Bataille che nasce a Billom, ai piedi di una regione di vulcani spenti, e nel luglio del 1937, ossessionato dalle forze primordiali della terra, scala l’Etna e raggiunge la bocca del cratere con la sua amante. Bataille che si mette in testa di fondare una religione ma dà vita solamente a una società segreta, i cui rituali si svolgono nel cuore di una foresta, e durante una di queste occasioni si convince della necessità di un sacrificio per garantire la continuità della comunità, e si offre volontario, chiede insomma d’essere ammazzato, ma gli altri gli negano il favore. Bataille che fonda con Caillois e Leiris il Collegio di sociologia. Bataille che detesta Breton e ne è ricambiato, anche se per un breve periodo i due si riappacificano. Bataille che per Sartre è “un nuovo mistico”, mentre secondo Adorno “appartiene all’altra sponda”, simpatizza cioè per il fascismo. Bataille che insomma è non solo un autore, ma un personaggio centrale del primo dopoguerra francese.
Non è un caso dunque se in “Interrogare la sfinge”, il libro pubblicato da Mimesis che Renzo Guolo, professore ordinario di Sociologia della religione all’Università degli Studi di Padova, dedica alla storia del Collegio, il filosofo di Billom ha un ruolo centrale. È Bataille, o sono gruppi a cui lui diede vita, come Contre-Attaque e Acéphale, a fare da collante tra tutti i personaggi e le vicende che si intersecano in questo libro. “Interrogare la sfinge” è in effetti soprattutto un libro di storie, presentate al lettore «con un taglio di saggistica narrativa che meglio corrisponde alla scelta di far udire, innanzitutto, la voce dei protagonisti», come avverte l’autore in sede di introduzione. Il suo lavoro si avvicina dunque, nella forma, ai fortunati esempi di saggi come “Al caffè degli esistenzialisti” (Fazi, 2016) di Sarah Bakewell, “Rive Gauche” (Einaudi, 2021) di Agnès Poirier, o “Il tempo degli stregoni” (Feltrinelli, 2018) e “Le visionarie” (Feltrinelli, 2021) di Wolfram Eilenberger.
Il racconto di Guolo, al confronto, ha il grande merito di risultare maggiormente equilibrato, riuscendo a non perdere l’accessibilità di quei saggi divulgativi in un contesto molto più specialistico, dove si fa un uso abbondante (in certi frangenti verrebbe da dire eccessivo) delle fonti, e soprattutto si ha come oggetto d’analisi un’esperienza dimenticata e tutto sommato marginale come quella del Collegio, le cui attività vennero bruscamente interrotte con l’inizio della seconda guerra mondiale, e che fino a quel cruciale momento non si può dire fosse riuscito nel suo proposito: fondare (e riuscire a veder riconosciuta) una nuova sociologia.
Bataille e soci immaginavano una disciplina che si discostava dalla sua versione accademica rifiutandone almeno due capisaldi. Respingeva innanzitutto la necessità di un distacco tra lo studioso e il fatto sociale da lui osservato, professando anzi il valore positivo di un coinvolgimento diretto, come quello mostrato già da Leiris in “L’Africa fantasma”, pubblicato da Gallimard nel 1934. Tre anni più tardi, nel marzo del 1937, il Collegio nasceva poi per analizzare l’attualità, col dichiarato intento di dotarsi, attraverso le proprie ricerche, di strumenti utili a intervenire sul presente: tutto il contrario rispetto a quella distanza spaziale e temporale che per la sociologia di Durkheim era garanzia del massimo grado possibile d’obiettività.
Forse nessuno ha saputo fornire una descrizione delle attività del Collegio migliore di quella di Wahl, discepolo di Bergson, secondo il quale i suoi membri vollero usare la sociologia “convinti di trovare in essa una risposta agli interrogativi che prima avevano creduto di poter risolvere con il surrealismo, la rivoluzione, il freudismo”. Si trattava di una disciplina a quel tempo relativamente nuova: della sua malleabilità, del resto, Bataille si era già servito, adottando ad esempio il concetto di dispendio introdotto da Mauss nel suo “Saggio sul dono” per proporre una nuova lettura della lotta di classe marxista. Se tra le possibilità della sociologia ce n’erano ancora di inesplorate, allora per mezzo di quella disciplina era forse possibile porre sotto una nuova luce specifiche aree d’interesse; e ciascuno aveva le proprie. Da qui le frequenti tensioni testimoniate dagli scambi epistolari; da qui le diverse direzioni che presero in seguito, ad esempio, i percorsi di Caillois e dello stesso Bataille, inizialmente accomunati dal progetto di una “sociologia sacra”.
L’idea di fondo, in quegli anni tumultuosi in cui apparivano inesorabili e inarrestabili le ascese prima del fascismo e poi del nazismo, era quella di trovare gli strumenti giusti per interpretare la realtà e provare magari a cambiare il corso degli eventi. “Interrogare la sfinge” allora è soprattutto il racconto corale non solo di un gruppo di persone dall’intelletto straordinario, ma di un’estesa porzione del panorama culturale francese del primo Novecento. Che il Collegio abbia fallito nel suo intento è, alla fine, un dettaglio di relativa importanza; più rilevante è il fatto che a sollecitarne la costituzione siano state circostanze analoghe a quelle in cui ci troviamo oggi. Un profondo cambiamento del mondo è sotto i nostri occhi e per comprenderlo appare necessario scoprire e interrogare le cause e le forze remote che lo stanno guidando, e trovare un metodo per farlo mentre sta accadendo è una sfida di notevole portata. L’esperienza del Collegio, in generale interessante, in questa fase storica è quindi in grado di parlarci, di ispirarci e forse d’inquietarci in un modo del tutto peculiare: Guolo non avrebbe potuto scegliere un momento migliore per raccontarla.
Gilles Nicoli è nato a Roma sette giorni prima che Julio Cortázar morisse a Parigi. Scrive soprattutto di libri, cinema e videogiochi.

Non direi proprio che Leiris dispiegasse un’etnologia partecipativa. E’ vero che usava l’osservatore ma in negativo. Heisenberg. Il negativo di Hegel: il soggetto, la sua intimità, gli servirono per mostrare ad esempio quanto l’etnologia degli anni Trenta era complice dell’imperialismo. Il Collège aveva un obiettivo: fondare tra Francia e Germania un sacro dialettico, europeo, antihegeliano e farlo prima che scoppiasse la Seconda Guerra. Nel settembre 1940 avrebbe dovuto intervenire al Collège Walter Benjamin..