Oggi George Best avrebbe compiuto settantacinque anni. Per l’occasione, pubblichiamo un estratto in anteprima da “Belfast boy. Una storia inedita di George Best” di Stefano Friani, di prossima uscita per Milieu Edizioni.
*
di Stefano Friani
George ha tempo e modo di affinare le proprie doti e mettersi in mostra nel pantano del Cliff, il campo di allenamento dello United, sotto ai fari ballerini delle partite giovanili in notturna e nei desolanti spogliatoi in mattoni rossi che odorano di olio canforato e scarichi intasati, dove non sembra possibile ottenere una doccia che sia meno che gelata. Per arrivarci deve cambiare due autobus, quei double-decker su cui si monta sul predellino dietro e ci si fa strada fra la cappa di fumo e i vetri appannati del piano superiore, attorniati da uomini ancora vestiti come in tempo di guerra che sfogliano People o il Guardian. Dopodiché c’è un bel pezzo da fare a piedi. I kit di allenamento sono spesso lerci e puzzolenti, e in attesa dietro l’angolo ci sono i cazziatoni di Jimmy Murphy, il fido secondo di Busby e l’uomo a cui sono affidati i discorsetti da poliziotto cattivo.
Bishop è convinto che farà strada e il manager lo tiene d’occhio. Allargando il campo dell’inquadratura lo si può notare, austero e un po’ infeltrito con quel suo portamento da primo ministro, mentre lo monitora in una partita casalinga delle giovanili contro il Blackburn Rovers, quando segna un gol da FIFA ricevendo il pallone direttamente dal calcio d’inizio e saltando gli avversari come birilli. La primavera è un vero serbatoio per la prima squadra e, alle direttive dello scorbutico Murphy, ne adotta lo stesso stile dimodoché i calciatori in erba sappiano a menadito i propri compiti una volta promossi. In una tournée in Svizzera con la under-16 George, che ai tempi al massimo beveva Coca-Cola, assaggia la sua prima birra e non fa un figurone: i compagni sono costretti a portarlo a spalla fin dentro la camera d’albergo onde evitare reprimende che gli sarebbero potute costare il posto. Memore di quest’esperienza si terrà lontano dall’alcol per un bel pezzo, o perlomeno dalla birra, concedendosi al massimo uno shandy alla domenica, quando non si gioca.
George vive mangia e dorme pensando al calcio, si nutre di filmati alla tv e si abbevera alle partite a cui riesce ad assistere dal vivo: rimarrà folgorato dal Real Madrid che pure esce sconfitto da una visita amichevole a Old Trafford, e si spingerà fino a Hillsborough per vedere il Santos di Pelé ridicolizzare lo Sheffield Wednesday. Il Times dell’epoca descriverà quella partita come «una continua aggressione fisica dei britannici a qualcosa di celestiale». Un moto degli astri mosso da ragioni piuttosto terrene, visto il cachet e il calendario fitto di impegni del Santos: appena dopo la partita Pelé sarebbe stato invitato dal Fulham a giocare con la maglia dei cottagers in un’amichevole per festeggiare l’installazione di un tabellone elettronico e dei riflettori a Craven Cottage, ma si sarebbe trovato costretto a rifiutare perché aveva già un altro impegno – l’ennesima amichevole –, stavolta contro l’Anderlecht. George farà tesoro delle movenze del campione brasiliano, che in futuro l’avrebbe definito «un artista del calcio», e soprattutto non mancherà di appuntarsi mentalmente i suoi tagli dietro le linee difensive e la sua samba di fronte all’imbambolato portiere avversario. Busby nel frattempo ha dato ordine ai suoi preparatori di non forzare troppo la mano col giovane Best: «Non lavorate troppo sullo stile del ragazzo, lasciatelo sviluppare a modo suo, naturalmente. Ha qualcosa di speciale».
In allenamento George è prevedibilmente un anarchico, si diverte a sbandierare tutto il repertorio di magie e in un’occasione passa l’intera partitella a far fesso Harry Gregg, il burrascoso connazionale che di primo acchito gli era parso tanto enorme. Portiere specializzato nel non lasciarsi buggerare negli uno contro uno, Best lo umilia una, due, tre volte, al punto da farlo ricorrere alle minacce per evitare ulteriori brutte figure: «Ragazzino, riprovaci e ti spezzo l’osso del collo». Ma non è certo un caso isolato: in una partita di calcetto si era liberato del portiere usando lo stinco di un avversario per un improbabile uno-due. A forza di assistere a cose impensabili in allenamento, Busby e i suoi collaboratori si convincono che abbia tre paia di piedi al posto dei due regolarmente in dotazione.
Minima&moralia è una rivista online nata nel 2009. Nel nostro spazio indipendente coesistono letteratura, teatro, arti, politica, interventi su esteri e ambiente
