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Attenzione, questo pezzo contiene numerosi & inevitabili spoiler.

Sulla falsariga dei finali nelle tragedie shakespeariane, la puntata che chiude Breaking Bad vede diversi cadaveri distesi sulla scena. L’ultima trovata di Walter White per far fuori la gang di spacciatori nazi con cui pure aveva collaborato – come sappiamo, da un certo momento in avanti Walter non è uomo da troppi calcoli morali – è una raffica di proiettili che ammazza i suoi nemici e se stesso. Solo un uomo è sopravvissuto alla carneficina: Jesse Pinkman, il primo partner di Walter White/Heisenberg. Il legame tra i due – improntato a una logica padre-figlio, seppure White non sia certo un padre modello per Jesse… – si spezza con la morte dell’ex professore di chimica. Jesse, carico di cicatrici, reduce da una prigionia spietata, barba lunga e incolta, il cervello decisamente in pappa, siede al volante della Chevrolet El Camino di Todd e tenta la fuga.

El camino: A Breking Bad Movie ricomincia dalla corsa di Jesse via dall’accampamento dove White ha ammazzato i suoi carnefici. Un flashback iniziale lo mostra in compagnia di Mike Ehrmantraut in riva a un fiume – quel fiume che gli spettatori di Breaking Bad dovrebbero ricordare; tutto il film è costellato da piccoli dettagli che rimandano alla serie, dalla tarantola che Todd ha portato con sé in camera fino alla vecchia pistola di Jesse, e cos ì via – intento a considerare una possibile meta quando tutto questo sarà finito. Abituato alla circolarità delle trame care allo sceneggiatore-ideatore-regista Vince Gilligan, lo spettatore più smaliziato potrà già fare i suoi conti.

Quindi, seguiamo Jesse nella strada che intraprende per la libertà; libertà che ancora una volta sembra passare dal danaro. Ritroviamo i suoi vecchi amici, Badger e Skinny Pete, e attraverso tre/quattro lunghi flashback scopriamo qualcosa in più della prigionia sotto la gang di Todd. Albuquerque è sempre lì, con quella luce bianca e il deserto feroce alle porte, un deserto costellato di cadaveri sotto la crosta arida e soldi e buste di droghe di ogni sorta nascoste nel terreno. I telegiornali della città sono le fonti di noi spettatori e anche di Jesse, che apprende così la notizia della morte di Walter e della caccia partita nei suoi confronti. Il tempo a disposizione è poco.

La salvezza passa da Ed, il venditore di aspirapolveri che smercia nuove identità in cambio di 150mila dollari. Per cavarsela, Walter White e Saul Goodman sono passati da lui usando le parole in codice che servono per far attivare l’uomo; e anche Jesse avrebbe dovuto farlo durante Breaking Bad, salvo cambiare idea all’ultimo. Anche per questo, adesso non sarà facile convincere Ed ad aiutarlo.

Chi ha amato Breaking Bad e Better Call Saul, le creature di Vince Gilligan, e non siamo in pochi – è la serie più vista di sempre su Netflix, per non parlare della critica – non potrà non vedere anche El Camino, annunciato con un trailer a fine agosto e atteso con le stimmate che si riservano al grande evento. Troppo potente la storia, troppo forte il legame con personaggi che hanno alzato il livello della scrittura seriale fino a vertici difficili da eguagliare. In Italia è uscito alle nove del mattino, e c’è da scommettere che il contatore di contatti su Netflix si sia impennato parecchio verso l’alto – in un orario decisamente insolito, da lettura dei giornali o da repliche di vecchi telefilm.

Nel passaggio dalla serialità al lungometraggio, tuttavia, il risultato complessivo appare deludente. A tutti gli effetti, anzi, è difficile definire El Camino «un film». Correttamente, il titolo spiega che è «il film di Breaking Bad», ma a essere più chiari bisogna dire che chi dovesse guardare El Camino non avendo presente le cinque stagioni della serie non ci capirebbe niente, e probabilmente non troverebbe neanche le motivazioni per recuperarle; niente di più sbagliato, sia chiaro.

Il viaggio di Jesse appare prevedibile, i grandi colpi di scena rilasciati dalla serie sono assenti; i ribaltamenti di senso e di coscienza che hanno fatto la fortuna di Breaking Bad semplicemente non esistono. La riuscita – la spettacolare riuscita – di Breaking Bad risiede nell’uso praticamente perfetto del meccanismo seriale, sul gioco eccellente tra la brevità della singola puntata e la lunghezza dell’intero arco narrativo, una sorta di elastico che ha consentito a Gilligan di spaziare avanti e indietro nel tempo e nelle psicologie dei personaggi, dilatando all’estremo certi momenti – è il caso di una delle puntate più enigmatiche della serie, Fly, dove Walter e Jesse danno la caccia a una mosca finita nel laboratorio – e comprimendone altri, lasciando che le micce narrative più potenti esplodessero nel momento migliore.

A conti fatti, El Camino è tutt’al più il diciassettesimo episodio della quinta stagione di Breaking Bad, se non fosse che il sedicesimo, ovvero l’ultimo, non ne fosse stato il degno epilogo. Oppure, è uno spin-off piuttosto debole, incomparabilmente più debole dello spin-off prequel su Jimmy McGill in Better Call Saul: un’altra serie lunga, che consente a Gilligan di approfondire a dovere storia e personaggi. In El Camino non scopriamo niente di più su Jesse rispetto a quanto già non sapevamo, e anche le scene che dovrebbero contenere un maggiore accumulo di tensione – i “poliziotti” che perquisiscono l’appartamento di Todd mentre Jesse sta cercando i soldi, o il duello finale – sono piuttosto fiacche. Soprattutto se paragonate alle scene omologhe in Breaking Bad; e chi non vorrà paragonarle, visto che se stiamo guardando El Camino è soltanto perché abbiamo visto e amato Breaking Bad?

Da sceneggiatore consumato, Gilligan rilascia il vero fuoco d’artificio alle battute conclusive di El Camino, giocando la carta di un flash back di Jesse Pinkman con Walter White. I due mangiano e bevono in una tavola calda: siamo all’indomani di 4 Days Out, un’altra delle puntate più celebri di Breaking Bad. Walter, convinto di avere poche settimane di vita, porta con sé Jesse nel deserto per una lunga sessione di cucina. Per un’azione maldestra di Jesse la batteria del camper/laboratorio finisce a terra, e i due uomini rischiano di morire di sete e fame nel bel mezzo del deserto. Solo un’intuizione di Walter riesce a far rimettere in moto il camper. Ecco, El Camino propone una chiacchierata tra i due dopo quell’incredibile avventura, e sì, questa è la scena più emozionante di El Camino, non fosse che poteva tranquillamente essere un contenuto extra di Breaking Bad.

A volte bisognerebbe lasciar stare le storie migliori, quando sono compiute. Non risultano seguiti all’altezza dei grandi capolavori, e El Camino non fa eccezione.

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Autore

gavroche1983@yahoo.it

Liborio Conca è nato in provincia di Bari nell'agosto del 1983. Vive a Roma. Collabora con diverse riviste; ha curato per anni la rubrica Re: Books per Il Mucchio Selvaggio. Nel 2018 è uscito il suo primo libro, Rock Lit. Redattore di minima&moralia.

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