Come si può fermare qualcosa che per definizione è in movimento? E, meglio, ancora come si riesce a far sembrare che una cosa ferma in una foto si stia in realtà muovendo? Stia scattando in avanti? Forse non siamo davvero in grado di spiegarlo, succede sempre con la grande fotografia. Tutto è fermo, ma in realtà tutto si sta muovendo, anche quello che il fotografo ha lasciato fuori.
Sono stato rapito per qualche ora dello splendido libro realizzato dalla Fondazione Pirelli e Marsilio Arte, Emozioni. I 500 GP Pirelli nel campionato del mondo di F1. Innanzitutto, dalle fotografie splendide contenute nel volume, sono state proprio loro a riportarmi indietro e farmi sentire qualcosa di simile al brivido che provavo quando seguivo ogni singolo Gran Premio, a qualunque orario. Come tutte le passioni quella per la Formula 1 è andata scemando nel tempo e ha coinciso, più o meno, con il ritiro di Schumacher e, forse ancora prima, con la morte di Senna. Qualcosa, però, deve essere rimasto, da qualche parte, sotto la pelle, o forse sotto un paio di scarpe che ho usato anche ieri e che sono gommate Pirelli, perché le immagini delle macchine in movimento, dei sorpassi, dei loro allunghi in curva, in bianco e nero e a colori, mi hanno ricordato cosa mi è sempre piaciuto della Formula 1.
Sempre è stato il guizzo, la macchina che salta fuori – in primo piano – da una curva dopo un sorpasso, con le gomme (che parola bellissima, quasi più di ruota) elastiche più che mai – morbide, dure, o miste che siano – che pare quasi non tocchino terra, come quando Marco van Basten prendeva la rincorsa per un calcio di rigore. Poi lo scarpino toccava il pallone, poi la gomma tocca terra e il bolide prosegue la sua corsa. Così che sembra quasi uscire dalla foto, oppure è la foto che lascia entrare te, facendoti seguire la prossima curva che si ammorbidisce, la frenata, l’allungo, un altro sorpasso, l’accelerazione sul rettilineo del traguardo.

La storia di Pirelli e la Formula 1 comincia in Gran Bretagna il 13 maggio 1950, proprio insieme a quella del Mondiale: correvano in quel fine settimana a Silverstone otto macchine – quattro Alfa Romeo e quattro Maserati – tutte con pneumatici Pirelli e quelle gomme andarono tre volte sul podio, con Giuseppe Farina, Luigi Fagioli e Reg Parnell, tutti su Alfa. Un trionfo, che inizio. Da allora Pirelli è stata presente in 499 corse, divise in tre periodi: dal 1950 al 1958, dal 1981 al 1991 (con le eccezioni del 1987 e del 1988) e dal 2011 in avanti, da quando viene nominata Global Tyre Partner del FIA Formula 1 World Championship.
Questo libro sembra un film su carta, un documentario a cui ogni lettore può aggiungere la propria voce, o solo ricordare una vittoria particolare del proprio pilota preferito, aggiungendo la voce del telecronista. Decenni di corse, di vittorie e sconfitte, di duelli memorabili. Dall’alba della Formula 1 negli anni Cinquanta – tra volti leggendari, competizioni e vittorie – alla stagione degli anni Ottanta, con piloti indimenticabili come Ayrton Senna e Nelson Piquet, fino alle sfide più recenti. Le panoramiche sulle piste più belle sono mozzafiato, e sono commoventi i primi piani di alcuni dei protagonisti. A rendere prezioso il volume, un reportage fotografico inedito di Darren Heath al Gran Premio 2025 di Silverstone per festeggiare il settantacinquesimo anniversario del Campionato del Mondo di Formula 1. Un servizio fotografico strepitoso.
Le immagini sono accompagnate da testi molto belli, sia di protagonisti indimenticabili come Jean Todt e Stefano Domenicali, sia di giornalisti come Giuseppe Di Piazza, o Giorgio Terruzzi, uno dei più bravi a raccontare da sempre la magia della Formula 1, proprio lui scrive: «Gomma, il materiale è curioso. Assorbe e rilascia, permette il rimbalzo», appunto e, poco più avanti: «Affinità elettive, profumi, dettaglia, a contatto con i nostri sentimenti. Il fascino di una storia da gioie terribili lo consegnano i piloti. Uomini in corsa. Vite al limite, oltre il limite, prossime al disastro. Lontanissime eppure misteriosamente vicine alla vita di ciascuno di noi». Che classe.
Come tutti i libri che hanno a che fare con lo sport, curati bene, il volume tiene in sé, una serie di riferimenti, dati, statistiche, elenchi di nomi e posti, che a recitarli uno dietro l’altro suonano come poesie. Provate.
Chiudo il libro prima che Fernando Alonso e il suo bolide non saltino fuori dalla nebbia di Silverstone piombandomi in salotto.
Gianni Montieri, è nato a Giugliano in provincia di Napoli. Scrive per Doppiozero, minima&moralia, Esquire Italia, Huffpost e il manifesto, tra le altre. Prova a incrociare la letteratura con lo sport per L’ultimo uomo, Rivista Undici. I suoi libri di poesia più recenti sono Ampi margini (2022) e Le cose imperfette, editi da Liberaria. Ha pubblicato per 66thand2nd due titoli Il Napoli e la terza stagione e Andrés Iniesta, come una danza. Vive a Venezia.
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