Pubblichiamo l’introduzione di Dario Borso al libro di Claire Goll Cercando di afferrare il vento, uscito per Prospero edizione. Ringraziamo editore e autore.
di Dario Borso
Un giorno di maggio 1976 l’ormai ottantacinquenne Claire Goll, cui era appena stato diagnosticato un cancro, si lasciò intervistare e a un certo punto, parlando del suo divorzio, raccontò di come l’editore Kurt Wolff, chiamato a testimoniare al processo, “fu troppo codardo per negare di essere stato il mio amante”, sicché i giudici addossarono a lei la colpa e le tolsero la figlioletta: “Sono stata contenta di come gli venne schiacciata la gabbia toracica. Tutte le persone che mi fanno del male crepano. Ne ho uccise tre: mia madre, Kurt Wolff e Paul Celan”[1].
L’intervista era iniziata con un ricordo d’infanzia, di quando Claire veniva ogni tanto affidata alla zia della cuoca, che lavorava ai bagni pubblici: “Proprio in quei bagni sono cresciuta. La zia era una donna meravigliosa. Da lei ho imparato il suono delle fiabe dei Grimm. Infatti, quando veniva tirata la catena, diceva: ‘Ascolta bene, sono i corvi dei Grimm’. Lei sviluppò la mia fantasia”.
Sei mesi dopo l’intervista uscì Cercando di afferrare il vento, dove ovviamente compaiono i tre “morti ammazzati” più tanto altro ancora: ma si tratta di un testo storiograficamente attendibile o di una bella, anzi brutta, fiaba? Qui ho cercato di sciogliere questo nodo, testando punto per punto la veridicità: semplicemente, se quanto dalla Goll affermato è vero, lascio correre, e dove afferma il falso, lo segnalo in nota[2].
La casa editrice Olivier Orban accompagnò l’autobiografia con questa quarta di copertina:
Al di là di una straordinaria galleria di ritratti celebri, le memorie di Claire Goll, poetessa, romanziera, giornalista, presentano un quadro angosciante e appassionato. Una vita, a immagine di un secolo e marcata dalle stesse stimmate di guerra, di rivoluzioni e persecuzioni. Claire Goll, presentandoci i suoi amici, i suoi nemici e i suoi compagni di strada – Yvan Goll, Joyce, Rilke, Malraux, Picasso, Chagall, Dalí, Einstein, Jung, Audiberti, Henry Miller, ci dice: l’avventura è meravigliosa anche se gli uomini non sono felici. I geni sono affascinanti ma egoisti, freddi, solitari.
Tutto, in questo racconto, è eccessivo, a misura di un destino eccessivo e fantastico: l’allucinante infanzia tedesca, dominata da una madre sadica, superba, miserabile, gli amori celebri e tumultuosi, il disprezzo per le donne definite “ammasso di ovaie”, l’odio per la Germania nazista, così come la scoperta del piacere carnale a 76 anni…
Non è una raccolta di ricordi aneddotici. Cercando di afferrare il vento traccia il bilancio intellettuale di un’esistenza fuori del comune che ha sposato un secolo tragico. Per il suo stile, il suo contenuto e la personalità dell’autrice, ecco un’autobiografia di cui si può dire: è un grande libro.
Esso inaugura la collana “Memoria per il presente” diretta da Adam Biro[3].
Claire ci aveva lavorato tutto il 1975 finché, impossibilitata a concludere data l’età, fu affiancata dal critico d’arte Otto Hahn[4].
Da quel novembre 1976, l’autobiografia non venne più ristampata. In compenso lo Scherz Verlag di Monaco acquisì l’anno dopo i diritti esclusivi per la traduzione tedesca affidandola ad Ava Belcampo, la quale in precedenza aveva tradotto solo Sexual pleasure in marriage (1966) dei coniugi Rainer e Cura di bellezza (1970) di Mila Contini. Se la cavò con una traduzione liberissima, tendente cioè alla parafrasi, che uscì nell’autunno 1978 con una nuova quarta di copertina:
La poetessa e amica di uomini geniali, la “Grande Dame du Dada” indaga la sua e nostra epoca: impietosa e tagliente – turbata e compartecipe.
Come nessun’altra donna, la poetessa Claire Goll fu attrice e testimone oculare nei punti topici culturali e sociali degli anni Venti e Trenta; a Monaco, Berlino, Zurigo, Parigi e New York.
Il suo coinvolgimento con persone e in eventi, la partecipazione totale di questa “femme de lettres” e “femme fatale” fanno delle sue memorie una specie di lente di focalizzazione mediante cui lei brucia molti stereotipi biografici di celebrità. Così visti, i suoi ricordi sono “chronique scandaleuse” e al contempo coinvolgente indagine personale e storica.
Ma questo è il meno: da copertina e frontespizio scompare Hahn quale collaboratore, e il titolo è radicalmente mutato in Io non perdono nessuno. Una chronique scandaleuse[5] letteraria del nostro tempo.
