di Christian Raimo
L’ultima volta che ti sei presa una sbronza era Natale,
eravamo in ritardo per andare a trovare la tua cricca
sparuta in un casolare vicino all’uscita della Roma-
altrove. Parlavamo la stessa lingua da anni: ogni runa
corrispondeva a una mutazione celeste. Nessuno dei due
credeva agli oroscopi, ma la luna s’imbucava nei dopo-
cena col pretesto di portarci fortuna. Ti fidavi? Mah. Io ero
troppo preso dal comprare e vendere cose; sulla testa
del letto tenevo, ti ricordi, un quadretto semiovale del mercato
immobiliare. Il tuo controamuleto, un cordone ombelicale,
era nascosto sotto il materasso: eri convinta funzionasse.
Quando ti è passata la ciucca, non eri più tu, letteralmente:
c’era un lupo malmesso, che mi ha chiesto di prenderlo
in casa. Dovevo chiedergli le generalità, ma c’eravamo
conosciuti sputando sulle carte di identità; adesso era
tardi per i nomi i cognomi i cambi di casa. Ogni essere
vivente, dicevi, è la farina delle sue ossa sfarinate: una frase
insensata che ci piaceva ripetere fino allo sfinimento per vedere
se dal suono ripetuto prima o poi nascesse un sentimento
a cui dare un nome di battesimo o una definizione di specie.
Lì, nella piazzola, o in un prato, è così importante la memoria?,
sparammo al vetro della boccia del contagio: si sparse tutto
insieme nell’aria quell’odore che prese a fare il lavoratore
stagionale tra primavera e estate. In ogni pioggia di maggio
si poteva constatare come fosse sentito il desiderio di oblio
stagionale e insieme la voluttà di non perdere nemmeno
un grammo della neve che avevamo lasciato in custodia
per la nostra sete.
Minima&moralia è una rivista online nata nel 2009. Nel nostro spazio indipendente coesistono letteratura, teatro, arti, politica, interventi su esteri e ambiente
