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Nuova puntata della serie di Maurizio Cotrona: il racconto di un progetto che intende produrre editoria a fumetti a Taranto. Qui le parti precedenti.

21 settembre 2020

Addio notti passate a raddrizzare la cannula.

Tolgo il catetere, sono un giovane esemplare della mia specie in piena salute, ora ho un getto così potente che potrei farvi del male. Mio cognato mi chiama al telefono e mi dice “finché sei vivo va tutto bene”, Gian Marco carica sulla cartella OneDrive di Ottocervo  “Fai il bravo…”, un titolo così brutto per un fumetto così bello.

L’autore è un suo studente. Lo chiamerò IL PUPILLO.

Le prime pagine disegnano gru, impalcature e travi di un cantiere. Matite e acquerelli (matite e acquerelli da fuoriclasse, soprattutto le matite), il cielo è bello e triste. Il protagonista è un architetto: caschetto arancione e progetti fatti di linee ortogonali. Anche lui è triste, la sua vita non è più una storia. È fatta di prevedibili linee ortogonali, appunto. Lui cerca storie, è una questione di sopravvivenza.

Non è facile trovare storie quando non sei allenato a tenere gli occhi aperti e ti sei dimenticato di fertilizzare la testa, l’architetto infatti non le trova, fa tanti buchi nell’acqua, finché non vede rinascere il fiore della sua infanzia – i bambini sono ottimi cacciatori di storie – e il fiore della sua infanzia è un GRANDE AUTORE ITALIANO. (Non posso rivelarvi chi è il grande autore italiano, per delle vicissitudini di cui racconterò nei prossimi numero del diario)

Il GRANDE AUTORE ITALIANO gli regala una storia.

Il PUPILLO non si lascia imprigionare dal GRANDE AUTORE, non rimane ingabbiato nella rievocazione o nella memoria, usa il GRANDE AUTORE come un catalizzatore. Per lui il GRANDE AUTORE è un trampolino, non una piscina. Il GRANDE AUTORE sarebbe felice di ammirare la sua storia muoversi fuori dalle biblioteche, tanto viva da andarsene ancora in giro a scatenare immagini e fantasie.

La storia è quella di un bambino prodigio capace di tutto (telepatia, telecinesi, magia) che, crescendo, viene incastrato in degli schemi che mortificano le sue doti. C’è una pagina, molto forte, in cui i genitori, consigliati da un medico, cominciano a ignorare il bambino tutte la volte che non si esprime in modo normale, determinati a continuare finché il bambino non si rassegnerà a comportarsi come tutti gli altri. (Questo passaggio potrebbe essere ampliato, penso). Ci viene mostrato il rischio di un sistema educativo (genitori, esperti, insegnanti) che, invece di stimolare e liberare le doti di un bambino, disidrata e ingabbia. Quando il nostro bambino cresce, si ritrova ad essere un essere umano “normalizzato”, che non si ricorda neanche più di protestare.

Il finale è circolare, circolare al modo delle spirali: una linea aperta che sale. Il nostro architetto è il bambino. Un bambino che, però, si ricorda di protestare. Scuola, professione, università, cantiere: sono vent’anni che ha dimenticato le matite e gli acquerelli per cui è tanto dotato, vent’anni che usa solo righelli, squadrette e carte millimetrate.

La sua protesta, la chiave con cui si riappropria della propria storia e del proprio talento, è il proprio fumetto che abbiamo tra le mani.

È un fumetto meraviglioso e delicato, quello che ci ha portato Gian Marco, una farfalla dalle grandi ali, non oserei sfiorarlo. Solo, nella penultima pagina, c’è uno spazio dimenticato. Il fumetto disegnato dall’architetto è poggiato su un tavolo, nascosto da una squadretta. Ho provato il desiderio di avvicinarmi a quel fumetto, di riconoscerlo, di vedere le matite e gli acquerelli del PUPILLO scatenarsi ancora per qualche tavola, liberi e audaci come piacerebbe al GRANDE AUTORE ITALIANO, prima di lasciarsi accompagnare da lui verso il futuro.

Questo futuro, nel fumetto, sembra rappresentato dallo scheletro di un palazzo in costruzione, vicino al mare, che mi ricorda tanto il mostro di Punta Perotti. Non so se questa è una scelta consapevole dell’autore, glielo chiederò. Nel caso, non sarebbe male immaginare una tavola, l’ultima, in cui l’architetto e il GRANDE AUTORE, sulla spiaggia, ammirano l’esplosione del mostro, con tutta la carica simbolica, individuale e collettiva,  che questa esplosione si  porterebbe dietro.

23 settembre 2020

La farfalla dalle grandi ali vola via!

Riunione di redazione dirottata su zoom. (La madre della mia babysitter è risultata positiva a un test sierologico, restiamo chiusi in casa in attesa dell’esito del domino dei tamponi.)

Andiamo come un treno, in due ore e venti esauriamo i dieci punti all’ordine del giorno.Annoto qui l’idea di Gian Marco, adottata subito con entusiasmo, di prevedere un percorso contrattuale per step, dedicato ai talenti promettenti ma immaturi. Antonio la battezza “factory”. In sostanza, per qualche mese gli autori si legherebbero a noi in cambio del nostro tutoraggio (visuale e narrativo); poi, a conclusione del periodo fissato, Ottocervo si riserverebbe di valutare i progressi fatti per decidere se firmare il contratto definitivo o meno. Sulla carta funziona.

Sarei pienamente soddisfatto, non fosse per quello che capita durante una pausa. Gian Marco mi dice che, in qualità di mentore del PUPILLO, ha il dovere morale di suggerirgli di proporsi a un editore più grande, perché se lo merita.Proverà persino ad accompagnarlo in questo percorso.

Io non posso che concordare. Così fanno le persone mature. Ma i grandi editori sono miopi per definizione e il PUPILLO, alla fine,  tornerà da noi, vero? Vero?

A cena mangio una frittella di troppo e stappo tre birre.

 

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Autore

mcotrona@minima.it

Maurizio Cotrona è nato a Taranto nel 1973. Esordisce nel 2006 con il romanzo "Ho sognato che qualcuno mi amava" (Palomar). Nel 2011 pubblica "Malafede" (Lantana, Premio Puglialibre come miglior romanzo) e nel 2015 "Primo" (Gallucci HD, vincitore del premio del gruppo GEMS “Io Scrittore”). Il suo ultimo romanzo è Il figlio di Persefone (Elliot edizioni, 2019). Co-direttore editoriale di "Ottocervo edizioni", è maestro della scuola di lettura per ragazzi “Piccoli maestri".

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