«Queste colline non cambiano», la frase è di Cesare Pavese ed è stata scelta in esergo da Chris Offutt per il suo nuovo romanzo: Una questione di famiglia (minimum fax 2023, traduzione di Roberto Serrai). La frase non sta lì per caso, o solo per bellezza. Intanto ci sta perché Offutt è un grande lettore di Pavese, è un suo ammiratore e lo considera tra i suoi scrittori preferiti; lo ha affermato più volte rilasciando interviste e mi è capitato di sentirglielo dire di persona alla presentazione di un suo libro precedente. Le colline di Pavese, lo sappiamo, quelle del diavolo, stanno in Piemonte e sono una cosa molto italiana, che appartiene al nostro paesaggio e alla storia della nostra letteratura, ma sono colline e la conformazione del territorio, l’isolamento dai grandi centri, una certa regale staticità – a volte incantevole, a volte opprimente -, in qualche maniera deve far pensare a Offutt alle sue colline, quelle del Kentucky. E Offutt riflette proprio sul fatto che in collina le cose non mutino mai, e si riferisce al territorio, al passaggio delle stagioni, alla gente, al mondo di comportarsi, ai loro gesti, ai loro silenzi.
i rimpianti si accatastavano come pezzi di legna, ovunque guardasse.
Ed ecco, come quasi ogni estate, la dolce abitudine di un libro di Offutt e non importa se si tratti di una raccolta di racconti, di un memoir o di un romanzo, perché si tratta di come scrive Offutt e si tratta di quelle colline che in qualche maniera – grazie alla mano dello scrittore, al suo punto di vista, al modo che ha di connettere il paesaggio all’azione – cominciano ad appartenerti, anche se (con ogni probabilità) non ci andresti mai a vivere. Anche In una questione di famiglia ci sono alcuni temi che ritornano: il senso di perdita, la solitudine, le scelte che paiono innocue e che poi diventano sempre più sbagliate, l’inevitabilità dell’appartenenza, ovvero come da quelle parti il cognome ti condizioni di generazione in generazione. Luoghi in cui la vendetta non è quasi mai una scelta ma un obbligo – Offutt ha scritto spesso di uomini che cercano di sottrarsi a quell’onere -, luoghi in cui il rancore può macerare dentro per anni fino a esplodere. Luoghi fatti di alberi e codici: strette di mano, cenni del capo, sguardi lanciati fuori dalle finestre, uomini come destini che bevono da soli in un drive-in. Luoghi da cui tutti, in qualche modo, provano a scappare; luoghi che però non ti strappi di dosso e l’unico modo per provarci a volte consiste nel tornare.
Ma tu sei un inventore, disse Mick, o un artista? Non lo so. Che differenza c’è?
C’è un personaggio Mick Hardin – che i lettori di Offutt hanno già incontrato in Le colline della morte – un po’ detective, un po’ dell’esercito, vagamente disperato, di certo ironico, molto solo e solitario. Hardin ha in pratica la vita allo sfascio. Si sta curando la gamba ferita dopo un attentato, l’esplosione di un ordigno in un teatro di guerra. La convalescenza la passa a casa della sorella a Rocksalt, in Kentucky, sua sorella è lo sceriffo. Mick ha tra le mani gli antidolorifici e le carte del divorzio da sua moglie che non riesce a firmare. Non per risentimento ma per delusione verso sé stesso. Mick ha un certo punto si è perso e ritrovarsi è sempre difficile, anche se vaghi sulle colline dove sei nato.
Sono rimasto nella contea di Eldridge per tutta la vita. Non c’è molto da dimenticare.
Qualcuno muore ammazzato, uno spacciatore, sua madre una tipa di poche parole e molto dura vuole vederci chiaro e chiede a Mick di occuparsene, lui accetta prima di sapere il perché. E la risposta sta in come è fatto lui, se vede una sciagura non vuole che ricapiti, non vuole che sulle colline si proceda – come sempre – di vendetta in vendetta. Accetta e non è voglia di giustizia, occupandosi del morto e di quello che accadrà in seguito si occupa di sé; fare questa sorta di indagine diventa la sua convalescenza. Fatto sta, che tra scoperte che vanno molto più in là dello spaccio della droga, sparatorie, strane contrattazioni, altri morti, la gamba guarisce e guarisce anche qualcos’altro.
La morte sulle colline era un motore di eguaglianza sociale, che garantiva una complicata forma di rispetto.
La vita apparentemente tranquilla e ordinaria a Rocksalt è piena di sorprese che strisciano come serpenti, la gente di quei posti sa come schivarli ma non sempre ci riesce. Offutt scrive un noir e si conferma un grande scrittore del luogo. Il posto è un personaggio importante quanto le persone. Mick e il Kentucky incidono nella storia alla stessa maniera. Qui può succedere che un vecchio amico ti faccia secco per una questione di famiglia e può succedere che qualcuno riesca ad accordarsi con un boss solo facendo un cenno del capo, perché le colline riconoscono gli uomini e li rendono riconoscibili. C’è sempre qualcosa da mettere a posto, a volte ci si può arrivare guidando un pick-up, altre volte è più complesso. Una questione di famiglia è un romanzo molto riuscito, ed è difficile staccarsene una volta cominciata la lettura, si vuole arrivare in fondo comunque andrà a finire, lo scrittore ci guida e noi seguiamo lui e Mick fino al punto in cui gli alberi annottano sulle colline.
Gianni Montieri, è nato a Giugliano in provincia di Napoli. Scrive per Doppiozero, minima&moralia, Esquire Italia, Huffpost e il manifesto, tra le altre. Prova a incrociare la letteratura con lo sport per L’ultimo uomo, Rivista Undici. I suoi libri di poesia più recenti sono Ampi margini (2022) e Le cose imperfette, editi da Liberaria. Ha pubblicato per 66thand2nd due titoli Il Napoli e la terza stagione e Andrés Iniesta, come una danza. Vive a Venezia.
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https://giannimontieri.wordpress.com/biografia/

Interessante recensione su questo nuovo romanzo di Chris Offutt. Mi affascina come lo scrittore riesca a rappresentare così bene l’atmosfera e le dinamiche tipiche delle zone rurali del Kentucky, descrivendone la natura a volte opprimente ma anche affascinante. Il personaggio di Mick Hardin sembra ben costruito e coinvolgente. Mi incuriosisce vedere come, attraverso la vicenda criminale da risolvere, affronterà il proprio percorso di riscatto personale. Offutt sembra maestro nel fondere trame gialle a elementi più psicologici e sociali. Da grande appassionato dei suoi racconti, non vedo l’ora di immergermi in questo nuovo romanzo per esplorare ancora una volta il suo peculiare stile narrativo.