Questo pezzo è uscito su Artribune.
…enorme è la forza d’inerzia dei vecchi regimi, anche se incartapecoriti.
Barbara Spinelli
…sono tanti i politici estinti dalla rivoluzione permanente che abbiamo vissuto in questi anni. E quando gli incontentabili follower mi rimproverano su Twitter che invitiamo sempre gli stessi, sembrano non accorgersi che l’album delle figurine tv è cambiato molto.
Corrado Formigli
Stiamo vivendo un momento italiano che è stato paragonato utilmente a quello dell’8 settembre: di sbandamento e di ripiegamento. Vivere un cambiamento senza esperire questo cambiamento, senza adottarlo nella propria testa e nella propria vita, è del resto – come la rimozione, che nutre questo processo – una delle nostre passioni inveterate.
È la reinfetazione di cui scriveva nel dicembre scorso Barbara Spinelli, un imbozzolarsi individuale e collettivo, una regressione guidata dalla paura e dallo sconforto: “Reinfetazione è quando ti rifai feto: torni nella pancia, il cordone ombelicale ti tiene al guinzaglio. Finché non nasci, resti stabile tu e anche chi comanda: «Con annunci drammatici, decreti salvifici, complicate manovre, la classe dirigente si presenta come l’unica legittima titolare della gestione della crisi» (Censis)” (Il vizio dell’8 settembre, “la Repubblica”, 11 dicembre 2013)…
Ma forse, per comprendere dove e chi siamo, ci troviamo più precisamente dalle parti del passaggio storico successivo al 25 luglio 1943. Di quei “cinquanta giorni di Badoglio” che rappresentano la vera sospensione in cui ci troviamo, la negazione del passato alle spalle e delle sfide dolorose e impellenti che stanno davanti. Un interregno storico e psichico – mai abbastanza indagato e analizzato, al contrario della lunga notte tra ’43 e ’45 – che Leo Longanesi descriveva così, efficacemente e crudamente: “Colti da una strana euforia, pronunciamo la parola libertà con accento quarantottesco e ci sentiamo un po’ tutti personaggi storici. A un tratto, dimentichiamo di avere seguito o almeno ubbidito a Mussolini, e che il buon tiranno, cadendo, ha portato con sé venti anni della nostra giovinezza. (…) Assumere atteggiamenti decisi significherebbe correre rischi che nessuno vuole affrontare: una situazione tragica non ammette che decisioni tragiche, ma si preferisce ripiegare nel compromesso per acquistare tempo” (In piedi e seduti, Longanesi 1980, pp. 185-186); “Gli italiani sorridono non perché sia caduto il tiranno, ma perché sperano nella pace. Alla dichiarazione di Badoglio: la guerra continua, nessuno crede seriamente (…). E per cinquanta giorni l’Italia non trova di meglio che astrarsi nella nuova arcadia democratica. Il nove agosto Milano è bombardata e il dieci è abolito il fascio sui biglietti di banca: gli avvenimenti procedono paralleli in questo alternarsi di tragedia e di farsa” (ivi, p. 188).
E che cosa stiamo vivendo – in termini ovviamente meno tragici, ma precisi in termini di psiche collettiva – se non questa esatta alternanza, questa oscillazione, questa “nuova arcadia democratica”? Un’arcadia che si fonda sulla rimozione di cambiamenti ogni volta annunciati e ogni volta congelati, rimandati; sul cercare di trasmettere la vecchia Italia nel nuovo tempo (operazione destinata al fallimento interno, come sempre vero nucleo del successo esterno, esteriore, apparente), ogni volta e in ogni epoca, senza generare per questo una nuova Italia.
La disfunzionalità è il cuore della nostra vita collettiva.
Così, sin dall’epoca di Tangentopoli di cui si è appena celebrato il ventennale, non ci siamo mai mossi da una situazione che ha purtroppo tutte le caratteristiche di un presente perpetuo, sempre uguale a se stesso; un presente che gira a vuoto e si avvita su se stesso – espellendo e introiettando comparse. Siamo rimasti intrappolati, in larga parte, “nella terra di nessuno, fra la doppia costituzione, la doppia morale di un paese schizoide” (Giorgio Bocca, Metropolis, Mondadori 1993, p. 4).
Attorno a noi si modificava un mondo, crudelmente: attorno alla desolazione immobile, pietrificata dell’Italia si agitava la desolazione turbolenta, impetuosa dell’Occidente. A rotta di collo verso un’intersezione che si è materializzata in questi ultimi anni.
Christian Caliandro (1979) è storico, critico d’arte contemporanea e curatore. Insegna presso l’Accademia di Belle Arti di Foggia. Tra i suoi libri: La trasformazione delle immagini. L’inizio del postmoderno tra arte, cinema e teoria, 1977-‘83 (Mondadori Electa 2008), Italia Reloaded. Ripartire con la cultura (Il Mulino 2011, con Pier Luigi Sacco), Italia Revolution. Rinascere con la cultura (Bompiani 2013), Italia Evolution. Crescere con la cultura (Meltemi 2018), Tracce di identità dell’arte italiana. Opere dal patrimonio del Gruppo Unipol (Silvana Editoriale 2018), manuale Storie dell’arte contemporanea (Mondadori Education 2021) e L’arte rotta (Castelvecchi 2022). Dirige la collana “Fuoriuscita” per l’editore Castelvecchi. Dal 2004 al 2011 ha diretto le rubriche inteoria e essai su “Exibart”; dal 2011 cura la rubrica inpratica su “Artribune”. Collabora inoltre con “minimaetmoralia” e “che-Fare”, e dal 2017 dirige insieme a Angela D’Urso La Chimera–Scuola d’arte contemporanea per bambini presso TEX, ExFadda, San Vito dei Normanni (BR). Ha curato numerose mostre personali e collettive in spazi pubblici e privati, tra cui: The Idea of Realism/L’idea del Realismo, American Academy in Rome, Roma (2013); Concrete Ghost/Fantasma Concreto, American Academy in Rome, Roma (2014); Amalassunta Collaudi, Museo Licini, Ascoli Piceno (2014); Sironi-Burri: un dialogo italiano (1940-1958), CUBO-Centro Unipol Bologna (2015); Cristiano De Gaetano: Speed of Life, Fondazione Museo Pino Pascali, Polignano a Mare (2017); Now Here Is Nowhere. Six Artists from the American Academy in Rome, Istituto Italiano di Cultura, New York (2017); le quattro edizioni de La notte di quiete, ArtVerona, Verona, quartiere Veronetta (2016-2019); le sei edizioni del progetto Opera Viva Barriera di Milano, Flashback, Torino (2016-2021); il progetto Artista di Quartiere, Torino (2020); Z/000 GENERATION. Artisti pugliesi 2000>2020, AncheCinema, Bari (2020); Fragile, galleria Monitor, Roma (2021); Cantieri Montelupo, programma di residenze artistiche, Museo della Ceramica, Montelupo Fiorentino (2021).
