e la terza stagioneAndrés Iniesta, come una danza. Vive a Venezia. Altre info qui: https://giannimontieri.wordpress.com/biografia/

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