Pubblichiamo, ringraziando editore e autore, alcune poesie dalla nuova raccolta di versi di Luca Alvino, intitolata La morte a volte un poco ti sorride e pubblicata da Interno Libri.
Tutte le sere
Verso le dieci, ormai, tutte le sere,
raccolgo le compresse in tutta fretta
e le metto sul tavolo in cucina.
Riempio fino all’orlo il mio bicchiere
e assumo tutto quello che mi spetta:
il litio, il tavor e la quetiapina.
Col rivotril però non so che fare
e sempre indugio un attimo a pensare:
son meglio venti gocce per dormire
o cento per stordirmi e poi morire?
Sentire il tempo come un dio bifronte
Stare perennemente su un traghetto,
guardare indietro e poi guardare avanti,
vedere il mondo ormai come un mistero.
E non sentire più nessun affetto,
avere sempre lacrime abbondanti,
abbandonato ormai dal mondo intero.
Saper la mèta oltre l’orizzonte,
così lontana, amara e tenebrosa.
Sentire il tempo come un dio bifronte,
una durata ambigua e dolorosa.
Il Tevere, lì sotto, lento lento
Piazza San Pietro. Sera. Il tempo è bello.
Prendo per via della Conciliazione.
Ho come un gran dolore nella testa.
Proseguo e arrivo fin laggiù al Castello
dell’Angelo, non bado alle persone:
non vedono che in me c’è una tempesta.
Cammino piano, colmo di dolore,
il cuore sordo, il cellulare spento.
Non sento entrare un refolo d’amore.
Il Tevere, lì sotto, lento lento.
Che mi sia lieve l’ultimo respiro
Ve lo rivelo oggi in un bisbiglio,
il giorno della pace è ormai vicino,
sarò discreto, non farò casino,
mi troverete dentro al mio giaciglio.
I flaconi dal loro nascondiglio
preleverò alle quattro del mattino.
Quindi li metterò sul comodino,
e mi sentirò puro come un giglio.
A tutti quanti io perdonerò,
da tutti quanti invocherò il perdono
e non emetterò nessun sospiro.
Con una croce poi mi segnerò,
berrò le medicine come un dono.
Che mi sia lieve l’ultimo respiro.
Pochissime le lacrime versate
Vi do un’informazione marginale,
perciò non la prendete troppo a cuore
(e poi – per carità – nessun dolore):
domani ci sarà il mio funerale.
Infine, poi, mi sono arreso al male,
per troppa debolezza o troppo amore,
e chi ama troppo quasi sempre muore,
in fondo, cosa c’è di più normale?
Sarà una cosa breve, non temete,
una funzione sobria ed essenziale,
solo un po’ di brusio tra le navate.
A stento dirà due parole il prete
– banalità, niente di originale –,
pochissime le lacrime versate.
Un giorno io mi leverò nel volo
Lo so, ho sofferto troppo, e in modo atroce,
e ormai non ne capisco più il motivo,
non so se son colpevole o innocente.
Ma – mentre piango – io sento una voce
che m’incoraggia a rimanere vivo.
Mi dice: «Calma, Luca, non fa niente!».
Mi guardo intorno allora, e mi consolo,
e tutto sembra a un tratto meno duro.
Un giorno io mi leverò nel volo,
leggero, proiettato nel futuro.
Luca Alvino è nato nel 1970 a Roma, dove si è laureato in Letteratura Italiana. Nel 2025 ha pubblicato per Il Convivio la raccolta poetica Sono il poeta. Nel 2023 ha tradotto e curato per Interno Poesia un’ampia antologia delle poesie di John Keats, intitolata Mio cuore. Nel 2021 ha pubblicato, ancora per Interno Poesia, la raccolta poetica Cento sonetti indie. Nel 2018 è uscita per Castelvecchi la sua raccolta di saggi Il dettaglio e l’infinito. Roth, Yehoshua e Salter. Nel 1998 ha pubblicato con Bulzoni una monografia sull’Alcyone di Gabriele d’Annunzio, intitolata Il poema della leggerezza.
