Nata nel 1969 a South Bend, nell’Indiana, da padre coreano e madre americana, Susan Choi appartiene a quella ristretta schiera di autori capaci di coniugare ambizione letteraria e intensità narrativa, pur essendo meno in vista di molte scrittrici e molti scrittori americani della sua generazione. Dopo l’esordio con The Foreign Student nel 1998, ha costruito un’opera sempre più complessa e riconoscibile, culminata nel successo di Trust Exercise, vincitore del National Book Award nel 2019. Nei suoi romanzi ritornano i temi dell’identità, della memoria, dell’appartenenza e delle verità che le famiglie scelgono di nascondere. Con Flashlight, pubblicato a maggio in Italia da Mondadori con la traduzione di Stefano Bortolussi, amplia ulteriormente il proprio orizzonte narrativo, intrecciando vicende private e grandi fratture della storia contemporanea.

Flashlight ti prende subito. Una bambina viene ritrovata sulla costa giapponese dopo un incidente in mare. Suo padre, invece, scompare. Potrebbe essere l’inizio di un thriller familiare. Ma il mistero è soltanto un punto di partenza. Da quel momento il romanzo si muove attraverso decenni, continenti e generazioni seguendo le tracce di quell’assenza. La scomparsa di Serk non è soltanto il motore dell’intreccio. È il vuoto attorno al quale ogni personaggio finirà per orbitare.

Louisa cresce cercando di ricostruire la figura del padre attraverso frammenti, silenzi e ricordi incompleti. Ma ben presto diventa chiaro che la vera domanda del romanzo non è “che cosa è successo?”, bensì “quanto possiamo davvero conoscere chi amiamo?”.

La scrittura è di una precisione quasi chirurgica. Choi non cerca mai di assecondare il lettore. Lavora per accumulazione, lasciando che siano i dettagli a costruire lentamente il peso emotivo della storia. Il risultato è una prosa elegante e capace di scavare nelle zone più opache dell’esperienza umana.

Particolarmente riuscito è il modo in cui la dimensione privata si intreccia con quella storica. Corea, Giappone e Stati Uniti non fungono da semplice scenario. Diventano luoghi della memoria, spazi in cui identità individuali e traumi collettivi si sovrappongono continuamente. Il romanzo mostra come le grandi vicende geopolitiche possano infiltrarsi nelle esistenze più intime, modificandone il destino.

Più che nel mistero della scomparsa, Flashlight trova il proprio centro nell’impossibilità — e nel dolore — di conoscere davvero chi amiamo. È in questa distanza irriducibile che Susan Choi individua la materia più autentica della sua narrativa.

Condividi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Autore

s.magi@tin.it

Stefano Magi, classe 1996, vive e lavora a Radicofani, in Val d’Orcia. Scrive per Il Fatto QuotidianoMinima et Moralia e Vanity Fair Italia.

Articoli correlati