Dei due aspetti accennati in chiusa di quarta, scandalo e indagine, il titolo lascia cadere il secondo, facendo scandalisticamente professare all’autrice la legge del taglione. Ma ciò non corrisponde al testo, dove delle 53 celebrità cui è dedicato un cammeo, 24 vengono elogiate, 16 presentate in chiaroscuro e 13 “non perdonate”[6].
Forse più grave ancora, il cambio di titolo ha costretto ad eliminare l’esergo, che è una citazione biblica da Ecclesiaste 1, 14, dove la vanità del mondo è equiparata al tentativo di afferrare il vento.
Passando al testo vero e proprio: cassati brani per un totale di 6.700 battute (siglati qui da doppie parentesi quadre), e in compenso surrettiziamente inserite due poesie di Claire, una lettera sua a Yvan e una di lui a lei.
Chi fu l’editor della versione tedesca?
Da escludere, se non altro per avvenuto decesso, un avallo di Claire Goll o un coinvolgimento autolesionistico di Hahn, resta un’ipotesi desumibile da un indizio: contemporaneamente all’autobiografia, nel 1978 Scherz ristampò la corrispondenza tra i due Goll pubblicata da Claire nel 1966, mantenendone il titolo Le note della mia anima. Il documento letterario di una vita fra arte e amore, ma affidandone il commentario alla germanista Barbara Glauert.
All’inizio degli anni Settanta la Glauert, dottoranda, aveva ricevuto da Claire l’incarico di ordinare le sue carte. Un primo risultato fu nel 1973 una mostra antologica sui due Goll curata a Magonza dalla Glauert, e un secondo nel 1976 la pubblicazione sempre a sua cura della corrispondenza tra Claire e Rilke[7].
Probabile dunque che a cassare dei brani e ad aggiungerne altri sia stata la stessa germanista, mentre il nuovo titolo puzza più di marketing redazionale.
Tra le celebrità cassate ce n’è una che ha avuto il privilegio di esserlo totalmente, ovvero di sparire dal testo: Paul Celan. Perciò ne tratto qui.
L’ormai universalmente nota accusa di plagio ai danni del marito Yvan mossagli da Claire Goll è stata definitivamente smontata da Barbara Wiedemann, la quale un ventennio fa presentò un dossier pressoché completo del caso[8]. Però al presunto plagio nel brano scomparso la vedova accenna appena, per concentrarsi su un atto di violenza sessuale di Celan ai suoi danni mai prima reso pubblico in seguito a un giuramento.
Ora, non doveva l’autobiografia, negli intenti almeno, essere scandaleuse? Certo, ma qui deve avere prevalso un intento opposto, di tutela della memoria di Celan[9].
Purtroppo, il brano cassato era già apparso in traduzione tedesca nell’aprile 1975 sul mensile ad alta tiratura “Westermanns Monatshefte”, con un’aggiunta:
Ho stoltamente rispettato per anni la promessa fatta a Celan poiché era stata fatta sulla memoria sacra del mio defunto. Ma a qual pro continuare ad aver riguardo per un Giuda che ha tradito Goll nella sua vedova e nella sua opera? Ho 83 anni, e già decisi un anno fa, in attesa della mia prossima dipartita, di smascherare pubblicamente Celan.
La mia interpretazione psicologica del suicidio di Celan è la seguente. Come Giuda egli aveva all’inizio della nostra frequentazione sempre chiamato Goll “amato maestro”. Come Giuda tradì il maestro, che gli aveva offerto l’amichevole “tu’”. Giuda s’impiccò. Celan si buttò nella Senna. Entrambi avevano un complesso di colpa.
Tutto ciò ovviamente non certifica affatto un tentativo di violenza carnale in assenza di testimoni, e a 25 anni di distanza poi, quando è impossibile procedere ad indagini tecniche.
Però, con una lettera del 22 maggio 1961 a Claire Goll un testimone si era presentato, ma a difesa di Celan e non si sa a proposito di cosa: Klaus Demus, amico fraterno all’epoca e accompagnatore di Celan in più visite fuori e dentro ospedale, il quale accenna a “dettagli a me ancora ben presenti che sarebbero davvero dannosi alla memoria di Yvan Goll; su preghiera di Paul Celan […] ho però tralasciato di farlo; potremmo tuttavia essere costretti a recuperarli senza riserve”.
Claire risponde immediatamente ricordando a Demus ch’egli non sempre fu presente, a partire dalla prima visita, ed alzando la posta in chiusa:
Il mio violento risentimento personale è da ricondurre a una forte choc umano da lui provocato, che nell’intimità sorta dopo la morte di Yvan mi ha sconvolto completamente. Paul Celan non parlerà. Io nemmeno. Ma anche lì lei non era “testimone”. Come può presumere di fare la parte dell’arbitro?
Il tutto è avvolto nel segreto, ma un argomento si può senz’altro escludere, il plagio, e un dato sottolineare: mentre il segreto di Demus è assolutamente vago, quello di Claire ha la caratteristica chiara del vincolo, per di più reciproco.
