di Michelangelo Pecoraro

Mediocrità, buonismo, falsità, pressappochismo, talento e arte di eccezionale bellezza: la serata Expo – The Opening, in attesa della Turandot (non Turandò) scaligera che coronerà l’inaugurazione ufficiale dell’Esposizione Universale, concede al mondo un ricco sguardo sui vizi e sulle virtù del Bel Paese.

La mediocrità non aurea ci avvolge fin dal principio: Paolo Bonolis, nel porgere i saluti agli stati “amici”, si trova in difficoltà già con il francese. La butta in burletta, avvalorando il sempre più azzeccato motto estrapolato da Flaiano: “La situazione è grave, ma non è seria”. Battute trite e ritrite si susseguono a ritmo incandescente. Senza remore, Bonolis le condisce con razzismo, maschilismo e chi più ne ha più ne metta: la“grande madre Africa” ha una sola lingua, così astrusa da essere l’unica di cui non termina la lettura; la Clerici è “un padiglione, andrebbe visitata”, e viene ripetutamente presa in giro per la presunta grassezza e golosità (ma Benigni faceva ridere!); lei, per non essere da meno, risponde in modo altrettanto bieco alle staffilate del collega-avversario; eccetera. Le risate, con una platea così numerosa, si misurano col contagocce. Vanno ringraziati i redattori del breve excursus storico, grazie ai quali almeno un paio di informazioni sul colonialismo e l’Esposizione Universale risuonano nelle case di molti italiani.

Con Bocelli la situazione peggiora. Alla domanda di Bonolis «Cosa fa un ambassador?», Bocelli risponde «Non ne ho la più pallida idea. Non sono mai stato ambassador e non lo sarò. Se dovessi definirmi così, direi che in questo momento gli ambassador soffrono. Su questo palco, fino all’ultima nota, sarà così»… E, a proposito di note, parlare di “mediocrità” sarebbe un indebito complimento per il cantante lirico Bocelli.

Ho tentato di spiegare altrove perché il melomane medio mostri un’abbondante quantità di astio, in presenza di fenomeni mediatici presentati come “orgoglio del canto italiano”. Ora, una semplice constatazione che riflette il giudizio di critici ed esperti del settore: Bocelli è un pessimo tenore. Per i più perentori, Bocelli non è affatto un tenore. Questa serata mostra un ricco campionario di argomenti a sostegno della tesi: canto a tratti sul fiato, a tratti spoggiato; acuti periclitanti e tenuti a discrezione (con l’avallo del direttore Armiliato, trattato da spalla comica e ignorato per tutta la sera); dizione non sempre corretta; vibrato artificiale o fuori controllo; note sballonzolate di qua e di là. Non si spiegherebbe altrimenti, in un mondo così litigioso come quello degli appassionati d’opera, la totale unanimità di giudizio. Per verificare le mie affermazioni tramite una buona cartina al tornasole, basta leggere qualcuno dei circa 1.500 commenti che il noto critico radiofonico Enrico Stinchelli ha collezionato sul proprio gruppo facebook, seguendo in diretta l’evento.

Venendo al tonnellaggio vocale di Bocelli, dobbiamo introdurre il secondo vizio della serata: la falsità. Mi permetto, qui, di interrogare gli ottimi artisti che hanno preso parte allo show: perché accettare amplificazioni differenziate? Condividere il palco con una star mediatica può servire a diffondere la bellezza di quest’arte e a farsi apprezzare da una platea internazionale; cantare dei brani con lui, inoltre, può servire a far notare agli ascoltatori la distanza che separa Bocelli da un vero cantante lirico; accettando un’amplificazione differenziata, invece, si ottiene l’effetto opposto. Uno spettatore ignaro, sentendo che gli acuti di Bocelli sovrastano l’orchestra, il coro e gli altri solisti, sarà portato a giudicare positivamente la sua prova, ritenendolo un po’ scorretto, magari, ma dotato di gran voce. Non è un caso, invece, se l’unico intervento di un cantante non microfonato, cioè gli interventi del tenore nell’aria«Sempre libera» da La Traviata, sia affidato a Francesco Meli: di Bocelli, definito ironicamente da molti “tenore zanzara”, non si sarebbe udita una sola nota.

