La traduzione è un processo di mediazione che pone sfide continue. Tra tutte, forse la più complessa fuorvia dal semplice riportare espressioni e contenuti da una lingua all’altra, riguarda anzi il palcoscenico sociale ed esistenziale del narrato, la fitta rete di rimandi culturali che sottende.

Da poco in libreria, Tenebre su Kreuzberg (Milieu edizioni) è l’ultima produzione letteraria di Miron Zownir, tra i maggiori fotografi radicali contemporanei.

Per Eleonora Zanin tradurlo è stato come aprire la porta su un microcosmo sottoculturale, presenziato da reietti ed emarginati che popolano un mondo in cui la prima regola è l’assenza di regole. Zanin racconta come la conoscenza della visione di Zownir, grazie alle sue opere fotografiche, l’abbia condotta nel suo lavoro di traduttrice.

Tradurre Miron Zownir: un viaggio attraverso le visioni dell’autore

di Eleonora Zanin

Sono sempre stata affascinata dagli artisti che raccontano storie di vita intense, rocambolesche e tumultuose. In particolare, mi piacciono gli artisti che con queste vite hanno avuto a che fare. C’è qualcosa di più nell’arte di coloro che certe situazioni le hanno viste e vissute dall’interno e non solo osservate da lontano.

Miron Zownir – fotografo, scrittore e regista definito da Terry Southern ‘il poeta della fotografia radicale del Novecento’ – è un artista che ha attraversato gli ambienti underground dei personaggi che racconta a tal punto da mettere i partecipanti a un’orgia BDSM abbastanza a loro agio da lasciarsi fare un ritratto. A partire da questa posizione interna, Zownir ha immortalato nei suoi scatti tutto un mondo di vite ‘disperate ma vive’, citando i Wretched, quelle dei reietti, delle sottoculture e degli emarginati che conducono la propria esistenza nell’ombra, lontano dai quartieri bene, dalle zone turistiche e dalle vie glamour. La scena drag e gay di New York alla fine degli anni Settanta, la scena punk berlinese e londinese degli anni Ottanta e la vita di strada nella Mosca post-sovietica: sono questi i soggetti dei suoi progetti fotografici.

Ho conosciuto il Miron Zownir fotografo alcuni anni fa nella libreria indipendente di Milano “Solo vinili e libri”, che vendeva anche dischi punk e di altri generi underground. C’era una sua raccolta di fotografie che aveva subito acceso la mia curiosità. Poi ho scoperto che Zownir era anche uno scrittore di crime fiction e noir, e un regista che aveva collaborato con icone del cinema alternativo tedesco come Birol Ünel (La sposa turca, Soul Kitchen). Ma tornando ai suoi libri, Umnachtung (Tenebre su Kreuzberg nell’edizione italiana da poco in libreria per i tipi di Milieu Edizioni) mi aveva particolarmente colpita per l’atmosfera e l’immaginario che rievocavano il suo universo fotografico.

Definirei Tenebre su Kreuzberg un noir ‘punk’. La trama è quella di un noir: c’è un assassino che strangola le donne quando cala il buio, ci sono dei cadaveri avvolti nel mistero e c’è un detective consumato, il commissario Berger, che cerca di scoprire chi è il serial killer. Ma a differenza della solita grammatica del genere noir, quello che mi ha colpito in Tenebre su Kreuzberg è un’attitudine ribelle, nichilista e irriverente, a tratti ironica, che attraversa tutta la narrazione e che mi ha ricordato molto il punk. Tenebre su Kreuzberg è un romanzo sulla repressione e l’assurdità della società in cui viviamo e sulle forme di resistenza nichiliste che

questa genera. Una società profondamente disfunzionale che ci schiaccia tra lavori totalizzanti e ansia di riconoscimento sociale, in cui anche le stesse forme di resistenza sono spesso disfunzionali fino a diventare mostruose: dall’escapismo alla dipendenza da sostanze fino, appunto, all’omicidio.

Quando in molti hanno guardato al rapporto tra sottoculture e mainstream, Miron Zownir ha invece messo a fuoco la continuità tra le sottoculture (drag, BDSM, punk…) e l’altra faccia della metropoli in cui esse si generano e prendono vita, quella popolata dai ‘reietti’, i barboni, i tossicodipendenti, i pazzi, i freak. L’ambientazione di Tenebre su Kreuzberg e i luoghi in cui i personaggi si muovono sono le bettole, i locali fuori orario e le strade buie della Berlino underground, cioè il punto di incontro di questi due mondi.

Tradurre un romanzo è sicuramente una questione di tecnica, per cui bisogna conoscere a fondo una lingua altra da sé e trovare escamotage utili a riportare concetti e contenuti nella propria. Ma è anche una questione sociale ed esistenziale, per la quale essere sulla stessa linea d’onda con il testo che si traduce significa coglierne l’atmosfera e i sottotesti, i sottintesi, i risvolti non immediatamente visibili e, in ultima istanza, saper scegliere le parole giuste da usare. Cresciuta in provincia, poi tra Bologna e Milano, le sottoculture, in particolare quella punk diy, sono lo spazio in cui più mi trovo a mio agio e dove trovo la forza e l’ispirazione per continuare il mio percorso culturale e professionale. Far parte di quel mondo ti espone a tutte una serie di situazioni – di libertà e di disagio, di nichilismo e resistenza, di emarginazione e rivincita – che penso mi abbiano fatto entrare in una particolare sintonia con l’universo sgangherato e ribelle di Miron Zownir. E dato gli spunti fondamentali per tradurre al meglio che potevo Tenebre su Kreuzberg.

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