minima&moralia è tra i partner del concorso Scrivere di cinema – Premio Alberto Farassino per giovani aspiranti critici cinematografici: ospitiamo la rubrica di cinema a cura dei vincitori dell’edizione 2016 e vi segnaliamo il bando dell’edizione 2017.
di Elena Magnani
Il rumore del computer che si accende. Spotify, riproduzione casuale. La mail dal college che non ha il coraggio di accettare, perchè è troppo lontano, perchè è troppo costoso. Una notifica su facebook del ragazzo che le piace e che non sa nemmeno il suo nome. Poi la sua migliore amica la chiama su skype, le manda il link di un nuovo gioco che sta spopolando su internet: Nerve.
Lei si chiama Vee e basta la sequenza introduttiva del film per presentarla. Come tutti i suoi coetanei, è una ragazzina insicura e immersa in una realtà virtuale diventata propaggine di quella concreta. Così anche il suo rito di passaggio verso l’età adulta si trasforma in una versione 2.0, tecnologica, social: appunto in Nerve (in italiano “fegato”, “coraggio”). Per giocare basta scegliere tra Spettatore e Giocatore.
Gli Spettatori pagano per guardare, i Giocatori devono completare le loro sfide. In palio ci sono i soldi, la popolarità e il gusto dell’adrenalina, ma soprattutto l’affermazione della propria identità, estremizzata nell’ottica binaria dell’adolescenza: vincitori o perdenti, Giocatori o Spettatori. Sentendosi umiliata dagli amici che le rinfacciano di avere poco coraggio, Vee decide di iscriversi e finisce in un vortice di sfide sempre più stupide e sempre più pericolose, insieme ad Ian, un misterioso ragazzo appena conosciuto.
La sfida di Nerve è quella di inserirsi in un filone piuttosto gettonato, dopo il successo della saga di Hunger Games o della serie tv Black Mirror, entrambe ambientate in un futuro distopico. Il suo merito è quello di provare a evitare il confronto uscendo dalla fantascienza e proponendo uno scenario realista: un gioco come Nerve infatti non solo è plausibile, ma anzi arriva con allarmante tempismo (almeno in Italia, considerando che il film è uscito l’anno scorso negli USA) visto il recente caso della Blue Whale e il dilagare di challenges online sempre più assurde.
Anche la regia di Ariel Schulman e Henry Joost (insieme anche per Catfish, Paranormal Activity 3 e 4) funziona bene nel restituire il ritmo frenetico, accattivante e sovrastimolante dei social. La tensione cresce con l’aumentare di difficoltà delle sfide, raggiungendo l’apice con le agghiaccianti riprese dai telefoni dei Giocatori mentre rischiano la vita incitati dalla folla impazzita. E se il film si chiudesse così, sarebbe una condanna rassegnata alla stupidità umana: a quello che siamo disposti a fare per essere accettati, ammirati e amati dagli altri, anche sotto forma di un like virtuale.
A Nerve manca però la lucidità di analisi per capire che internet non è l’autore, ma solo lo strumento attraverso cui si realizza la società. Che la crudeltà degli Spettatori diventa estrema quando sono protetti dall’anonimato dei loro nickname, ma non è affatto prodotta dal gioco. O che a partecipare al gioco non è una generazione sbandata, ma la natura umana.
Che, insomma, non è Nerve a renderci cattivi e sconsiderati, non è internet a farci il lavaggio del cervello. Siamo noi, solo con un mezzo più potente e più diffuso per esprimerci. Per questo il film crolla quando, arrivato ormai a metà, si lancia in una condanna indiscriminata della tecnologia. Purtroppo Nerve racconta molto bene la realtà, ma difetta della capacità di analizzarla.
