Nuovo appuntamento con la rubrica a cura di Anna Toscano. Dieci domande a poetesse e a poeti per cercare di conoscere i loro primi avvicinamenti alla poesia, per conoscere i loro albori nella poesia, quali siano stati i primi versi e i primi autori che li hanno colpiti, in quale occasione e per quali vie, e quali i primi che hanno scritto. Le altre puntate sono qui. foto copertina © Anna Toscano
Qual è la poesia che hai incontrato, e quando, che ti ha fatto pensare, per la prima volta, che fosse qualcosa di fondamentale?
Qual è il primo autore o autrice che ti è rimasto/a in mente come poeta?
C’è stata una persona o un evento nella tua infanzia, o giovinezza, che ti ha avvicinato alla poesia? Chi era? Come è accaduto?
Nelle feste in famiglia mettevano il mio fratellino su una sedia e gli facevano recitare le poesie per l’infanzia che gli avevano insegnato le suore all’asilo. Lui li assecondava compunto: “pum pum che fucilata / e l’allodola è ammazzata / […] / che faranno i suoi piccini / senza mamma poverini?” e gli scendevano lacrimoni dagli occhi. La poesia? qualcosa che allarga e/o stringe il cuore? Emozioni da condividere?
Sono nata e vivo a Sirmione, l’incontro con la poesia è avvenuto lì, alle elementari, grazie a Pietro Salvelli, un maestro illuminato che ha ci ha portati sul promontorio in fondo alla penisola per una lezione all’aria aperta. Nello stesso luogo che ha ispirato Catullo il maestro ci ha letto una versione del Carme 31, conosciuto con il titolo di SIRMIO. Il lago vasto, la luce, le onde lievemente sonore sugli scogli piatti sottostanti, libera dall’aula della scuola, anch’io ho provato la gioia cantata dal poeta davanti a quella bellezza che ha sentito sua (è arrivato il padrone, il signore) e che, nel gaudio della natura, ci ha mostrato come fare nostra nell’ascolto e nella contemplazione.
Quali sono i primi libri di poesia che hai cercato in una biblioteca o in una libreria?
A Sirmione non c’erano biblioteche o librerie, solo un’edicola con gli ultimi best seller. Ho iniziando a comperare libri usati in città, sulle bancarelle: antologie, singole raccolte, qualche Rivista. Poi mi sono innamorata di un giovane che insegnava lettere alle superiori; col matrimonio ho acquisito la sua biblioteca … e vi ho trovato i poeti da conoscere e da amare, italiani e stranieri, e i classici nelle nuove traduzioni, fino alla poesia contemporanea.
Il primo verso, o la prima poesia, che hai scritto e che hai riconosciuto come tale: quando è stato e in quale circostanza?
Non credevo fosse poesia. Ho iniziato a comporre versi oralmente. Testi brevi, monosillabici, musicali tanto da poterli ricordare, completare o correggere a memoria. A lungo non li ho trascritti su carta. Li dicevo oralmente a mio marito nel dialetto sirmionese in cui erano sorti, nella consapevolezza che la lingua dell’altro è sempre straniera e lui, marchigiano, mi ha sempre ascoltata e incoraggiata. Un esempio:
El so che te se te
quazi te toche
e te te set lé dré.
La ma te riaret
che le se toches
le ma, lure se,
che le se taches,
de lé noter sarom,
come se fösem.
Lo so che sei tu / quasi ti tocco / e tu sei lì dietro. / La mano arriverai / che si tocchino / le mani, loro sì, / che si attacchino, / da lì noi saremo, / come se fossimo.
Quando poi i versi sono arrivati copiosi, quali sono stati i tuoi pensieri?
Ne sono stata stupita e contenta, fino a trascriverli via via su foglietti, fino a copiarli su un quaderno, per accorgermi nella rilettura quanta poca poesia ci fosse nella maggior parte di quanto scrivevo. Ma il piacere per l’ispirazione che mi muoveva a scrivere tornava, nonostante tutto.
Quando hai avuto tra le mani le tue prime poesie pubblicate, cosa è accaduto?
Non potevo credere che fosse davvero successo! A parte mio marito nessuno sapeva. Avevo mandato un nucleo di poesie a Franco Loi, a cui avevo parlato dopo averlo ascoltato ad una sua lettura da “L’Angel” alla Loggetta, a Brescia, e lui mi rispose subito con grandi apprezzamenti e invitandomi subito ad una lettura al Pier Lombardo a Milano, appena in tempo per aggiungere il mio nome in cartellone. Le prime poesie le fece pubblicare Loi su “La Nuova Rivista Europea”, diretta da Giancarlo Vigorelli, poi fece pubblicate “La böba” da San Marco dei Giustiniani. Loi mi insegnò anche a correggere le bozze! Ed ha continuato a promuovere la mia poesia. Con la vincita del Premio Bagutta opera prima sono entrata in contatto con un mondo sconosciuto. Non solo amici e vicini, ma poeti e critici in carne e ossa. Visite, telefonate, interviste, recensioni, inviti a letture…
La poesia per te è più di una fede o quasi una fede?
La poesia è stata e continua ad essere un percorso di conoscenza di miti, della Storia di popoli e nazioni, di una gamma innumerevole di emozioni e sentimenti (ribellione, sdegno, denuncia e cura, lamento e spiritualità, dolore e amore) vissuti e cantati nelle diverse lingue nei secoli, fino ad oggi. La poesia è ascolto ed eco di vita e di morte, è ricerca di senso.
La poesia inizia?
La poesia irrompe dal silenzio e tra pause di silenzio si tace nel bianco della pagina, con o senza punto fermo. Talvolta inizio e fine si presentano all’intuizione simultaneamente, come tra i due capi di un arco. Talvolta la poesia inizia, qualcosa vi accade e la fine non arriva, o arrivano versi che non appartengono allo slancio iniziale.
La poesia finisce?
Ci sono poesie che possono essere sentite come compiute, e talvolta lo sono, ma la loro lettura può sollecitare sensazioni, suoni, visioni che possono essere tradotti in versi nuovi dal poeta che rilancia la sua poesia totalmente nuova in rimandi che non finiscono.
Anna Toscano vive a Venezia, insegna presso l’Università Ca’ Foscari e collabora con altre università. Un’ampia parte del suo lavoro è dedicato allo studio di autrici donne, da cui nascono articoli, libri, incontri, spettacoli, corsi, conferenze, curatele, tra cui Il calendario non mi segue. Goliarda Sapienza e Con amore e con amicizia, Lisetta Carmi, Electa 2023 e le antologie Chiamami col mio nome. Antologia poetica di donne vol. I e vol. II. Molto l’impegno per la sua città, sia partecipando a trasmissioni radio e tv, sia attraverso la scrittura e la fotografia, ultimi: 111 luoghi di Venezia che devi proprio scoprire, con G. Montieri, 2023 e in The Passenger Venezia, 2023. Fa parte del direttivo della Società Italiana delle Letterate e del direttivo scientifico di Balthazar Journal; molte collaborazioni con testate e riviste, tra le altre minima&moralia, Doppiozero, Leggendaria, Artribune, Il Sole24 Ore. La sua sesta e ultima raccolta di poesie è Al buffet con la morte, 2018; liriche, racconti e saggi sono rintracciabili in riviste e antologie. Suoi scatti fotografici sono apparsi in guide, giornali, manifesti, copertine di libri, mostre personali e collettive. Varie le esperienze radiofoniche e teatrali.