Oltre alle celebrità, nell’autobiografia incontriamo centinaia tra letterati, artisti, scienziati, politici: tratteggiarli anche brevemente in nota sarebbe stato estenuante, per il curatore non meno che per il lettore. Qui però la rete risulta preziosa: andando all’indice dei nomi (a differenza che nel testo, svolti per esteso con nome e cognome, luogo e data di nascita) si potrà facilmente sfruttare Wikipedia, che darà tutte le coordinate necessarie a inquadrare il soggetto in questione. Lo stesso vale per la protagonista Claire come per il deuteragonista Yvan, sondabili, oltre che in Wikipedia, a questo link.
Le stesse citazioni bibliografiche ho accorciato al massimo: il lettore potrà infatti risalire da lì all’indicazione estesa in rete, inclusi prezzo e disponibilità (e su SBN alle biblioteche per consultazione e prestito).
Ciò che invece il lettore non trova in rete e neanche in codesta introduzione è un mio giudizio sul libro, o la motivazione per cui l’ho tradotto. Sarà perché sono uno storico di professione, ma preferisco lasciar parlare le carte. Siccome però il lettore qualche diritto in merito l’ha, me la cavo citando fusi in uno Jan Lauwers e Viviane De Muynck, ossia il regista e l’attrice belgi di un monologo teatrale tratto da La poursuite du vent, che debuttò al Festival d’Avignon nel 2006: non coincido con loro, ma ci manca poco.
Quando abbiamo detto che volevamo metterlo in scena, certi amici scrittori del nostro giro erano scontentissimi, perché Claire Goll ha una cattiva reputazione.
Leggendola, è difficile sapere ciò che appartiene veramente alla realtà e ciò che proviene dalla ricostruzione della sua memoria; a volte la troviamo profondamente disonesta, intellettualmente parlando, a volte ci sembra straordinaria, molto giusta nella sua visione.
La sua reputazione solforosa viene anche dal fatto che si pronuncia in modo molto critico su altri artisti che la storia ha reso iconici.
Claire Goll aveva una fame insaziabile di arte. Le persone di cui parla più calorosamente sono quelle che le hanno trasmesso un poco la loro “saggezza”, ossia il loro modo di guardare il mondo.
Abbiamo immaginato Claire Goll alla fine della sua vita. Una persona che non sempre parla consapevolmente, che non racconta gli avvenimenti in un ordine cronologico. La sua memoria deraglia, le storie le sfuggono, partono in direzioni diverse.
È appassionante trascinare il pubblico in quel tempo suo, percorrere la storia di quegli incontri, chiedersi il perché e il come di decisioni simili, accorgersi che la coincidenza gioca un ruolo enorme nella vita. Si è padroni della propria esistenza, ma si dipende dagli incontri.
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[1] J. Serke, Die verbranntenDichter (XI.1977); Claire era morta da poco, il 30.V.1977; Wolff il 21.X.1963, investito per strada da un camion.
[2][2] Un assaggio già su www.hookliterarymagazine.com/racconti/un-bambino-complicato-by-dario-borso.
[3] Ebreo ungherese esule dal 1956, Biro sarebbe diventato responsabile dei libri d’arte Flammarion. La collana cessò alla seconda uscita: A. Buhler, L’adieuaux enfants, sul pedagogo JanuszKorczak che in ghetto a Varsavia aveva diretto un orfanotrofio autogestito.
[4]Viennese d’origine, aveva contribuito a “LesTempsModernes” di Sartre con saggi su Robbe-Grillet, Ponge, Pavese et al.; curatore di mostre (Rauschenberg, Manzoni, Christo, Dubuffet et al.), direttore dal 1970 del trimestrale d’arte “VH 101”, autore di Masson (1965), Portrait d’Antonin Artaud (1968) e Warhol (1972). La Médiatèque di Saint-Dié-des-Vosges conserva tre quaderni e 13 dossier preparatori al testo definitivo redatto da Hahn, rivisto e approvato dall’autrice.
[5] Espressione giunta in auge nel tardo Ottocento previa riesumazione di un secentesco Traitédesbordels, da cui si estrapolò la Chroniquescandaleuse della prostituzione.
[6] Errata pure l’altra aggettivazione della chronique, “letteraria”, ché 20 di quei 53 sono artisti, e tre “fuori quota” (Einstein, Jung e Scheler).
[7] Dal 1978 proseguì il riordino dei due tronconi del lascito golliano (quello in tedesco a Marbach e quello in francese a Saint-Dié), curando poi negli anni più volumi in tedesco dei due Goll.
[8] Nell’a sua cura P. Celan, Die Goll–Affäre. Dokumentezueiner “Infamie” manca l’Interwiewmit Claire Goll di Elfriede Jelinek apparsa sull’“Abendzeitung” di Monaco del 31.VII.1973, dove l’intervistata afferma: “Celan ha copiato da Yvan che voleva adottarlo, finalmente viene a galla. Ha infangato un morto”.
[9] La Glauert nel 1969, prima di conoscere Claire, aveva preso accordi con Celan e la moglie Gisèle Lestrange per una mostra d’incisioni a Magonza.
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