Alla falsità fa da contrappunto il pressappochismo. Quello tecnico, prima di tutto: microfoni che saltano, si accendono in anticipo o si spengono in ritardo, regalando agli spettatori perle come il “Cazzarola!” della Chierici o il “Come si chiama lui?” di Bonolis, riferendosi al realizzatore de L’albero della vita, gigantesca installazione con giochi di luce e acqua che campeggia al centro dell’Expo. I presentatori, poi, infilano un errore dopo l’altro: sbagliano molti titoli, trasformando una sonata di Mozart in un concerto, la Damrau si trasforma in “Darmiau”, Bonolis prova a far cantare Romagna mia al pubblico milanese, ottenendone un tombale silenzio, sviste e panzane varie vengono mischiate a informazioni corrette, come nel breve monologhino in cui lo stesso Bonolis tenta di spiegare in modo brioso la gestazione di Tosca, trasformando un compositore in librettista e inserendo altre inesattezze.

La mediocrità investe anche Lang Lang: il pianista cinese è spesso criticato per l’interpretazione, ma la padronanza tecnica gli è sempre stata riconosciuta. Ebbene, in questa serata riesce a infilare una discreta quantità di errori. L’interpretazione, poi, è inesistente: una corsa contro il tempo per far mostra di virtuosismo, al punto che si è faticato non poco per riconoscere in quel marasma di note il Rondò alla turca, uno dei brani pianistici più famosi al mondo. Il truce commento di Bonolis, involontariamente, diventa la migliore epigrafe al brano: «Ammappete! Io così ci suono il citofono!»

Potremmo andare avanti ancora a lungo elencando errori, sviste e cadute di stile. Aggiungiamo la completa aleatorietà della scelta dei brani, inseriti senza alcun filo logico all’interno della cornice. Potrebbe sembrare, dunque, che non vi fosse alcun motivo per trascorrere tre ore di fronte a un simile scempio. E invece sì: nella stessa serata, quasi ignorati da regista televisivo e presentatori, stretti tra i “maestri” Lang Lang e Bocelli, si sono esibiti degli strepitosi cantanti: Francesco Meli, Diana Damrau e Simone Piazzola. Quest’ultimo ha appena vinto, assieme al soprano Olga Peretyatko, il prestigioso Premio Abbiati, assegnato dall’Associazione Nazionale Critici Musicalicome miglior cantante della passata stagione lirica (e non come “miglior baritono”, come rapidamente annunciato da Bonolis); Meli ha vinto lo stesso premio l’anno scorso.

Il preludio dell’Attila, il coro «Va pensiero» dal Nabucco «Sempre libera» e «Di Provenza il mare il suol» da LaTraviata, «Una furtiva lagrima» da L’elisir d’amore, «E lucevan le stelle» dalla Tosca e «O mio babbino caro» dal Gianni Schicchi; Giuseppe Verdi, Gaetano Donizetti e Giacomo Puccini; l’Orchestra e il Coro del Teatro alla Scala; tre bravissimi cantanti, due dei quali davvero “orgoglio del canto italiano”. La gioia di pochi sublimi minuti. I talenti che l’Italia produce e che, lontano dalle luci dei mass media, tramandano con fatica e passione la fiaccola di una grande arte. Coloro che, con le parole del pistolotto moraleggiante fatto sul finire da Bonolis, “ci hanno creduto e hanno portato avanti un lavoro lungo e difficile”. “Quando siamo bravi, facciamoci caso”, continua il presentatore, parafrasando Kurt Vonnegut: ecco, sono totalmente d’accordo.

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23 commenti

  1. Analisi perfetta di una serata incominciata male e finita peggio. Per certi versi mi è parso di ritornare indietro nel tempo e più precisamente ai concorsi lirici della RAI condotti da Pupo. Presentatori adatti a frivoli giochetti televisivi. Finita peggio perchè per noi melomani sapevamo che Bocelli non sarebbe stato all’altezza del compito e inadatto per propagandare la lirica al mondo per di più con un eccesso di vanitosità si è spinto nell’esecuzione di testi che erano improbi per la sua voce.

