(foto di Anna Toscano)

In tre stanze del Museo di Roma in Trastevere fino al 5 maggio una mostra piccola ma grandissima, di una bellezza artistica e documentale di ampio valore: Hilde in Italia. Arte e vita nelle fotografie di Hilde Lotz-Bauer”. Si tratta di immagini mai esposte prima insieme, quasi tutte di piccolo e medio formato, circa un centinaio, state scattate dalla fotografa negli anni Trenta durante un suo soggiorno in Italia.

Il viaggio di Hilde Lotz-Bauer nasce grazie allo studio dell’arte e alla fotografia, difatti già formata come fotografa alla scuola di Monaco e dopo un Dottorato in storia dell’arte arriva in Italia, a Roma, grazie a una borsa di viaggio presso la Biblioteca Hertziana. Giunge nel 1934, in anni in cui l’Europa inizia a essere sotto quei venti nefasti che arrivano da lontano e porteranno alla Seconda Guerra Mondiale. Dal 1934 al 1943 Hilde Lotz-Bauer si dedica alla storia dell’arte attraverso la fotografia cercando sempre di stabilire, in questo lavoro, una connessione con l’umano.

La sua formazione è iniziata documentando le ricerche di molti storici dell’arte: fotografa disegni, sculture, edifici. Col tempo la sua attenzione, e il suo obiettivo, vengono attratti anche da altro, emerge così quel filo rosso che sarà evidente in tutta la sua opera: l’occhio di riguardo per le persone, le donne, i bambini, i lavoratori, nelle realtà più marginali.

In quegli anni, unica fotografa professionista negli Istituti Storici di Firenze e di Roma, il suo lavoro la porta in mezzo alla gente, a cui dedica del tempo anche durante gli spostamenti: così viaggia con la sua Leica fermandosi nelle zone più rurali concentrandosi sull’umanità al lavoro, nei campi, nei mercati, nei mestieri domestici. Hilde Lotz-Bauer attraverso il suo obiettivo svela un’Italia di magnifiche opere d’arte e un’Italia sconosciuta, di persone immerse nel loro quotidiano, documentando l’esistenza della gente, i loro vestiti di tutti i giorni e quelli dei giorni di festa, il loro passo nel lavoro, nella vita.

L’Abruzzo è il luogo dove sosta a lungo e dove si mescola con persone che spesso si voltano quando la vedono e sorridono mentre scatta. Lei sceglie a chi dare voce, chi mettere davanti all’obbiettivo: spesso sono bambini nel loro giocare quotidiano, fermati per sempre in una zona di chiaro scuro molto forte, mamme che accudiscono neonati, coppie a passeggio. I lavoratori entrano nei suoi scatti, nei lavori di fatica mentre zappano un terreno o picconano un muro, mentre accompagnano un mulo carico, lavoratori bambini che accompagnano i padri.

L’esposizione al Museo di Roma in Trastevere mette in evidenza questo viaggio attraverso la macchina fotografica di Hilde Lotz-Bauer, attraverso ciò su cui il suo occhio si è soffermato: la prima sala apre sul suo lavoro con monumenti e statue, immagini perfette che non stanno rinchiuse dentro il formato ma rimandano infinitamente alla storia, all’arte, alla letteratura (lei da sempre appassionata lettrice di Orazio).  Già nelle immagini che ritraggono dettagli di statue, volti, piedi, teste, lo scatto si umanizza perché lei ha la capacità di coglierli, nonostante la staticità dell’opera, in un divenire storico che fa parte dell’umanità. Dunque nella seconda sala sembra quasi naturale il passaggio da volti di statue a volti di persone, dettagli di persone che diventano un corale gruppo di bambini che sorride alla fotografa con, poco più distante, sul retro, una donna, con molta probabilità la madre di alcuni di loro, se non tutti, poggiata su un muretto. Lo scatto a fianco innumerevoli lenzuola e teli ad asciugare lungo la strada di un paese. Nella terza sala si possono vedere altri scatti nel documentario realizzato da Madelaine Merlino, una ricostruzione storica e geografica dei luoghi nelle foto di Lotz-Bauer.

Il catalogo della mostra, per i tipi di Gangemi Editore, contiene molti saggi e molte immagini ed è l’unico volume in commercio per riscoprire la vita e l’opera di una donna che è stata studiosa, fotografa, artista, e in tutto ciò precursora di molti temi e modi di fare fotografia.

 

Condividi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Autore

a.toscano@minima.it

Anna Toscano vive a Venezia, insegna presso l’Università Ca’ Foscari e collabora con altre università. Un’ampia parte del suo lavoro è dedicato allo studio di autrici donne, da cui nascono articoli, libri, incontri, spettacoli, corsi, conferenze, curatele, tra cui Il calendario non mi segue. Goliarda Sapienza e Con amore e con amicizia, Lisetta Carmi, Electa 2023 e le antologie Chiamami col mio nome. Antologia poetica di donne vol. I e vol. II. Molto l’impegno per la sua città, sia partecipando a trasmissioni radio e tv, sia attraverso la scrittura e la fotografia, ultimi: 111 luoghi di Venezia che devi proprio scoprire, con G. Montieri, 2023 e in The Passenger Venezia, 2023. Fa parte del direttivo della Società Italiana delle Letterate e del direttivo scientifico di Balthazar Journal; molte collaborazioni con testate e riviste, tra le altre minima&moralia, Doppiozero, Leggendaria, Artribune, Il Sole24 Ore. La sua sesta e ultima raccolta di poesie è Al buffet con la morte, 2018; liriche, racconti e saggi sono rintracciabili in riviste e antologie. Suoi scatti fotografici sono apparsi in guide, giornali, manifesti, copertine di libri, mostre personali e collettive. Varie le esperienze radiofoniche e teatrali. www.annatoscano.eu

Articoli correlati