
Molto spesso, in tempi non pandemici, ci siamo posti questioni sul senso della creatività che i più cattivi detrattori di destra hanno, spesso e volentieri, definito “roba da radical chic”.
In realtà con quei dibattiti, con quei discorsi pubblici, che spesso riempivano le sale dei centri sociali, delle librerie o dei teatri, stavamo provando a vincere una sfida, costruivamo anticorpi per dominare tempi funesti.
Oggi questo stimolo importante – per chi sapeva coglierlo – è provvisoriamente messo in stand-by, gli intellettuali, almeno in Italia, latitano e i più tenaci stanno cercando ossessivamente delle risposte per dare un senso a questi tempi cupi, infodemici. La musica può essere un motore per evitare le insidie, per essere meno vulnerabili e i testi dei cantautori, che “contengono moltitudini”, possono indicarci una possibile strada da percorrere. Ad esempio un buon modo per leggere questi tempi disastrosi può arrivare dai testi di Francesco De Gregori che, anche grazie alla loro matrice dylaniana e coheniana, creano una sincronia interpersonale con l’ascoltatore.
Se consultiamo il libro “Francesco De Gregori. I testi”, a cura di Enrico Deregibus per Giunti Editore, troviamo tante connessioni con il nostro tempo che il cantautore romano ha stabilito in tempi non sospetti. Basterebbe partire da “Gesù Bambino”, la preghiera infantile contenuta in “Viva l’Italia”, che, come specifica Deregibus, “parla della guerra come non è, per esorcizzarla come può fare appunto un bambino”.
Ed è proprio da questo pezzo che voglio costruire una sorta di immaginifica playlist per provare a superare questi tempi difficili.
Pane e castagne
Mangiamo pane e castagne in questo chiaro di luna
Le mani bene ancorate su questa linea
Domani ce lo diranno dove dobbiamo andare
Domani ce lo diranno cosa dobbiamo fare
Ci sta una terra di nessuno da qualche parte nel cuore
Come un miraggio incastrato tra la noia e il dolore
Domani ce lo diranno dove dovremo passare
Ma c’è una terra di nessuno e ci si deve arrivare.
Solo De Gregori può descrivere così bene una situazione di incertezza, come quella che stiamo vivendo in questo periodo. Non sappiamo dove arriveremo, ci prospettano diverse situazioni, spesso in contraddizione tra loro, ma sappiamo che c’è una terra di nessuno da cui passare (e lo stiamo facendo).
C’è la speranza, per fortuna, ed è l’amore che, come spiega De Gregori in un’intervista, “può essere un’arma di riscatto, una chiave per andare avanti”.
Chissà che occhi avremo chissà che occhi avrò
Ma se mi chiami amore io ti risponderò.
Cercando un altro Egitto
E adesso per la strada la gente è come un fiume
Il Terzo Reparto Celere controlla
“Non c’è nessun motivo di essere nervosi”
Ti dicono agitando i loro sfollagente
E io dico “Non può essere vero”
E loro dicono “Non è più vero niente!”
È il 1974 e De Gregori, in questa canzone ricca di immagini, descrive la violenza in tutte le sue forme. E, come spiega Deregibus, “violenza da cui fuggire, come San Giuseppe, verso un Egitto metaforico, cercando un altro tipo di società”. Quindi, anche la violenza dei media, dei commenti postati sui social dai soliti irriducibili e la violenza di alcuni ideali.
Raggio di sole
Sicuramente non può mancare quella che veniva definita da De Gregori, nei live di qualche tempo fa, come una “canzone-talismano”, dedicata alla nascita dei suoi due figli gemelli. Cosa ci aspetterà fra qualche mese? Un raggio di sole, sicuramente. Avremo matite per giocare, un bicchiere per bere forte e un bicchiere per bere piano. Un sorriso per difenderci e un passaporto per andare via lontano.
Santa Lucia
Uno dei capolavori di Francesco De Gregori. Secondo Vecchioni, “è una lucida considerazione dell’universo mediocre e difensivo in cui ci siamo cacciati […]. Capita a tutti, non solo ai diseredati, di vivere all’incrocio dei venti e bruciarsi vivo.”
In questa preghiera laica c’è la speranza che tutti possano vedere realmente il mondo com’è e un invito a “ritrovare l’anima e le ali”.
L’aggettivo “mitico”
Un puzzle testuale, un elenco, tristemente realistico, forte e crudo, di immagini e di situazioni che ci capita di vedere nella nostra quotidianità. E, in questo caleidoscopio narrativo, c’è anche qualcosa che ci appartiene, che abbiamo imparato a conoscere da vicino.
La musica etnica la contaminazione
L’ultimo rifugio dei vigliacchi la comunicazione
Le notti insonni dei creatori di moda
L’alba difficile dei gioiellieri e dei creditori
E i venditori di parrucche per corrispondenza
Gli uomini di scienza e i manipolatori.
Consiglio di ascoltare questa versione che si discosta molto dai classici vestiti degregoriani ma che, in realtà, accentua meglio alcuni passaggi della canzone.

La storia
La storia ci ha insegnato che tutto quel che avviene nel mondo ci riguarda in prima persona e che tutti hanno un ruolo decisivo. Per questo motivo tutto il discorso, che ci hanno propinato in questi mesi, sugli anziani che non sono produttivi è alquanto becero, come il pensiero dominante di questi anni.
La storia siamo tutti noi, nessuno escluso, siamo questo rumore che rompe il silenzio, questo silenzio così duro da masticare. Il testo di De Gregori potrebbe apparire leggermente retorico ma, oggi, è più che mai essenziale per ritrovare il nostro equilibrio.
Povero me
Brano incredibile, molto amato da Vasco Rossi, dolorosa, che racconta, in un modo incredibilmente esatto, lo stato d’animo di molti italiani in questo preciso momento storico.