  2. Sottoscrivo ogni singola parola dell’articolo. Perchè Bonolis e la Clerici, caciaroni e inadeguati, non c’era nessun altro? Ho chiesto perdono al mio amato Giacomo.

  3. Cavolo! E se va a quel paese Bocelli, io che faccio?

  4. Sottoscrivo in pieno! Bocelli, oltre tutto, mi pare molto deperito causa, forse, dei troppi impegni internazionali e la voce sta molto calando di colore, considerate che è cieco e fa fatica il doppio per tutto! Ma non è Pavarotti e nemmeno Domingo i Carreras (… annoverando i mediatici)! Bonolis… urla, non parla, esattamente come Baudo e Conti che sono della stessa fatta, come fossimo tutti sordi e non fossero micro donati, e non sono tanto le cose cretine e inesatte che grida, ma anche il tono con cui le dice che è indisponente, saccentino, prepotentino, maleducato, assolutamente mai comico… un ragionierino romanesco fiondato sul palco della festa annuale della Ditta… mai stato ne bravo ne sopportabile… se volevano mandare in vacca la serata non potevano che prendere lui! Non lo sopporto… cambio canale quando lo vedo! La Clerici è apparentemente tonta, patatona, sprovveduta ed incompetente e non si capisce perché, in una serata così importante, ci si sia rivolti ai presentatori popolari piuttosto che a gente più competente e, per lo meno, preparata… Come ho trovato fosse la bella e informata Signora del TG2 (mi scuso di non ricordarne il nome, ma sono 30anni che la si vede fare egregiamente il Telegiornale della seconda rete Rai fin dai tempi della “Milano da bere” craxiana!) che ha presentato e ben armonizzato (con competenza ed eleganza, senza urlare come quel pazzo di Bonolis!) le parti dell’opera di puccini che, a tratti, ho sentito mal raccontata sul palco qual fosse stata non capita dal regista e mal letta dallo scenografo… e, scusate se vi sembrerò cattivo, ma qua in Italia non siamo tutti proprio beoti ignoranti e non capiamo ciò che credono di sapere solo gli esperti di musica… a loro spetterebbero le critiche tecniche, per quelle sul costume dell’Italia ci vuole ben altro trombone!

  5. Rispondo al tecnico del suono di Bocelli:
    Se Lei, come immagino, è un bravo tecnico del suono non credo avrà problemi.

    I problemi li abbiamo noi ad ascoltarlo anche sapendo che ciò che sentiamo non è naturale.
    Ho lavorato per anni in stagioni liriche all’aperto dove i cantanti avevano le sole scene come cassa di risonanza e la potenza della loro voce.
    Bocelli è un’operazione commerciale ben riuscita che non può e non devo rappresentare la lirica italiana in questa occasione mondiali.

  6. Ci sono ancora grandi nomi che possono rappresentare con onore l’Italia come Cecilia Bartoli che appunto se n’è andata in Francia o meglio ancora il Volo:almeno sono giovani! Bocelli dpveva fermarsi a studiare un pò, lui non ha tecnica ha una voce naturale.

  7. Condivido tutto. Attenzione però al refuso! “Sempre libera” è la cabaletta del soprano, non del tenore.

  8. La recensione, talvolta così dotta da sembrare apodittica, enfatizza certa indignazione che può aver suscitato lo spettacolo. Da melomane non professionale, temevo insieme all’ambassador Bocelli, ogni sua performance (come si teme la caduta di un acrobata alle prime armi) e soffrivo le volgarità intenzionali di Bonolis, che tuttavia ho apprezzato quando ha detto di ignorare che cosa fosse il gigantesco albero della vita, opera che sta all’arte quanto Bocelli sta al tenore lirico. Una farsa, che è stata riscattata solo dai pazienti musicisti veri (Damrau, Meli e Piazzola, nonché il direttore Armillato)!

  9. Aggiungerei una pessima regia televisiva, con un uso compulsivo del Jimmy Jib, movimenti di macchina spezzati e nessuna logica nel susseguirsi delle inquadrature.

  10. Graze.
    Ottimo articolo condivisibile praticamente in tutto.
    tra i commenti invece mi sento di fare un paio di osservazioni.