In particolare segnalo questo passaggio, da brividi:
Cammino come un dissidente
come un deragliato
Come un disertore
senza nemmeno un cappello
O un ombrello da aprire ho il cervello in manette
Dico cose già dette e vedo cose già viste.
Numeri da scaricare
Il brano parla della “banalità del male” e si focalizza soprattutto sullo sterminio ebraico, una pagina dolorosa della nostra storia filtrata attraverso le lenti di Hannah Arendt. Però De Gregori riesce ad ampliarne il senso toccando varie corde del contemporaneo. Alcuni passaggi sono tranchant – come, ad esempio, “sei fuori dalle spese e ti ci devi abituare” oppure “è gente come te e me o sono numeri da scaricare?” – e, in un periodo come questo di pandemia globale, assumono un significato inquietante e veritiero. Quel che sta accadendo, infatti, è una modellizzazione matematica della pandemia, dove le persone – soprattutto gli anziani – sono “numeri da scaricare” nel bollettino di fine giornata. Sembra quasi che si stia perdendo ogni traccia di umanità.
La realtà, però, è più complessa e, dietro quei numeri, ci sono storie quotidiane e meccanismi difficilmente ponderabili.
La ballata dell’uomo ragno
“La ballata dell’uomo ragno” è una canzone che De Gregori scrisse per raccontare, in maniera sarcastica, Bettino Craxi. Se pensiamo, però, alle passerelle televisive di quelli che la stampa erroneamente chiama “governatori”, alle loro dichiarazioni, agli atteggiamenti “da sceriffo” di De Luca, allora possiamo comprendere la fotografia perfetta della classe politica europea scattata da De Gregori nel 1991, purtroppo ancora tristemente attuale.
Come non pensare a De Luca quando si ascolta questo verso?
È solo il capobanda ma sembra un faraone
È solo il capobanda ma sembra un faraone
Ha gli occhi dello schiavo e lo sguardo del padrone
Si atteggia a Mitterrand ma è peggio di Nerone.
E non vi viene in mente Salvini quando leggete parole come queste?
Camminano sopra l’acqua passano attraverso il muro
Camminano sopra l’acqua passano attraverso il muro
Nascondono il passato parlando del futuro
E se trovano la cruna dell’ago se la mangiano di sicuro.
Ascoltatela con attenzione, magari la bellissima versione voce e chitarra del live “Il bandito e il campione”, provate a chiudere gli occhi e pensate che in 29 anni non è assolutamente cambiato nulla.
Francesco Bove ha pubblicato nel 2019, per Arcana, “Joao Gilberto – Un impossibile ritratto d’artista”, il primo libro italiano sul padre della Bossa Nova. Ha scritto, inoltre, per webzine musicali come “Mescalina” e “Indieforbunnies”, per testate come “Flanerì” e “KLP Teatro” e ha creato nel 2017 “L’Armadillo Furioso”, un blog culturale che si occupa principalmente di teatro, cinema, libri e fumetti.

Solo IL PRINCIPE poteva e potrà fare della poesia in musica!
Viaggi e Miraggi mi sembra la più appropriata anche se certo non la più bella
Natale di seconda mano
Io sono cresciuto a pane e De Gregori fin dagli anni ’70. Amo tutte le sue canzoni. Ma su tutte voglio segnalarne una poco nominata dal titolo “UN GUANTO”. Un brano onirico da pelle d’oca…
Bellissimo articolo. Ma il solito riferimento Dylaniano e Coheniano è molto fastidioso. Ma forse anche De Gregori ne è responsabile di questo luogo comune, avendo con semplicità dichiarato le sue preferenze, sottovalutando la banalità del giudizio di coloro che le trasformano, fino a pensare che si sia ispirato ai due autori fino a copiarli (addirittura). Invece, i testi di De Gregori, il linguaggio, le immagini, sono spesso più interessanti di quelli dei due grandi autori citati, vivono di vita propria, la loro matrice culturale è certamente italiana, e personale (di De Gregori).
Grazie per i commenti, ho creato una playlist “in progress” sul mio profilo con le canzoni più in linea che trovo tra i commenti (https://open.spotify.com/playlist/1Qq6yPKIVnJYw41rcymTMQ?si=BWFBXiNOQdiSeIRAxf3h7Q)
@Antonio ti ringrazio molto, confesso che, fino a qualche anno fa, odiavo anche io questi riferimenti. Ma, nel libro di Deregibus, ho trovato molti interventi di De Gregori che parlavano apertamente della grande influenza che Dylan e Cohen sul suo modo di scrivere e comporre e ho ritenuto giusto riportarli in quest’articolo. Però, sì, condivido la tua opinione.
La versione dell’aggettivo mitico consigliata a mio parere convince ben poco.
e cercando un altro Egitto mi sembrava parlasse esplicitamente più che altro di campi di concentramento e della violenza nazista.
Francesco è semplicemente un artista…E l’arte non ha una fine ..È sempre attuale ..emerge sempre senza tempo.
Non mi piacciono i tuoi commenti,lascia parlare De Gregori.
Ho sempre seguito De Gregori un grande cantautore ha me personalmente le più belle Generale , Rimmel è La Donna Cannone un grande..
Carissimo
parlando di questi tempi con amici, e cercando una canzone di DeG è uscito il tuo blog e la tua bellissima analisi.
Per altro come dici tu le canzoni di altri ad esempio Dalla (premonitrice L’ultima luna) o di Battisti (fuga dalla realtà il mio canto libero) possiamo trovare nei loro occhi i nostri occhi smarriti di oggi
Penso però sia necessario cercare delle canzoni di riscatto e rinascita da analizzare per trovare speranza