    @Marco Targa: veramente – e giustamente- l’articolo dice “gli interventi del tenore[…] in Sempre Libera”. non che la cabaletta è del tenore…
    @Lucia Lazzeri: Esattamente quale sarebbe la differenza tra Il Volo e Bocelli??
    @Fulvio: se la “giornalista del TG2” che ha “ben armonizzato” i collegamenti durante gli intervalli di Turandot e rientra nella schiera degli “esperti di musica”…beh….parliamone….

  11. @Lucia Lazzeri Il Volo? Ovvero tre Bocelli che, poverelli, non hanno nemmeno avuto il “dono” della disabilità? Mi scappa…mi scappa..

  12. Quest’anno sono 70 anni dalla morte di Pietro Mascagni. Lo scorso anno sono stati i 150 dalla suanascita. Compose 16 opere e non solo Cavalleria Rusticana. Dovevate inserire anche la sua musica come l”‘Inno del sole” da Iris dove è il sole che canta come trionfo sull’umanità.

  13. @ fulvio salve ho appena inizio a vedere la turandot in diretta del 1 maggio; francamente se questa spaesata giornalista che ha già fatto sfoggio di figuracce e imbambolamenti nelle altri dirette voi la ritenete adeguata… a nemmeno un minuto dall’inizio ha già “paperato” definendo lo spettacolo con la regia di riccardo chailly nella nuova veste di direttore musicale, chiamando altoum carlo boni invece che bosi e ovviamente come tutti chiamando l’opera (e così suppongo farà per il resto della serata) turandò invece di turandot… povera rai, povera italia

  14. Lei si chiama Pecoraro, di nome e di fatto, il suo articolo è offensivo dall’inizio alla fine. Troppo facile non farsi vedere e mettersi dietro ad una scrivania e sparare offese ed insulti gratuiti, non è corretto. E’ inutile che ci inserisca dei dettagli tecnici da melomane esperto, sono scopiazzati, il suo articolo è un tipico irrispettoso esempio dei peggiori tabloid

  15. Condivido l’articolo, in effetti “condivisibile” da più punti di vista… una riflessione personale però la voglio fare: sarebbe bello se si trovassero giornalisti/opinionisti seri che, di tanto in tanto, spendessero la stessa quantità di parole ed energia per sottolineare le cose positive (che ci sono comunque state, anche quella sera), anziché dedicare il 95% di un articolo al sottolineare per l’ennesima volta quanto c’è (e ormai si sa) di negativo in Italia. Se è vero che “L’importante è che se ne parli, nel bene o nel male” [cit. O. Wilde], allora possibile che si debba essere sempre così bravi a dare popolarità a certi pagliacci? I meritevoli rimangono schiacciati giù, nell’ombra della disinformazione… mentre si parla e si riparla demagogicamente sempre di “questo è uno scandalo”, “questo è inaccettabile”, “quello è un idiota”, “quello è un ignorante” ecc.. E’ giusto condividere rabbia e frustrazione, per carità! …ma quanto “bene” si farebbe alla Cultura se girassero di più anche le notizie sulle persone (e ce ne sono tante) che stanno “spingendo” perché si possa far meglio e magari anche ritornar grandi?

  16. La Clerici è sempre una Signora,Bonolis il solito primo della classe quando fa lo sciocco.Ma la Clerici disturbata troppo dal collega e,quindi,ulteriormente raggelata,rigida d legnosa,nonostante le rotondità.Bocelli non il massimo della lirica italiana…..chi c’è,viceversa??????

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Autore

michelangelopecoraro@minimaetmoralia.it

Michelangelo Pecoraro è nato a Roma nel 1986. Formato accademicamente alla Sapienza come classicista e antropologo del linguaggio, durante gli anni dell'università ha fondato e diretto Il Giornale di Lettere e Filosofia, collaborando con Rainews24 e MicroMega su temi relativi all'istruzione e ai movimenti studenteschi. Ha contribuito a fondare l'Associazione culturale Laudes, di cui è attualmente Presidente. Critico di teatro, teatro musicale e musica classica, fa parte della redazione del quotidiano online di settore Operaclick.

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